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Cassa Forense si prepara al cambiamento

18 Dicembre 2021 | Autore:
Cassa Forense si prepara al cambiamento

Il sistema contributivo di calcolo della pensione; il Bilancio di previsione per il 2022 di Cassa Forense.

L’11 dicembre u.s. il delegato G.R. ha pubblicato su CF news un pezzo di cui al titolo nel quale scrive che: «la riforma del sistema previdenziale forense allo studio, vale a dire l’evoluzione verso un sistema contributivo puro, è nella natura delle cose per consolidare la sostenibilità di Cassa Forense nel lungo periodo ed evitare ogni rischio di erosione della base contributiva. Si tratta di una doverosa assunzione di responsabilità verso gli iscritti, per guardare al futuro con tranquillità e non certo perché vi è allarme sulla tenuta dei conti di Cassa Forense».

L’opzione al contributivo avrebbe dovuto essere esercitata già con la legge Fornero nel 2011 e, poco dopo, con la l. n. 247/2012, ma l’opzione non è stata utilizzata e questo ha incrementato, in maniera esponenziale, il debito previdenziale latente di Cassa Forense valutato nel bilancio di previsione 2022 in 53,1 miliardi che è aumentato, rispetto al 2020, molto più della patrimonializzazione, diciamo il doppio, perché la patrimonializzazione passa da  14,2 a 16,5 mentre il debito latente sale da 48,1 a 53,1.

Il sistema contributivo di calcolo della pensione è il perno su cui ruota la riforma Dini del 1995. In questo regime, la pensione a cui si ha diritto è strettamente collegata alla contribuzione versata nell’arco dell’intera vita lavorativa.

Bisogna quindi affrontare, preliminarmente, due passaggi fondamentali che poi si ritrovano puntualmente enunciati nel Bilancio di previsione per il 2022 di Cassa Forense.

L’impatto della crisi sulla professione forense, nel breve termine, è stato importante sia per il blocco quasi totale dell’attività giudiziaria, sia per la fragilità strutturale della categoria che, per sua natura, non gode di ammortizzatori sociali e sconta una eccessiva numerosità rispetto alle necessità del mercato, soprattutto, in alcune aeree geografiche.

Va quindi affrontato il problema dell’eccessiva numerosità che non compete certo a CF ma a CNF, OCF e COA con il Legislatore.

Vi è poi da fare i conti attentamente con la patrimonializzazione di Cassa Forense e qui ci aiuta sempre il preventivo 2022.

Il funding ratio consente di stimare la sostenibilità della Cassa date le condizioni di mercato al momento dell’analisi, in particolare è misurato in funzione dei rendimenti ottenibili sul mercato ipotizzando, prudenzialmente, un profilo di rischio contenuto (corporate A), il suo valore pari al 31%, in crescita rispetto all’anno precedente, indica sulla base delle ipotesi utilizzate e con l’attuale livello dei tassi di interesse, che la Cassa risulterebbe non pienamente capitalizzata (livello di equilibrio del funding ratio 100%).

Ora dobbiamo passare a valutare attentamente una serie di numeri:

Per il 2022 sono stimati ricavi e proventi contributivi per € 1.734.068.503,84 dei quali:

  • per contributi soggettivi € 1.143.244.317,50;
  • per contributi integrativi € 541.000.000,00.

Vi sono poi altri ricavi e proventi da canoni di locazione e recuperi di spese legali per € 290.000.000,00.

Le uscite per pensioni agli iscritti sono stimate pari a € 919.650.000,00.

Questo significa che per pagare le pensioni agli iscritti non sarà sufficiente il contributo integrativo e tutti gli altri ricavi e proventi che ammontano insieme a € 831.000.000,00 e quindi, per la differenza si dovrà attingere al rendimento del patrimonio prima e poi al patrimonio stesso non potendo prelevare dai montanti individuali pur se nel regime a ripartizione.

Ci sono poi tutte le spese di gestione da coprire che non sono proprio bruscolini (€ 35.048.219,10).

La giurisprudenza di legittimità si è ormai consolidata nell’escludere la possibilità di applicare contribuzioni straordinarie ai pensionati.

Man mano che diminuiscono, nel pro rata temporis al quale occorre fare riferimento in ogni riforma, gli anni della parte retributiva e aumentano gli anni della parte contributiva, l’importo delle pensioni diminuisce costantemente.

Calcoli effettuati da autorevoli analisti contabili sull’AGO hanno evidenziato che se con 40 anni di versamenti nell’anno 2011 (riforma Fornero) le persone andavano in pensione con un assegno pensionistico che era intorno all’80% dell’ultima retribuzione, nel 2021 questo assegno si assesta intorno al 65-70% e coloro i quali hanno cominciato a lavorare dall’anno 1996, con passaggio quindi in pieno al contributivo, si ritroveranno una pensione che sarà circa il 50% dell’ultima retribuzione.

Riprova di ciò il fatto che se nel 2019 l’importo medio delle pensioni erogate era di € 1.299,00 al mese, nell’anno 2020 questo importo medio è sceso a € 1.240,00 al mese. Oltre € 50,00 al mese in un solo anno.

Non ci vuole molto a capire che dopo 40 anni di versamenti con il sistema contributivo, un lavoratore si troverà un assegno previdenziale che difficilmente supererà i mille euro mensili.

Se poi, come nell’ipotesi evidenziata più sopra, per finanziare il debito previdenziale implicito maturato, si dovrà consumare prima i ricavi finanziari e poi il patrimonio, la pensione è destinata ulteriormente a diminuire e a perdere progressivamente la garanzia patrimoniale.

I numeri, freddi e antipatici, dicono questo. Poi, chi vivrà vedrà.

Fonte: Diritto e Giustizia



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