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Miscellanea Contagio da Hiv: dalle lesioni personali fino alle varie forme di responsabilità per omicidio

Miscellanea Pubblicato il 29 gennaio 2012

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> Miscellanea Pubblicato il 29 gennaio 2012

Siamo lieti di pubblicare il contributo di BRUNO BRUNETTO inviato a “La Legge per Tutti”. Riportiamo di seguito il testo integrale dell’articolo del nostro lettore.

Formalmente, il reato di cui all’art 582 c.p. [1] si presenta come un reato a forma libera, cioè consistente nel cagionar una “malattia” [2] con qualunque modalità. È pur vero, tuttavia, che il più delle volte una modalità implicita esiste e si esprime in una forma violenta. Qualcuno intravede un’eccezione a quanto detto nel contagio da HIV su persona ovviamente consenziente al rapporto sessuale. Però qui il dubbio non è tanto se il reato di lesioni sia un reato a forma libera o a forma vincolata, quanto, piuttosto, se il contagio del virus HIV, che non sia ancora diventato AIDS conclamato, si possa interpretare come malattia nel corpo o nella mente perché, in realtà, l’aver contratto il virus HIV non comporta (quantomeno a questo stadio) neanche un’alterazione funzionale dell’organismo.

Secondo alcuni, perché si configuri il reato di lesioni dolose è sufficiente avere coscienza e volontà della condotta, senza puntare anche all’evento malattia. Questo indirizzo (minoritario) altro non fa che considerar la malattia condizione obiettiva di punibilità, per cui il soggetto risponderebbe anche se non ha voluto nè previsto l’evento in questione, che gli verrebbe attribuito sulla base del semplice nesso di causalità materiale o anche in assenza di esso. In realtà la malattia non può esser considerata condizione obiettiva di punibilità; essa è evento in senso tecnico e, come tale, per la configurazione del reato di cui all’art 582 deve essere prevista e voluta dall’agente come conseguenza della propria condotta.

Aderire a una tesi anziché all’altra produce effetti rilevanti in molteplici ipotesi: pensiamo al caso eclatante della morte derivante dal contagio.

L’argomento è così ampio e complesso che 3000 battute non mi permettono di esaurirlo a pieno.

Ai lettori le possibili soluzioni, che oscillano tra l’omicidio preterintenzionale (art 584 c.p.) e quello colposo (art 589 c.p.) [3], tenendo presente tutta una serie di variabili di notevole rilevanza per individuar una linea di demarcazione tra le suddette fattispecie (in primo luogo occasionalità, frequenza, esclusività dei rapporti, conoscenza delle modalità di evoluzione della malattia ma anche, sebbene in limitate ipotesi, comportamento del reo).

 

note

[1] Articolo 582. Lesione personale. Chiunque cagiona ad alcuno una lesione personale, dalla quale deriva una malattia nel corpo o nella mente, è punito con la reclusione da tre mesi a tre anni.

Se la malattia ha una durata non superiore ai venti giorni e non concorre alcuna delle circostanze aggravanti previste negli artt. 583 e 585, ad eccezione di quelle indicate nel n. 1 e nell’ultima parte dell’articolo 577, il delitto è punibile a querela della persona offesa.

[2] È bene spiegar prima brevemente il concetto di malattia,avente un significato strettamente tecnico:

-secondo un’accezione estensiva per malattia si intende una qualunque alterazione anatomica o funzionale dell’organismo, anche se di lieve entità e/o localizzata;

-la nozione di malattia adottata dalla dottrina dominante, e che appare anche più plausibile, limita invece la malattia ad un’alterazione funzionale dell’organismo, una menomazione funzionale sensibile, dovuta ad un processo patologico in atto.

[3] L’omicidio doloso, sebbene non possa esser escluso in linea di principio, è una soluzione ai limiti delle possibilità.


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