Diritto e Fisco | Articoli

Quando telefonare diventa reato

17 Luglio 2014
Quando telefonare diventa reato

Molestie a carico di chi fa continue chiamate ossessionando il destinatario.

Una telefonata allunga la vita”, ma quando sono tante la peggiorano, specie se fatte ripetutamente e in modo compulsivo. Difatti, secondo una sentenza della Cassazione depositata ieri [1], le chiamate al telefono (fisso o cellulare che sia), quando sono numerose e non giustificate da alcun fine plausibile o da una seria motivazione, costituiscono reato. Si tratta, in particolare del reato di molestie.

Perché scatti la condanna penale è necessario che il molestatore sia consapevole di molestare o disturbare la vittima, a prescindere dal fatto che egli sia convinto di farlo per un fine valido o, addirittura, per conseguire, con modalità non legali, un proprio diritto [2].

La telefonata “tanto per dare fastidio” o che, comunque, a prescindere dalle intenzioni dell’agente, genera questo effetto nel destinatario è punita col codice penale. Non importa se fatta di sera, all’alba o durante la giornata.

Attenti quindi alla cornetta che scotta.

Quale potrebbe essere il numero massimo di telefonate che si può fare alla stessa persona?

Ovviamente, tutto dipende dal singolo caso e dalla modalità della telefonata. La Cassazione, infatti, non scrive leggi, ma sentenze, e quindi prende a riferimento il caso concreto posto alla sua attenzione. Nella vicenda decisa in questa sentenza, per esempio, sono state ritenute moleste ben 42 telefonate concentrate in 4 giorni, alcune anche in orario serale.

Quale deve essere il contenuto della telefonata?

Il reato di molestie scatta per il semplice fatto che il telefono squilli ripetutamente. Se poi, oltre a ciò, il molestatore insulta la vittima o la minaccia, scatterà anche l’ulteriore reato di ingiuria o di minacce.


note

[1] Cass. sent. n. 31265/14 del 16.07.2014.

[2] Cass. sent. n. 33267/13.

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. C’è una cosa che non mi è chiara, prima dite ” è necessario che il molestatore sia consapevole di molestare”, poi però “a prescindere dalle intenzioni dell’agente, genera questo effetto (di fastidio) nel destinatario”.
    Non vi paiono in contraddizione le due affermazioni?
    Cioè se Tizio è convinto di chiamare Caia con le migliori intenzioni, non sarà “consapevole di molestare”, perché giudicherà positivamente il proprio atto.
    D’altro canto Caia potrà “sentirsi molestata” e quindi farà scattare il giudizio penale.
    Quale delle due?
    Grazie.

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