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Quando si può chiedere il lavoro di pubblica utilità?

14 Aprile 2022 | Autore:
Quando si può chiedere il lavoro di pubblica utilità?

Come funziona la sanzione penale sostitutiva e chi può presentarne domanda. Cosa succede per chi viene condannato per guida in stato di ebbrezza.

Un modo per compensare il danno fatto alla società dopo avere commesso un reato. Si potrebbe definire così il lavoro di pubblica utilità. Si tratta di una sanzione penale sostitutiva che può essere applicata ad un soggetto in libertà (quando è prevista da una sentenza) oppure a chi si trova già in carcere e chiede di svolgere un’attività come volontario a beneficio dei cittadini. Ma quando si può chiedere il lavoro di pubblica utilità? Ed in che cosa consiste, cioè che cosa viene richiesto di fare?

Inizialmente, il lavoro di pubblica utilità, noto anche come Lpu, era previsto nei procedimenti di competenza dei giudici di pace. Successivamente, è stato inserito in numerose fattispecie penali (dalla guida in stato di ebbrezza allo spaccio di stupefacenti, facendolo così diventare una sorta di riparazione del danno collegata a diverse sanzioni e misure penali.

Vediamo, a questo punto, quando è previsto e quando si può chiedere il lavoro di pubblica utilità.

Lavoro pubblica utilità: che cos’è?

Il lavoro di pubblica utilità è una sanzione penale sostitutiva che consiste nella prestazione di un’attività a titolo gratuito, quindi non retribuita, da svolgere a beneficio della collettività presso lo Stato, le Regioni, le province, i Comuni e gli enti di assistenza sociale o volontariato.

I progetti possono svolgersi anche all’interno degli istituti penitenziari e non possono in alcun caso avere ad oggetto la gestione o l’esecuzione dei servizi del carcere.

Nello specifico, la prestazione è a favore di soggetti:

  • affetti da Hiv;
  • portatori di handicap;
  • anziani;
  • malati;
  • ex detenuti;
  • extracomunitari.

L’attività può essere volta anche:

  • nel settore della protezione civile;
  • nella tutela del patrimonio pubblico e ambientale;
  • in altre attività attinenti alla professionalità specifica del condannato.

La legge prevede una prestazione di sei ore di lavoro settimanale da svolgere con modalità e tempi che non pregiudichino le esigenze di lavoro, di studio, di famiglia e di salute del condannato. Quest’ultimo, però, può chiedere al giudice di effettuare un’attività per un tempo superiore alle sei ore settimanali, purché non vengano superate le otto ore giornaliere.

Il ragguaglio della pena pecuniaria, cioè della sanzione economica alla quale il soggetto è stato condannato, è di 250 euro per un giorno di lavoro di pubblica utilità. Le amministrazioni e gli enti presso cui viene svolta l’attività, sono obbligati ad assicurare il rispetto delle norme e la predisposizione delle misure necessarie a tutelare l’integrità fisica e morale del condannato.

Lavoro pubblica utilità: chi lo può richiedere?

La sanzione penale sostitutiva del lavoro di pubblica utilità può essere richiesta:

  • da soggetti in libertà, se la sanzione sostitutiva viene inclusa nella condanna ancor prima di finire in carcere;
  • da soggetti detenuti, per essere ammessi a prestare la propria attività a titolo volontario e gratuito nell’ambito di progetti di pubblica utilità, tenendo conto anche delle proprie specifiche professionalità e attitudini lavorative.

Il lavoro di pubblica utilità può essere previsto sia nei procedimenti di competenza del Giudice di pace sia:

  • nei casi di violazione del Codice della strada per guida in stato di ebbrezza o in stato di alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti;
  • nei casi di violazione della legge sugli stupefacenti [1];
  • congiuntamente alla pena dell’arresto o della reclusione domiciliare per i reati che prevedono una condanna non superiore nel massimo a tre anni o per i delitti per i quali è prevista la reclusione tra tre e cinque anni;
  • come obbligo del condannato ammesso alla sospensione condizionale della pena.

Ai detenuti possono essere affidate anche delle attività a beneficio delle famiglie delle vittime dei reati da loro commessi.

I lavori di pubblica utilità non possono sostituirsi alla pena per più di una volta.

Lavoro di pubblica utilità per guida in stato di ebbrezza

Vale la pena soffermarsi sull’ipotesi della guida in stato di ebbrezza perché è uno dei casi più comuni in cui viene applicata la sanzione sostitutiva del lavoro di pubblica utilità.

Il condannato deve farne domanda al giudice tramite memoria difensiva, avvalendosi anche del suo avvocato munito di apposita procura, specificando lo stato di alterazione psicofisica legato alla sentenza del giudice. La richiesta non viene accolta quando il condannato ha causato un incidente.

L’attività che dovrà svolgere sarà una delle seguenti:

  • assistenza sociale o volontariato a beneficio di tossicodipendenti, persone affette da infezione da Hiv, portatori di handicap, malati, anziani, minori, ex-detenuti o extracomunitari;
  • sicurezza ed educazione stradale;
  • lotta alle tossicodipendenze presso centri specializzati.

Conclusa la pena, i coordinatori dell’attività scrivono un resoconto sulla prestazione effettuata dal condannato. In caso di esito positivo, viene fissata una nuova udienza dal giudice per estinguere il reato o ridurre alla metà il periodo di sospensione della patente. Verrà, inoltre, revocata la confisca del veicolo sequestrato.


note

[1] Art. 73 co. 5-bis DPR n. 309/1990.


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