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Figlio abbandonato da un genitore: risarcimento danni

19 Dicembre 2021 | Autore:
Figlio abbandonato da un genitore: risarcimento danni

Quando il disinteresse prolungato è un illecito e quali conseguenze comporta; quanto conta il distacco affettivo; cos’è il danno da deprivazione genitoriale.

Mettere al mondo un figlio significa mantenerlo, istruirlo, educarlo. È un dovere preciso ed essenziale, sancito direttamente dalla nostra Costituzione. I bravi genitori lo sanno e garantiscono ai loro bambini e ragazzi il pieno e costante sostegno materiale e affettivo per tutta la vita, anche quando sono ormai adulti; ma non tutti sono così attenti alle esigenze dei propri figli. Ci sono padri, e talvolta anche madri, che trascurano i figli e si disinteressano dei loro bisogni della loro crescita. Nei casi più gravi, questo distacco assume la forma di un vero e proprio abbandono: c’è un rifiuto deliberato di vedere e sentire i figli, che si verifica specialmente quando la coppia di genitori è separata o divorziata. Quando un figlio è abbandonato da un genitore ha diritto al risarcimento dei danni?

Sicuramente sì e i danni possono essere ingenti e di diversa specie. Per un figlio è molto doloroso vedersi rifiutato da uno dei suoi genitori, o da entrambi. Questa sofferenza può creare ferite profonde e durature nella psiche che si mantengono aperte anche quando il giovane è diventato adulto. Oltre al danno da carenza affettiva – che tecnicamente si chiama «danno da deprivazione genitoriale» -, possono esserci anche delle ripercussioni economiche negative, e dunque dei danni risarcibili sotto il profilo patrimoniale. Ciò si verifica specialmente quando il genitore ha privato il figlio del necessario sostegno materiale, ad esempio compromettendo la sua possibilità di studiare all’università o di frequentare altri corsi di formazione; ciò incide negativamente sulla possibilità di trovare un’occupazione lavorativa proficua.

Obblighi dei genitori verso i figli

I figli vantano un vero e proprio diritto ad essere mantenuti, educati, istruiti ed assistiti, anche moralmente dai loro genitori: lo sancisce l’art. 315 bis del Codice civile, che impone un correlativo obbligo di prestare queste forme di assistenza a carico del padre e della madre, anche quando sono genitori naturali e non uniti in matrimonio. Ma la tematica che stiamo affrontando va ben al di là del formale riconoscimento del figlio naturale, perché riguarda in generale tutti gli obblighi che incombono sui genitori in virtù del semplice rapporto di filiazione avvenuto.

La violazione di questi obblighi è un fatto illecito, e in quanto tale costituisce fonte di responsabilità risarcitoria per il danno procurato ai figli che hanno subìto il rifiuto, la trascuratezza materiale o la carenza affettiva da parte dei loro genitori. Tutte queste forme di disinteresse e di distacco intenzionale protratto nel tempo provocano un danno di tipo permanente, e il figlio trascurato a lungo – per anni o per decenni – ha diritto al risarcimento.

Danno da deprivazione genitoriale: in cosa consiste?

Il pregiudizio sofferto dalla violazione degli obblighi dei genitori verso i figli è composito, in quanto può comprendere in sé diverse voci, e nel suo complesso prende il nome di «danno da deprivazione genitoriale» [1], cioè dalla protratta e forzata mancanza della figura di un genitore che il figlio deve subire a causa del suo deliberato allontanamento e rifiuto: questa condotta illecita lo priva di un fondamentale punto di riferimento affettivo e psicologico, oltre che di sostegno materiale, durante gli anni della sua crescita.

Nello specifico, il pregiudizio può essere sia materiale sia morale e concretamente dipende dal tipo di abbandono, dalla sua durata e dalle conseguenze che la violazione dei doveri genitoriali ha comportato:

  • il danno non patrimoniale riguarda la sofferenza morale patita dal figlio che è stato privato delle cure e dell’affetto del genitore, e l’aspetto esistenziale per il pregiudizio alla sua vita di relazione presente e futura;
  • il danno patrimoniale consiste nella perdita di opportunità derivante dalla mancanza dei mezzi economici necessari per raggiungere un livello di istruzione adeguata alle proprie capacità, con conseguente pregiudizio per la formazione spendibile nel mondo del lavoro [2].

Danno da illecito endofamiliare: prescrizione

Le condotte di abbandono materiale o morale di un genitore verso i suoi figli possono durare per anni o per decenni; in molti casi, si instaurano a partire dalla loro nascita e si protraggono fino a quando essi raggiungono l’età adulta. Si pone, quindi, il problema dell’esercizio dell’azione risarcitoria anche in relazione alla possibile prescrizione del relativo diritto. Una nuova sentenza della Corte di Cassazione [3] si è occupata della prescrizione del danno da illecito endofamiliare consistente nella deprivazione genitoriale, ed ha affermato che essa decorre non dal momento del raggiungimento della maggiore età del figlio abbandonato, bensì da quello in cui egli raggiunge l’indipendenza economica e psicologica.

Secondo la Suprema Corte, il figlio non diventa psicologicamente autonomo dai genitori fino a quando non ha conseguito la piena autonomia da un punto di vista economico. Il padre, chiamato a risarcire i danni, aveva sostenuto, invece, che la decorrenza della prescrizione dovesse coincidere con il compimento della maggiore età, che segna il momento in cui si acquisisce la capacità di agire per tutelare i propri diritti, ma questa tesi è stata respinta dal Collegio.

Il termine di prescrizione per il risarcimento dei danni materiali e morali derivanti dal fatto illecito è, a norma dell’art. 2947 Cod. civ., di cinque anni, ma, nel caso dell’abbandono materiale o affettivo del figlio da parte di un genitore, in base all’impostazione fornita dalla Cassazione è notevolmente spostato in avanti: inizia a decorrere dal momento di cessazione della condotta illecita e, se essa permane, il conteggio scatta solo da quando il figlio ha raggiunto la completa maturità psicologica e materiale. Infatti, nel caso deciso, la Suprema Corte ha riconosciuto il risarcimento dei danni da deprivazione genitoriale per un periodo di ben 25 anni, a partire dal momento della nascita del figlio, e li ha liquidati in 61.500 euro, proprio in considerazione «del lungo lasso di tempo del comportamento omissivo» tenuto dal genitore riconosciuto colpevole di abbandono.

Approfondimenti

Per approfondire il tema dell’abbandono di un figlio da parte di un genitore, leggi anche questi articoli:


note

[1] Cass. sent. n. 11097/2020.

[2] Cass. sent. n. 14382/2019.

[3] Cass. ord. n. 40335 del 16.12.2021.

Autore immagine: canva.com/


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