Addio all’obbligo di reimmatricolare l’auto estera in Italia

17 Dicembre 2021 | Autore:
Addio all’obbligo di reimmatricolare l’auto estera in Italia

La Corte Ue: violazione della libera circolazione di persone e merci in Italia e tassa al comodato d’uso transfrontaliero dei veicoli a motore.

Cade a terra un altro calcinaccio dal decreto Sicurezza costruito nel 2018 dall’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini: la Corte di giustizia europea ha dichiarato illegittima la norma che obbliga chi ha un’auto straniera e risulta residente da almeno 60 giorni nel nostro Paese a cambiare la targa dello Stato di origine con una targa italiana. Il veicolo, insomma, va immatricolato di nuovo, secondo le modifiche introdotte al Codice della strada dal decreto di Salvini, per contrastare i cosiddetti «furbetti della targa estera».

Non è così, invece, per i giudici di Lussemburgo. Non è possibile, hanno recentemente sentenziato, vietare a chi risiede in uno Stato membro dell’Unione di guidare un’auto con una targa di un altro Paese che fa parte dell’Ue, in particolar modo se l’utilizzo del veicolo è temporaneo.

La Corte si è pronunciata sul caso di un cittadino residente in Italia che aveva contestato davanti al Tribunale di Massa Carrara una sanzione ricevuta per aver guidato l’auto con targa slovacca intestata alla moglie, residente nel suo Paese di origine. Come detto, la legge obbliga a reimmatricolare il veicolo se si è residenti in Italia da più di 60 giorni, pena una multa di 711 euro e la confisca dell’auto. Rimanere a piedi si può evitare solo se si provvede al cambio di targa entro 180 giorni.

Tutto ciò è inconcepibile, secondo i giudici europei, che intravedono anche delle limitazioni alla libera circolazione di cittadini e di merci all’interno dell’Unione, ai sensi di quanto disposto dall’articolo 63 del Trattato di fondazione dell’Ue. La restrizione è ammissibile solo per motivi di interesse generale o per contrastare la frode fiscale nel caso in cui il veicolo immatricolato all’estero sia destinato ad essere usato in modo permanente e non temporaneo in un altro Stato.

Inoltre, aggiunge la Corte Ue, la normativa italiana applica in questo modo una tassa al comodato d’uso transfrontaliero dei veicoli a motore.



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