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Quando è valido un matrimonio?

9 Aprile 2022 | Autore:
Quando è valido un matrimonio?

I requisiti che rendono possibile celebrare le nozze civili o in chiesa e le situazioni che impediscono l’unione coniugale.

L’articolo 29 della Costituzione italiana sancisce che «la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio». Va da sé che questo concetto appare, in parte, superato, poiché oggi il nostro ordinamento riconosce come famiglia anche il nucleo formato dalle coppie di fatto e dalle unioni civili tra persone dello stesso sesso. Ai tempi in cui è stata approvata la Costituzione (parliamo del 1948), il matrimonio era l’unico modo in cui due persone di sesso diverso potevano convivere senza creare scandalo. Da allora, per quanto riguarda questo istituto, poche cose sono cambiate, se non la possibilità di rompere legalmente il vincolo coniugale con la separazione o il divorzio. Al giorno d’oggi, se due persone vogliono sposarsi, quali sono le condizioni di validità del matrimonio? O, detto in altro modo, quando si può considerare valido un matrimonio?

In Italia, come in tanti altri Paesi, esistono due tipi di unioni coniugali: quella concordataria, celebrata da un sacerdote della Chiesa cattolica, e quella civile che viene siglata di solito in Comune davanti ad un pubblico ufficiale. Significa che ci sono diverse condizioni di validità del matrimonio a seconda di dove viene celebrato e da chi ci mette la firma sull’atto? Vediamo.

Matrimonio: quali effetti produce?

Che si celebri in chiesa o in Comune, il matrimonio produce degli effetti legali destinati a perdurare nel tempo finché i coniugi resteranno insieme o, per dirla con la classica formula, «finché morte non li separi». Da un punto di vista giuridico, per matrimonio si intende l’atto con cui viene formata la società coniugale ed il rapporto che legherà le due parti da quel momento in poi.

Secondo il Codice civile [1], con il matrimonio «il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri», scatta anche «l’obbligo reciproco di fedeltà, assistenza morale e materiale, collaborazione nell’interesse della famiglia e coabitazione». Infine, la normativa ricorda che «entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia».

Resta ancora valido l’articolo del Codice civile secondo cui «la moglie aggiunge al proprio cognome quello del marito e lo conserva durante lo stato vedovile, fino a che passi a nuove nozze» [2].

Per quanto riguarda la casa, i coniugi devono concordare tra loro l’indirizzo della vita familiare e fissare la residenza della famiglia «secondo le esigenze di entrambi e quelle preminenti della famiglia stessa».

Le nozze celebrate da un sacerdote producono anche degli effetti dal punto di vista religioso, oltre a quelli civili appena citati. Non va dimenticato che per la Chiesa cattolica il matrimonio è un sacramento disciplinato dal Codice di diritto canonico e, in quanto tale, deve (o dovrebbe) essere rispettato per tutta la vita fino alla morte di uno dei due coniugi. Tant’è che la Chiesa non ammette il divorzio, il che significa che se il matrimonio finisce e vengono annullati i suoi effetti in tribunale, i coniugi non potranno sposarsi una seconda volta con rito religioso, a meno che il Tribunale della Rota Romana (noto una volta come la Sacra Rota), non abbia sciolto il vincolo matrimoniale.

Matrimonio: quando ha condizioni di validità?

Un matrimonio può essere celebrato e, quindi, ritenuto valido quando i coniugi hanno la cosiddetta «libertà di stato», cioè quando nessuno dei due si è già sposato, a meno che:

  • il matrimonio precedente sia stato annullato da un giudice con una sentenza di divorzio o dal Tribunale della Rota Romana, o della Sacra Rota, per le nozze celebrate in chiesa;
  • il matrimonio precedente risulti nullo per mancanza di requisiti;
  • il coniuge del matrimonio precedente sia morto.

In altre parole, affinché un uomo possa sposarsi deve essere celibe, vedovo o divorziato, mentre lei dovrà essere nubile, vedova o divorziata.

A queste ipotesi di libertà di stato se ne aggiunge un’altra: quella di chi si è sposato in chiesa ma non ha trascritto l’atto di matrimonio nel registro dell’ufficio Anagrafe. Va da sé che, in questo caso, se ci si vuole sposare una seconda volta non lo si potrà fare in chiesa ma soltanto in Comune.

Va ricordato che la separazione prima del divorzio non annulla gli effetti del matrimonio. Pertanto, una persona separata e non divorziata non può sposarsi di nuovo. Può farlo, invece, chi ha vissuto o vive una convivenza di fatto poiché non ha avuto alcun vincolo coniugale.

Il matrimonio non ha le condizioni di validità e, quindi, può essere nullo o annullabile quando:

  • uno dei coniugi (o una terza persona che vi abbia interesse, come figli o altri parenti) scopre che l’altro è stato sposato e non ha ancora sciolto il vincolo del precedente matrimonio. Non sarà necessario chiedere il divorzio: l’unione risulta automaticamente nulla, come se non fosse mai stata celebrata;
  • uno dei coniugi ha un’interdizione giudiziale, cioè l’incapacità di intendere e di volere. Se tale interdizione viene revocata dopo un anno di convivenza, il matrimonio si ritiene valido;
  • uno dei coniugi ha un’incapacità naturale perché non è in possesso delle sue facoltà mentali. Anche in questo caso, il matrimonio è valido se la persona recupera le sue facoltà e c’è una convivenza di un anno;
  • uno dei coniugi non ha l’età minima richiesta per potersi sposare (18 anni oppure 16 anni se autorizzato dal Tribunale per i Minorenni [4];
  • c’è un vincolo di parentela, di affinità, di adozione o di affiliazione che impedisce l’unione matrimoniale;
  • uno dei coniugi è stato costretto con la violenza, con minacce o con l’inganno a dare il proprio consenso alla celebrazione del matrimonio;
  • la sposa è reduce di un precedente matrimonio e vuole celebrare le nozze prima che sia trascorso un periodo di 300 giorni dallo scioglimento o dall’annullamento della precedente relazione coniugale. In questo modo, se dovesse rimanere subito incinta, la paternità del nuovo marito sarebbe più trasparente, a meno che lui sia stato dichiarato impotente;
  • uno dei coniugi è stato condannato per l’omicidio, tentato o consumato, del marito o della moglie dell’altro.

Nel caso in cui ci sia una di queste circostanze che impediscono o che rendono nullo il matrimonio, i genitori degli sposi o, in loro mancanza, gli ascendenti e i collaterali entro il terzo grado possono fare opposizione.


note

[1] Art. 143 cod. civ.

[2] Art. 143-bis cod. civ.

[3] Art. 144 cod. civ.

[4] Art. 84 cod. civ.


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