Chi non può essere licenziato fino ad aprile 2022

21 Dicembre 2021 | Autore:
Chi non può essere licenziato fino ad aprile 2022

Un emendamento alla manovra vincola la risoluzione dei rapporti di lavoro ad una comunicazione da inviare 90 giorni prima, pena l’annullamento.

La legge di Bilancio 2022 introduce una nuova norma che blocca di fatto i licenziamenti fino alla prossima primavera. Non è un divieto vero e proprio ma, nella pratica, è come se lo fosse.

In sostanza, chi vuole ridurre l’organico a gennaio dovrà obbligatoriamente inviare una comunicazione ai dipendenti interessati 90 giorni prima che scatti formalmente la risoluzione del rapporto di lavoro. Il che significa che chi riceve la lettera a gennaio non può essere licenziato fino ad aprile. In mancanza di questa comunicazione, il licenziamento – individuale o collettivo che sia – deve essere ritenuto nullo.

La norma, però, non interessa tutte le realtà produttive ma solo quelle in cui nel 2021 operavano almeno 250 dipendenti, compresi apprendisti e dirigenti, ad eccezione delle aziende in cui viene riscontrato uno squilibrio patrimoniale o economico-finanziario.

Il Governo intende, in questo modo, tutelare il mercato occupazionale e produttivo. La comunicazione relativa alla riduzione del personale deve essere trasmessa per iscritto non solo ai diretti interessati ma anche alle rappresentanze sindacali aziendali o unitarie (le cosiddette Rsa e Rsu), alle sedi territoriali delle associazioni sindacali di categoria più rappresentative a livello nazionale, alle Regioni interessate, all’Anpal e ai ministeri del Lavoro e dello Sviluppo economico. Tale obbligo scatta nel momento in cui l’imprenditore intende «procedere alla chiusura di una sede, filiale, ufficio, stabilimento o reparto autonomo situato nel territorio nazionale, con cessazione definitiva della relativa attività con licenziamento di un numero di lavoratori non inferiore a 50».

La lettera deve contenere:

  • le ragioni economiche, finanziarie, tecniche e organizzative dei licenziamenti;
  • il numero ed i profili dei dipendenti interessati dalla riduzione dell’organico o dalla chiusura dello stabilimento;
  • il termine entro il quale è prevista la cessazione dell’attività.

Entro 60 giorni dalla data della comunicazione, l’azienda dovrà redigere ed inviare agli stessi destinatari (sindacati, Regioni, ministeri, ecc.) un piano con le misure necessarie a contenere le ricadute occupazionali ed economiche che comporta la chiusura. Il dossier dovrà essere discusso nei successivi 30 giorni.

Il datore sarà tenuto a pagare il ticket di licenziamento ordinario (quindi, non quello triplicato) nel caso in cui ci sia un accordo sindacale. Viceversa, se il piano non viene presentato o non contiene gli elementi previsti, dovrà essere pagato il ticket di licenziamento in misura doppia.

Infine, se manca l’accordo sindacale sul piano, il datore pagherà il ticket di licenziamento maggiorato del 50%.



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