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La revoca della procura irrevocabile

9 Aprile 2022 | Autore:
La revoca della procura irrevocabile

In quali casi può essere violata la clausola di irrevocabilità? Quando ricorre una giusta causa che consente di ritirare il mandato?

Non sempre si può essere presenti alla conclusione di un affare o alla sottoscrizione di un contratto. Quando accade ciò, è possibile farsi sostituire da una persona munita di regolare procura. La procura serve proprio a questo: a conferire a una persona il potere di rappresentanza. Essa può essere generica oppure speciale; può altresì essere irrevocabile. Con questo articolo ci occuperemo proprio di questo specifico aspetto: parleremo cioè della revoca della procura irrevocabile.

Può sembrare un gioco di parole, ma in realtà la revoca della procura irrevocabile è prevista direttamente dalla legge. Come vedremo, nessun tipo di procura può durare per sempre; ciò significa che il rappresentato, quando ritiene di non aver più bisogno del rappresentante, può revocarlo anche se era stato stabilito per iscritto che ciò non era possibile. Si tratta, per l’appunto, della revoca della procura irrevocabile. Vediamo come funziona.

Procura: cos’è?

La procura è l’atto con cui una persona conferisce a un’altra il potere di rappresentarla, cioè di agire in proprio nome nei confronti di terze persone.

A seguito del rilascio della procura, dunque, il soggetto delegato diverrà il rappresentante del delegante. La procura conferisce infatti il potere che consiste nella “spendita del nome”: in altre parole, colui che beneficia della procura può presentarsi come rappresentante di un’altra persona e manifestare una volontà che produrrà effetti direttamente in capo al rappresentato.

In altre parole, se il rappresentante munito di valida procura decide di accettare un’offerta economica, questa operazione avrà effetti direttamente nel patrimonio del rappresentato.

Generalmente, insieme alla procura viene conferito anche il mandato, che è quel contratto con cui una persona si impegna a compiere uno o più atti nell’interesse di un’altra.

Mandato e procura: differenza

Seppur affini, mandato e procura sono differenti:

  • con la procura, una persona conferisce a un’altra il potere di rappresentarla davanti a terzi;
  • con il mandato, invece, una persona si impegna a compiere alcuni atti giuridici per conto del mandante.

La conseguenza è che mentre il procuratore potrà qualificarsi come rappresentante ma non avrà alcun obbligo di agire per il rappresentato, il mandatario è invece obbligato ad agire nell’interesse del mandante, ma non potrà qualificarsi come “rappresentante”, cioè non potrà spendere il nome del mandante.

La differenza si evince anche dalla differente natura giuridica: mentre la procura è atto unilaterale che non necessita dell’accettazione dal procuratore (in quanto per lui non sorge alcun obbligo), il mandato è un contratto a tutti gli effetti.

Ad ogni modo, la maggior parte delle volte procura e mandato sono conferiti insieme.

Procura irrevocabile: cos’è?

Al momento del conferimento della procura scritta, le parti potrebbero mettersi d’accordo per stabilire che il potere di rappresentanza conferito con l’atto sia irrevocabile, cioè non possa essere revocato.

Ciò non significa che la procura diventi perpetua: essa potrebbe ben estinguersi nel caso in cui il rappresentante compia l’atto per cui era stato delegato (una compravendita, ad esempio) oppure per rinuncia da parte dello stesso procuratore.

Nonostante la clausola di irrevocabilità, la legge impone che la procura sia sempre revocabile; se ciò avviene, però, e non c’è una giusta causa che legittimi la revoca, bisognerà pagare i danni al rappresentante.

Questa norma (art. 1723 cod. civ.) è per il mandato; poiché, però, procura e mandato sono quasi sempre conferiti unitamente nello stesso atto, possiamo dire che la regola dell’irrevocabilità del mandato possa estendersi anche alla procura, con la conseguenza che, se la procura è irrevocabile, in realtà essa è comunque soggetta al ripensamento del rappresentato.

L’unico effetto della clausola di irrevocabilità è quello di dare al rappresentante il  diritto al risarcimento dei danni, a meno che la revoca non sia sostenuta da una giusta causa.

Quando c’è revoca della procura per giusta causa?

Abbiamo detto che il mandante può sempre revocare il mandato; ma, se era stata pattuita l’irrevocabilità, risponde dei danni, salvo che ricorra una giusta causa. Quando c’è revoca della procura per giusta causa?

La giusta causa ricorre per esempio in tutti i casi in cui il rapporto fiduciario venga meno per fatti imputabili al rappresentante.

Ad esempio, la revoca della procura è sorretta da una giusta causa se il rappresentante ha venduto l’immobile del rappresentato a prezzo inferiore da quello pattuito in procura, oppure se ha compiuto atti per i quali non aveva alcun mandato.

In tutti questi casi, non si potrà invocare l’irrevocabilità come scudo a protezione dei propri errori o del proprio comportamento scorretto: chi ha conferito la procura potrà sempre revocarla, senza nemmeno bisogno di dover risarcire alcun danno.

Revoca del mandato collettivo: cos’è?

Il patto di irrevocabilità diventa più forte nel caso di mandato collettivo, cioè di incarico conferito da più persone (art. 1726 cod. civ.). In questa ipotesi, la revoca è inefficace se non è fatta da tutti i mandanti, salvo che ricorra una giusta causa.

In pratica, se il mandatario ha ricevuto incarico da più persone, devono essere tutti i mandanti a manifestare la revoca, altrimenti questa non è efficace, a meno che non ricorra una giusta causa.

In presenza di un giusto motivo, dunque, anche un solo mandante può validamente revocare l’incarico.



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