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Occupazione casa popolare per necessità: è reato?

19 Dicembre 2021 | Autore:
Occupazione casa popolare per necessità: è reato?

Cosa rischia chi invade gli alloggi Iacp e ne prende possesso senza averne diritto o prima che gli vengano formalmente assegnati; quanto conta la difficoltà abitativa.

La situazione abitativa in Italia è un’emergenza costante e irrisolta da decenni. Avere una casa è un’esigenza basilare per chiunque, ma molti cittadini, o stranieri entrati nel nostro Paese, per vari motivi ne sono privi, e i piani di edilizia popolare arrancano. Così c’è chi cerca di arrangiarsi con il fai da te ed entra in appartamenti disabitati prendendone possesso. I giudici, però, manifestano un orientamento piuttosto benevolo nei confronti di chi occupa case popolari per necessità ed escludono il reato in parecchi casi.

L’ultima pronuncia della Corte di Cassazione intervenuta sul tema [1] ha annullato la condanna penale emessa nei confronti di due genitori indigenti e sfrattati, che avevano invaso un alloggio popolare in quel momento libero ma a loro non spettante, per dare un temporaneo riparo ai propri figli minori. Questa nuova sentenza si innesca in un solco consolidato nella giurisprudenza, ma attenzione: l’occupazione di una casa popolare è scriminata dallo stato di necessità solo al verificarsi delle precise condizioni che ora ti esponiamo, altrimenti costituisce reato.

Casa popolare: chi ne ha diritto e come ottenerla

Le cosiddette «case popolari» sono immobili ad uso abitativo di proprietà di Enti statali o locali, come i Comuni e gli Iacp (Istituti autonomi case popolari). Questi alloggi vengono concessi a chi non ha redditi sufficienti per permettersi una casa di proprietà o in affitto, o che comunque, per altri motivi, come gravi malattie e infermità, vive in situazioni disagiate e in condizioni precarie.

I Comuni, in base ai piani di edilizia residenziale pubblica (Erp), indicono periodicamente dei bandi di concorso pubblico per partecipare all’assegnazione degli alloggi popolari. Ogni bando specifica i criteri e le condizioni di ammissione; tra i requisiti principali figurano il reddito, privilegiando chi è al di sotto della soglia di povertà, il numero dei componenti del nucleo familiare e la presenza di figli minori o di persone invalide, in modo da dare priorità alle famiglie numerose o disagiate.

Per il calcolo del reddito esiste l’apposito indicatore Isee-Erp, che considera anche gli emolumenti normalmente non imponibili, come le pensioni di invalidità e le indennità di accompagnamento (per ulteriori ragguagli leggi “quali sono i requisiti per avere una casa popolare“).

All’esito della procedura viene formulata dall’amministrazione comunale una graduatoria in base alla quale le case popolari vengono assegnate ai vincitori in rapporto al numero degli alloggi disponibili. Se non ci sono abitazioni libere, gli aventi diritto saranno inseriti in lista di attesa e, nel frattempo, godranno di alcuni sussidi economici previsti come misura tampone. A seguito dell’assegnazione, i contratti di locazione sono stipulati con l’Ente proprietario e prevedono canoni agevolati, solitamente di importo molto ridotto rispetto ai valori di mercato.

Occupazione abusiva casa popolare: cosa si rischia?

L’occupazione abusiva di una casa popolare integra il reato di «invasione di terreni o edifici», previsto dall’art. 633 del Codice penale e punito con la pena della reclusione fino a due anni o, in alternativa, della multa da 103 euro a 1.032 euro. È una pena modesta, che non consente l’applicazione di misure cautelari e che, per essere concretamente irrogata, presuppone un lungo processo, concluso con una sentenza di condanna divenuta definitiva.

L’invasione penalmente rilevante è quella compiuta da chi non ha titolo per acquisire il possesso dell’immobile, ad esempio perché non ha partecipato al bando di assegnazione della casa popolare o è rimasto fuori dalla graduatoria utile. Così, se questo soggetto prende comunque possesso in modo arbitrario della casa popolare che non gli spetta, occupandola per andarci ad abitare da solo o con la sua famiglia, commette reato. Ma in alcuni casi questa condotta, pur essendo illecita, non è punibile a causa dello stato di necessità.

Occupazione di casa popolare per necessità

L’art. 54 del Codice penale prevede una particolare scriminante, che esclude la punibilità del reato: è lo stato di necessità. Questa situazione si configura quando un soggetto «ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona». Deve, quindi, trattarsi di una vera e propria necessità e non di una semplice opportunità o convenienza, e deve sussistere un pericolo effettivo e concreto – non presunto o ipotizzato – di danno grave alla vita, alla salute o agli altri beni intangibili di una persona umana (non ai suoi beni patrimoniali).

La norma richiede anche che il pericolo di danno grave, ravvisato da chi compie il reato:

  • non deve essere stato volontariamente causato dal soggetto che invoca lo stato di necessità;
  • non deve essere «altrimenti evitabile», quindi deve essere una soluzione estrema e non risolvibile in altri modi;
  • deve essere «proporzionato» al fatto reato commesso, per non provocare un danno maggiore di quello che si intende fronteggiare.

Facciamo un esempio per capire come questa situazione di stato di necessità si configura nel caso di occupazione abusiva di casa popolare, rendendo non punibile questa condotta.

Una madre single di due figli piccoli, disoccupata e senza un marito o un compagno, viene sfrattata per morosità, in pieno inverno, dall’abitazione in cui vive. Non ha genitori o altri parenti a cui rivolgersi: è disperata. Trova una casa popolare non assegnata e decide di entrarvi per dare un riparo alla sua famiglia, altrimenti sarebbe costretta a vivere per strada.

La recente sentenza della Cassazione che abbiamo menzionato all’inizio [1] si è occupata di una vicenda del genere: la famiglia in questione, con figli minori, dopo lo sfratto aveva l’esigenza impellente di trovare un’abitazione per superare il pericolo attuale di rimanere senza tetto e, perciò, aveva deciso di prendere possesso di una casa popolare, senza attendere la conclusione della procedura di assegnazione degli alloggi alla quale aveva partecipato.

La Suprema Corte, però, ha sottolineato che per riconoscere la scriminante del reato devono sussistere, per tutto il tempo dell’illecita occupazione, lo stato di necessità e l’inevitabilità del pericolo, che deve sempre essere «grave e attuale». In altre parole – spiega la sentenza, in conformità ad altri precedenti – non si può prendere arbitrariamente possesso di una casa popolare «per sopperire alla necessità di reperire un alloggio al fine di risolvere in via definitiva la propria esigenza abitativa» [2].

Approfondimenti

Per approfondire l’argomento trattato leggi anche:


note

[1] Cass. sent. n. 46054 del 16.12.2021.

[2] Cass. sent. n. 10694 del 30.10.2019.


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