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Quando una prova è irrilevante?

19 Dicembre 2021
Quando una prova è irrilevante?

Giudizio di ammissibilità delle prove e discrezionalità del giudice: quando i mezzi di prova possono essere rigettati?

Nella fase istruttoria del processo, quella cioè della raccolta delle prove, il giudice può ammettere solo le prove che ritiene «ammissibili» e «rilevanti». Se l’ammissibilità si riferisce alla legittimità della prova (ossia al fatto che la legge la ritenga idonea a dimostrare determinati fatti), la rilevanza invece attiene a una valutazione di opportunità che viene fatta dal giudice caso per caso, in relazione al processo e ai fatti da accertare. Questo secondo concetto può creare quindi maggiori difficoltà. Sicché, è naturale chiedersi: quando una prova è rilevante? Cerchiamo di fornire alcuni chiarimenti in merito.

Quando una prova è ammissibile?

Il Codice di procedura civile stabilisce che il giudice ammette i mezzi istruttori richiesti dalle parti quando li ritiene ammissibili e rilevanti in relazione alla questione oggetto della controversia.

Il processo civile è caratterizzato dal principio di «tipicità» della prova. Le prove sono solo quelle elencate dalla legge e non altre. In verità, questa regola è stata scardinata con l’ingresso delle nuove tecnologie che hanno posto i giudici nella condizione di dover valutare l’ammissibilità di strumenti largamente usati come le email, gli sms e gli screenshot. Ad essi è stato dato un rilievo probatorio benché si tratti di prove atipiche, ossia non disciplinate dal Codice.

In ogni caso, con il concetto di «ammissibilità» ci si riferisce al fatto che la prova deve rientrare tra quelle consentite dalla legge, deve cioè essere ritenuta valida e legittima. Non si potrebbe mai, ad esempio, acquisire la prova ottenuta in violazione dell’altrui privacy (ad esempio, una registrazione segreta avvenuta nel domicilio altrui) o la testimonianza di un soggetto che non sia stato personalmente presente alla scena ma che si limiti a riferire ciò che ha appreso dai pettegolezzi.

È anche inammissibile un atto falso o una scrittura privata priva delle firme: anche questa infatti non può costituire una prova processuale. È inammissibile la richiesta di prova testimoniale se non si indicano i soggetti che devono essere sentiti come testi.

La prova inammissibile viene subito scartata dal giudice.

Quando una prova è irrilevante?

La prova non è rilevante quando, ad esempio, serve a valutare fatti che non sono in contestazione, che sono già stati ammessi dalla controparte, che il giudice ritiene non influenti ai fini della decisione, che riguardano fatti estranei al giudizio. Si pensi al caso del datore di lavoro che, nel processo contro la segretaria ingiustamente licenziata, voglia dimostrare che questa in passato era già stata licenziata da precedenti aziende per assenteismo: non sarebbe una prova influente ai fini del decidere in quanto i trascorsi lavorativi non giustificano un licenziamento con un altro datore di lavoro. Si pensi anche ad una causa di risarcimento conseguente a un incidente stradale laddove la responsabilità di uno dei due conducenti sia ormai assodata per ammissione della controparte e si verta solo sul risarcimento del danno: la prova testimoniale di una persona che dichiari di aver visto l’automobilista distratto dal cellulare sarebbe ininfluente perché, sul punto, non vi è contestazione.

Se anche il giudice, nell’ordinanza che rigetta la prova irrilevante, non è tenuto a spiegare le ragioni di tale decisorie, deve poi motivarle nella sentenza definita.

Che differenza c’è tra prova inammissibile e prova irrilevante?

Da quanto abbiamo appena visto è chiara la distinzione tra una prova inammissibile e una irrilevante. La prima è reputata tale perché in contrasto con la legge; la seconda invece è quella che, seppur conforme alla legge, non risulta essere opportuna nel processo secondo la valutazione discrezionale del giudice.

Ammissibilità e rilevanza: cosa conta di più?

Rientra sempre nella competenza del giudice davanti al quale pende la causa la decisione sull’ammissibilità e rilevanza di un mezzo di prova chiesto dalla parte.

Il giudice nel formulare il giudizio di ammissibilità e rilevanza:

  • non deve necessariamente valutare i due profili: se ritiene inammissibile la prova richiesta, non è tenuto, per decidere, a valutarne anche la rilevanza. In altri termini, se una prova non è ammissibile, il giudice la può rigettare senza dover anche dimostrare che è irrilevante e viceversa;
  • non deve seguire un ordine di priorità tra l’uno e l’altro profilo.

Il giudice è obbligato ad ammettere tutte le prove richieste dalle parti?

Pur garantendo il diritto a un processo equo, il giudice non ha un obbligo incondizionato di assumere tutti i mezzi di prova articolati dalla parte, a prescindere da una valutazione di rilevanza dei fatti da provare. Quindi, anche ammettendo che le prove siano tutte ammissibili e rilevanti, il giudice potrebbe scartarne alcune anche ai fini di un’economia processuale, per poter accelerare la decisione della controversia.



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