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Separazione: figlio può decidere di non vedere il padre?

1 Gennaio 2022
Separazione: figlio può decidere di non vedere il padre?

Il figlio minorenne di genitori separati può decidere di non vedere più suo padre e di mantenere i rapporti solo con i fratelli?

La legge promuove la bigenitorialità anche quando è il figlio (minorenne) a non voler frequentare uno dei genitori. In presenza di una situazione del genere, il genitore interessato alla frequentazione con la prole (nel caso di specie, il padre) deve fare ricorso al giudice affinché questi possa in qualche modo sollecitare il figlio a rispettare gli orari di visita e, più in generale, il diritto del genitore a stare con lui.

Poiché non è possibile imporre con la forza tale frequentazione, è molto probabile che il giudice cerchi di favorire il riavvicinamento del figlio al padre mediante nomina di un assistente sociale oppure di un coordinatore genitoriale, figura che sta prendendo sempre più piede anche in Italia.

Il giudice può quindi chiedere, sia al padre che al figlio, di collaborare con l’esperto da lui indicato affinché ci sia un riavvicinamento.

Ad esempio, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20107/2016, ha suggerito un ricongiungimento graduale insieme ad uno psicologo infantile incaricato di rimuovere i conflitti tra il minorenne e il padre.

In pratica, ciò che può fare il giudice è favorire la riconciliazione tramite nomina di personale esperto in materia; ciò che non può fare è costringere le parti a frequentarsi, obbligo che non può essere imposto con la forza né al padre né al figlio.

Nell’adottare la decisione più giusta, il giudice non prescinderà dal sentire personalmente il minore. Ad esempio, nella sentenza della Cassazione del 2016 sopra citata, in seguito alle dichiarazioni rese dal figlio, i Giudici ritenevano che un possibile riavvicinamento con il padre poteva avvenire solo su iniziativa spontanea da parte del ragazzo e non dall’obbligo imposto da magistrati e servizi sociali.

Insomma, è il giudice a dover valutare di volta in volta la miglior soluzione possibile.

Ovviamente, le conseguenze del mancato rispetto del provvedimento del giudice sono diverse a seconda dell’inadempiente: se è il figlio a non voler vedere il padre, allora il giudice potrà al massimo esperire i tentativi sopra visti, mentre se è il padre a non rispettare quanto statuito dal giudice, egli può perdere l’affido o il diritto di visita e gli può perfino essere imposto coattivamente di versare il mantenimento, in quanto è possibile dare attuazione alla parte economica del provvedimento del giudice mediante pignoramento. Inoltre, trascurare completamente la prole può costituire perfino reato.

In sintesi: se il figlio minorenne esprime in modo fermo e deciso la volontà di non frequentare il genitore, neanche il tribunale lo potrà costringere alle visite. In altre parole, per la Cassazione non si può forzare il figlio, in quanto il diritto di visita si incentra sulla valutazione dell’interesse del minore e sulla valorizzazione della sua capacità di autodeterminazione.

La madre deve spronare il figlio a rispettare il provvedimento del giudice e a frequentare il padre. Se fosse lei la causa della mancata frequentazione, il giudice potrebbe sanzionarla con la revoca dell’affido. Ma non solo: secondo la Corte di Cassazione (ordinanza n. 13400/2019), sia il padre che la madre non devono tentare di separare il figlio dall’altro genitore, perché, qualora dovesse accadere, il responsabile sarebbe tenuto a risarcire il danno all’ex coniuge.

Se il padre accusa ingiustamente l’ex coniuge della difficile situazione con il figlio, potrà fare ricorso al giudice per chiedere la modifica del provvedimento di affido; tuttavia, dovrà dimostrare che è la donna a influenzare il figlio oppure che gli impedisce di veder il padre. Altrimenti, dal ricorso non otterrebbe nulla. Anche in questo caso, le dichiarazioni rese direttamente dal minore possono essere dirimenti.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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