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Futuri genitori: attenti al nome del bebè

Pubblicato il 29 gennaio 2012

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> Pubblicato il 29 gennaio 2012

Siamo lieti di pubblicare il contributo di FEDERICA FRANCESCA DONNICI inviato a “La Legge per Tutti”. Riportiamo di seguito il testo integrale dell’articolo del nostro lettore.

Nella scelta del nome per i futuri genitori vi è insita una grande responsabilità in quanto si tratta di scegliere per conto di un’altra persona un aspetto che la condizionerà tutta la vita. Per questo le riflessioni sul tema risultano spesso lunghe e non prive di dubbi, ripensamenti e compromessi. Inoltre il nostro ordinamento impone, con D.P.R n. 396/2000, dei limiti alla scelta del nome, spesso bizzarra e fantasiosa.

Il nome rientra tra i diritti della personalità che appartengono ad ogni uomo in quanto tale, tutelato a livello costituzionale (art. 2-diritti inviolabili dell’uomo e art.22-rapporti civili) oltre che da norme ordinarie come l’art. 6 cc. (diritto al nome) e l’art. 7 della Convenzione sui diritti del fanciullo di New York del 1989.

Ne consegue che i genitori non sono titolari di un diritto potestativo, ma di una mera potestà, che lo Stato può condizionare.

Recentemente, il Tribunale di Mantova, I sez. Civile, ha intimato ai genitori di modificare il nome francese della propria bambina Andrée (italianizzato in Andrea), motivando che “il nome Andrea, in Italia, designa una persona di sesso maschile mentre la predetta minore è di sesso femminile laddove l’art.34 del D.P.R 396/2000 impone che non è possibile attribuire un nome che in Italia, non identifichi la sessualità in modo corretto”.Inoltre,continua il dispositivo,”il nome Andrea deriva dal greco Aνδρέας che si riferisce all’uomo e alla  sua mascolinità e virilità, e che esso, in Italia, indica un nome maschile per tradizione”.

Diametralmente opposta la sentenza emanata dal Tribunale di Reggio Calabria nel 2007. Anche in questo caso l’ufficiale di stato civile  contestava la stessa scelta ai genitori, ma il Giudice del merito  ha risposto che il nome Andrea è indicato anche per le persone di sesso femminile motivando che “il divieto dell’art. 35del D.P.R. 396/00 di attribuire un prenome che non assicuri l’univoca corrispondenza al sesso, vale solo quando al nome “maschile” c’è una corrispondenza al “femminile” (per es. Giovanni/Giovanna,). Cosa che non accade per Andrea, considerato neutro”.

È una sentenza che è destinata a fare giurisprudenza così come la sentenza della Suprema Corte (n. 25452/2008) che ha imposto ad una coppia genovese di modificare il nome del proprio figlio, da Venerdì (come il compagno di sventura di Crusoe nel romanzo) a Gregorio (dal santo corrispondete al giorno di nascita). La Corte, confermando la sentenza di merito, fa riferimento al citato decreto che vieta “di imporre al bambino nomi ridicoli e vergognosi, per evitare situazioni discriminati e difficoltà di inserimento della persona nel contesto sociale”. Inoltre“è il nome di un giorno della settimana, evocante oltretutto la sfortuna, ed inoltre è proprio di un personaggio letterario caratterizzato da sudditanza e inferiorità”.

Dalla lettura delle sentenze si evince che i genitori, nella scelta del nome della prole, devono tener conto non solo della propria originalità, ma anche del comune sentire della comunità di appartenenza e che il controllo promosso dallo Stato  è da assurgere come tutela del minore e della sua personalità, il quale, non potendo scegliere al momento della nascita il nome che lo accompagnerà per tutta la vita e lo identificherà nella stato sociale, non deve esser pregiudicato e schernito da un nome risibile che potrebbe arrecargli delle difficoltà nelle relazioni sociali future.

 


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