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Droga parlata: cos’è e quand’è reato?

11 Aprile 2022 | Autore:
Droga parlata: cos’è e quand’è reato?

Cosa succede se non si trovano le sostanze stupefacenti di cui si parla nelle intercettazioni? Si può essere condannati per spaccio senza sequestro di droga?

Lo spaccio di droga è punito con pene molto severe che, in alcuni casi, possono arrivare fino a venti anni di reclusione. Se si viene trovati con dello stupefacente con sé, l’unico modo per salvarsi da un’accusa penale è quello di dimostrare l’uso personale, il quale costituisce solo un illecito amministrativo. Con questo articolo ci soffermeremo su un aspetto particolare: vedremo cos’è e quando è reato la droga parlata.

Spesso la polizia, per incastrare gli spacciatori di sostanze stupefacenti, si avvalgono delle intercettazioni, cioè di apparecchiature che consentono di captare le conversazioni che avvengono tra altre persone. Così facendo, le forze dell’ordine riescono ad arrestare in flagranza i colpevoli. A volte, però, succede che le intercettazioni non riescano a condurre effettivamente al carico di droga di cui i presunti spacciatori parlano; in altre parole, nelle conversazioni si parla di sostanze stupefacenti, ma queste non vengono rinvenute. Cosa succede in questi casi? Cos’è la droga parlata e quand’è reato? Scopriamolo insieme.

Spaccio di droga: sanzioni

Prima di vedere cos’è la cosiddetta “droga parlata” è bene riepilogare brevemente quali sono le pene previste dalla legge in tema di sostanze stupefacenti [1].

Lo spaccio di droga è sanzionato diversamente a seconda del tipo di stupefacente ceduto:

  • lo spaccio di droghe leggere è punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da 5.164 a 77.468 euro.
  • lo spaccio di droghe pesanti è punito con la reclusione da sei a venti anni, oltre che con la una multa da 26mila a 260mila euro.

Sono droghe leggere quelle che danno meno assuefazione e che incidono negativamente sull’organismo in misura ridotta, come ad esempio l’hashish e la marijuana.

Al contrario, le droghe pesanti sono quelle più pericolose, in quanto capaci di dare immediata dipendenza, oltre che di incidere pesantemente sulla salute dell’assuntore: è il caso della cocaina o dell’eroina, ad esempio.

Quando lo spaccio di droga è di lieve entità, la pena è la reclusione da sei mesi a quattro anni, oltre alla multa da 1.032 a 10.329 euro.

Si pensi al ragazzo che cede ai suoi amici dosi minime di marijuana, oppure a colui che si improvvisa pusher per una notte perché ha bisogno urgentemente di denaro.

Intercettazioni: cosa sono?

Le intercettazioni sono mezzi di ricerca della prova. Per la precisione, le intercettazioni consistono nel “catturare” le conversazioni private che avvengono tra altre persone.

Non è un’intercettazione, ad esempio, registrare ciò che si dicono due persone quando colui che effettua la registrazione è lì con loro. Al contrario, è un’intercettazione quella fatta da chi nasconde una “cimice” sotto il tavolo e poi va via, ascoltando di nascosto ciò che si dicono gli altri.

Esistono tre tipi di intercettazioni:

  • l’intercettazione telefonica, che consiste nel captare la conversazione che avviene a distanza tra due persone, per mezzo del telefono o di strumento analogo;
  • l’intercettazione ambientale, che consiste nel sentire tutto ciò che viene detto all’interno di un determinato luogo (l’abitacolo di un’auto, la camera di una stanza, ecc.);
  • l’intercettazione telematica, che consiste nel captare le conversazioni che ci si scambia tramite internet e altri mezzi informatici (si pensi alle chiamate tramite Skype, ecc.). Spesso questo tipo di intercettazione avviene mediante l’installazione di trojan, cioè di virus che si nascondono nel pc.

Intercettazioni: quando sono legali?

