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L’interpello all’Agenzia delle Entrate non vale come consulenza giuridica

17 Luglio 2014
L’interpello all’Agenzia delle Entrate non  vale come consulenza giuridica

L’interpello è vincolante solo se il contribuente ha presentato l’istanza prima del comportamento fiscalmente scorretto.

L’interpello presentato dal contribuente all’Agenzia delle Entrate non va considerato come una “consulenza giuridica” che il fisco rilascia al cittadino. Infatti l’istanza può essere presentata, all’amministrazione finanziaria, solo prima del comportamento fiscalmente scorretto del cittadino. Dunque, l’interpello rilasciato in precedenza dalle Entrate non vale come precedente per tutti i cittadini e neanche come precedente per il medesimo contribuente.

In pratica, la risposta dell’ufficio delle Entrate obbliga solo le parti coinvolte nel caso concreto (agenzia delle entrate da un lato e contribuente dall’altro), ma non vale come “consulenza giuridica” per la collettività intera; non è quindi assimilabile, per esempio, a una circolare o, tantomeno, a una legge.

Non solo. L’interpello vincola la parte solo in riferimento al caso specifico da quest’ultima posto all’Agenzia, ma non anche a tutti i successivi, seppur identici, casi in cui la stessa parte si verrà a trovare in futuro.

È questo il chiarimento giunto dalla Cassazione poche ore fa [1].

L’interpello non è riciclabile per casi successivi

La Suprema Corte ritiene che sia inutilizzabile la risposta data dall’Agenzia delle Entrate al contribuente per un caso precedente, anche se simile. Infatti, l’interpello vale solo per la situazione concreta, consumatosi la quale perde valore e non può essere riciclato, dal cittadino, neanche per casi del tutto identici.

È questo, del resto, secondo la Cassazione, lo scopo (e il carattere preventivo) dell’interpello, per come disegnato dalla legge [2], in quanto mezzo attuativo dei principi di chiarezza, imparzialità, affidamento e cooperazione che informano lo Statuto del contribuente.

La finalità dell’interpello è quella di fornire al cittadino le informazioni indispensabili in modo da non violare la corretta interpretazione delle norme fiscali. Esso è inoltre volto a prevenire la insorgenza di controversie tributarie. Ne deriva che l’acquisizione delle informazioni richieste all’Agenzia delle Entrate deve necessariamente precedere la condotta tenuta dal contribuente nell’esercizio della propria attività: solo in tal caso può giustificarsi un’efficacia vincolante, per entrambe le parti del rapporto tributario, della interpretazione fornita dal fisco delle norme applicabili alla specifica fattispecie concreta.

Come comportarsi nel caso concreto?

In pratica, ogni volta che vi troverete davanti a un caso di dubbia interpretazione dovrete, prima di porre in essere la condotta, presentare un interpello. E ciò vale anche se, già in precedenza, per un caso del tutto identico, avete già presentato un interpello e, quindi, sapete come già presumibilmente vi risponderà l’Agenzia delle Entrate. Insomma, non potete utilizzare una risposta data per un caso ai successivi casi futuri, anche se identici.


note

[1] Cass. sent. n. n. 16331 del 17.07.2014.

[2] Art. 11 della legge n. 212/2000.

Autore immagine: 123rf com


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