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Gratuito patrocinio: contano anche i redditi del nucleo familiare?

21 Dicembre 2021
Gratuito patrocinio: contano anche i redditi del nucleo familiare?

Avvocato gratis: la convivenza con altre persone può determinare l’esclusione dal patrocinio a spese dello Stato.

Chissà quante volte avrai sentito della possibilità, concessa dalla legge, di avere un avvocato gratis e di non pagare le spese legali di un giudizio tutte le volte in cui si è indigenti. Le difficoltà economiche consentono infatti al cittadino di accedere al gratuito patrocinio quando il suo stipendio non supera circa mille euro al mese. In particolare, la soglia di reddito per usufruire del gratuito patrocinio al 2022 è di 11.746,68 euro annui. In tali circostanze, non solo si può intraprendere una causa senza pagare nulla ma è anche possibile resistere ad una causa da altri intentata alle medesime condizioni. Le spese vengono pagate dal ministero della Giustizia per conto del cittadino.

Non a tutti però è chiaro come si calcola la soglia per accedere al gratuito patrocinio e se contano anche i redditi del nucleo familiare. In questa guida proveremo a fornire alcuni importanti chiarimenti in merito. Ma procediamo con ordine.

Cos’è il gratuito patrocinio?

Con il gratuito patrocinio (anche detto «patrocinio a spese dello Stato»), il cittadino in condizioni economiche di disagio, che si trova ad affrontare un processo civile, amministrativo, tributario o penale, può agire o difendersi davanti all’autorità giudiziaria senza sostenerne i relativi costi. A tal fine, se si tratta di un processo civile, la richiesta va inoltrata al consiglio dell’Ordine degli avvocati del luogo ove avviene la causa; se si tratta di un processo penale, l’istanza va invece presentata al giudice.

La parte richiedente viene ammessa solo se le sue ragioni risultano fondate (non deve quindi trattarsi di un giudizio temerario). Ne deriva peraltro che se il giudice dovesse dar torto alla parte ammessa al gratuito patrocinio, potrebbe anche condannarla al pagamento delle spese processuali, che ricadrebbero su lei stessa e non sullo Stato. 

Esclusioni dal gratuito patrocinio

Sono esclusi dal gratuito patrocinio i soggetti già condannati con sentenza definitiva per i seguenti reati:

  • associazione di tipo mafioso o per quelli commessi avvalendosi delle condizioni previste per tali reati o ancora per quelli commessi al fine di agevolare l’attività di tali associazioni;
  • associazione per delinquere finalizzata al contrabbando;
  • produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope o per associazione finalizzata al traffico illecito di tali sostanze;
  • reati commessi in violazione delle norme per la repressione dell’evasione in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto.

Limite di reddito per l’ammissione al gratuito patrocinio

Per essere ammesso al gratuito patrocinio, il richiedente deve essere titolare di un reddito imponibile ai fini dell’imposta generale sul reddito, risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore a 11.746,68 euro ai fini Irpef. Tale limite viene aggiornato ogni 2 anni dal ministero della Giustizia.

Il presupposto per l’ammissione al gratuito patrocinio è costituito dal reddito effettivamente percepito nell’anno precedente all’istanza. 

Per calcolare il reddito si tiene conto anche dei redditi non rientranti nella base imponibile (quindi, anche i redditi esenti) o che sono soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta o a imposta sostitutiva come ad esempio l’assegno di mantenimento da parte dell’ex coniuge. Anche il reddito di cittadinanza rileva ai fini della determinazione del reddito.

Nel concetto di reddito imponibile rientrano anche fonti di reddito non assoggettabili di per sé a imposta, ma indicativi delle condizioni personali, familiari e del tenore di vita dell’istante. Pertanto, per l’ammissione al gratuito patrocinio non si può tenere conto di detrazioni d’imposta o deduzioni dal reddito stabilite dal Tuir che servono solo per determinare in concreto l’imposta da pagare.

Gratuito patrocinio: contano anche i redditi del nucleo familiare? 

Per beneficiare del gratuito patrocinio non bisogna considerare solo la condizione economica dell’interessato, ma anche quella di tutto il nucleo familiare convivente. Dunque, il richiedente è tenuto a verificare se nella famiglia con cui risiede emergano redditi di ogni tipo (imponibili o non). In quest’ultimo caso, infatti, il soggetto non può godere del gratuito patrocinio [1].

In buona sostanza, quando l’interessato convive con il coniuge o con altri familiari si sommano ai redditi del richiedente i redditi di ogni componente della famiglia. In tale calcolo sono ricompresi anche i redditi di chi, pur non essendo legato da vincoli di parentela o affinità, convive con il richiedente e contribuisce dal punto di vista economico e collaborativo alla vita in comune [2]. 

Non si sommano invece i redditi del familiare che, pur risultando fiscalmente a carico del richiedente, non convive con lui [3]. 

Se però si tratta di una causa contro uno dei familiari conviventi (si pensi a una separazione) allora i redditi del richiedente non si sommano più con quelli degli altri membri del nucleo familiare.

Come ricordato più volte dalla Cassazione [1] – ai fini dell’individuazione delle condizioni necessarie per l’ammissione al patrocinio – rileva ogni componente di reddito, imponibile o non, in quanto espressivo di capacità economica. E a tal proposito i Supremi giudici ricordano che, ai fini dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, nel reddito complessivo dell’istante deve essere computato anche il reddito di qualunque persona che con lui condivida e contribuisca alla vita in comune e la prova di tale rapporto stabile, nella specie, è stata ricavata dalle stesse dichiarazioni dell’imputato in sede di autocertificazione.

Gratuito patrocinio senza limiti di reddito

Non sono previsti limiti di reddito per l’ammissione al gratuito patrocinio nei seguenti casi di: 

  • persona offesa dai reati di violenza sessuale, atti persecutori (o stalking), maltrattamenti contro familiari e conviventi, pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili, reati commessi in danno di minori;
  • figli minorenni o figli maggiorenni economicamente non autosufficienti che sono rimasti orfani di un genitore a seguito di omicidio commesso alternativamente dal coniuge, anche legalmente separato o divorziato oppure dall’altra parte dell’unione civile, anche se l’unione civile è cessata o ancora dalla persona che è o è stata legata da relazione affettiva e stabile convivenza.

note

[1] Cass. sent. n. n. 46403/21.

[2] Cass. pen. 13 novembre 2012 n. 44121, App. Trento 14 febbraio 2014 n. 6, Trib. Uff. Indagini Prel. La Spezia 28 gennaio 2020

[3] Cass. 29 luglio 2014 n. 33428


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