Poiché l’intercettazione viola il diritto costituzionale alla segretezza delle comunicazioni, la polizia può procedere con questo mezzo di ricerca della prova solo se autorizzata dal giudice, e soltanto in presenza di determinati reati (spaccio di droga, pedopornografia, ecc.).

Per la precisione, le intercettazioni sono legali solamente quando:

  • richieste dal magistrato del pubblico ministero;
  • autorizzate dal giudice;
  • effettuate dalla polizia giudiziaria, con la propria strumentazione.

L’autorizzazione è concessa dal giudice quando vi sono gravi indizi di reato e l’intercettazione è assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione delle indagini.

Il decreto del pubblico ministero che dispone l’intercettazione indica le modalità e la durata delle operazioni. Tale durata non può superare i quindici giorni, ma può essere prorogata dal giudice con decreto motivato per periodi successivi di quindici giorni, qualora permangano i presupposti.

Solo eccezionalmente, nei casi di estrema urgenza e gravità, il pm può ordinare alla polizia di procedere a intercettazione senza l’autorizzazione del giudice. In questa evenienza, però, il permesso del giudice non è escluso, ma solo posticipato: entro ventiquattro ore bisognerà trasmettere il decreto del pm al giudice, il quale ha 48 ore di tempo per convalidare le operazioni.

Droga parlata: cos’è?

Cos’è la droga parlata? Con questa espressione si fa riferimento alle conversazioni captate mediante intercettazioni in cui gli spacciatori parlano di droga, spesso in maniera velata o allusiva. Facciamo un esempio.

Tizio e Caio sono arrestati dalla polizia perché, durante un’intercettazione telefonica, sono stati sentiti discutere di un misterioso carico di “casse di champagne” proveniente dalla Spagna. Le perquisizioni, però, danno esito negativo, in quanto nessuna sostanza stupefacente è rinvenuta.

Paolo e Francesco sono intercettati mentre parlano di alcune “lattine” vendute il giorno precedente e di altre che dovranno essere piazzate i giorni successivi.

La caratteristica dei processi per “droga parlata” è che, molto spesso, alle intercettazioni non segue alcun riscontro né sequestro della sostanza stupefacente di cui si discorreva nelle conversazioni ascoltate dalla polizia. Ecco perché è lecito chiedersi se la droga parlata sia reato.

Droga parlata: è reato?

Secondo la Corte di Cassazione [2], a fronte di una vasta mole di intercettazioni di “droga parlata” senza riscontro (sequestri, identificazione di acquirenti finali, riscontro in concreto delle somme trasferite, ecc.), il giudice può procedere a condanna anche in assenza di altri elementi (testimonianze, ecc.) che confermino il fatto.

In altre parole, l’intercettazione non necessariamente deve trovare delle conferme esterne: per considerare colpevole un soggetto non occorre che gli sia stata sequestrata un minimo di sostanza stupefacente, ma sono sufficienti le sole conversazioni captate, se esse non lasciano dubbi circa il fatto che il soggetto sia uno spacciatore.

È possibile che le indagini siano state condotte in modo approfondito e non abbiano ottenuto riscontri obiettivi a causa di circostanze fortuite, così come è possibile che siano state condotte in modo inadeguato, non permettendo di fornire riscontri esterni alle intercettazioni in cui si parlava di droga.

A seguito di un’intercettazione in cui si parlava inequivocabilmente di droga, la polizia esegue una perquisizione a sorpresa a casa di uno degli intercettati. Qui non trova nulla, ma solo perché uno degli inquilini è riuscito a fuggire via dal retro senza lasciare traccia.

Secondo la Cassazione [3], in caso di condanna per spaccio di sostanza stupefacente, quando il contenuto delle conversazioni telefoniche poste a base della condanna non sia sostenuto da elementi obiettivi (sequestri, perquisizioni, testimonianze), il giudice sarà quindi tenuto a motivare i motivi dei mancati riscontri.


note

[1] Art. 73 d.P.R. n. 309/90.

[2] Cass., sent. n. 11655 del 20 marzo 2015.

[3] Cass., sent. n. 50995/2013.

Autore immagine: canva.com/


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