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Detenzione petardi: quando è reato?

21 Dicembre 2021 | Autore:
Detenzione petardi: quando è reato?

Acquisto e possesso di botti e fuochi d’artificio illegali: quando si può parlare di materie esplodenti e quando di veri e propri esplosivi?

I più giovani sono soliti “celebrare” le feste facendo esplodere petardi e fuochi d’artificio vari. Non tutti sanno, però, che questi strumenti possono essere molto pericolosi, soprattutto se gestiti impropriamente e se acquistati al mercato nero. Una cosa, infatti, è utilizzare i classici “mortaretti”, altra cosa invece è avvalersi di veri e propri esplosivi, in grado di provocare gravi danni. Per legge, la detenzione di petardi è reato?

In effetti, la legge punisce severamente la detenzione illegale di esplosivi e di materie esplodenti. Secondo la Corte di Cassazione, però, bisogna distinguere tra le due ipotesi: una cosa, infatti, è l’acquisto di “botti” di Capodanno illegali, altra è la conservazione di esplosivi in grado di uccidere. Qual è la differenza? Quando la detenzione di petardi è reato? Scopriamolo insieme.

Detenzione materie esplodenti: è reato?

La legge punisce sia la detenzione sia l’omessa denuncia di materie esplodenti. Per la precisione:

  • chiunque, senza la licenza dell’autorità o senza le prescritte cautele, fabbrica, tiene in deposito, vende o trasporta materie esplodenti, è punito con l’arresto fino a diciotto mesi e con l’ammenda fino a 247 euro (art. 678 Cod. pen.);
  • chi omette di denunciare all’autorità che egli detiene materie esplodenti di qualsiasi specie, ovvero materie infiammabili, pericolose per la loro qualità o quantità, è punito con l’arresto fino a dodici mesi o con l’ammenda fino a 371 euro (art. 679 Cod. pen.).

Materie esplodenti: cosa sono?

Secondo la giurisprudenza, per materie esplodenti si intendono non solo i composti chimici in sé capaci di esplosione, ma anche i congegni, gli involucri e gli accessori fisicamente collegati a tali composti chimici, necessari e utili al loro impiego [1]. Pertanto, tra le materie esplodenti vanno fatti rientrare senz’altro petardi e fuochi d’artificio.

Orbene, la mera detenzione di materie esplodenti costituisce reato se tale materiale:

  • è acquistato illegalmente, cioè da soggetti ai quali non potrebbe essere venduto (e, in tal caso, scatta anche la responsabilità penale del venditore);
  • è acquistato oltre i limiti consentiti dalla licenza di cui si è in possesso;
  • è conservato senza le necessarie cautele (ad esempio, fuochi d’artificio e petardi sono custoditi accanto a fonti di calore, oppure sono pericolosamente ammassati formandone una grande quantità; ecc.).

Detenzione materiale esplosivo: cos’è?

La legge italiana punisce in maniera decisamente più severa (reclusione da uno a otto anni e multa da tremila a ventimila euro) chi illegalmente detiene a qualsiasi titolo armi o parti di esse, munizioni, esplosivi o aggressivi chimici [2].

La differenza tra questo reato e quello sopra visto è presto detta: mentre la prima riguarda le materie esplodenti che non sono idonee a provocare un effetto micidiale di vasta portata, gli esplosivi di cui al secondo reato sono connotati da una maggiore pericolosità, capace di provocare una rapida e violenta liberazione di energia da cui derivi un effetto micidiale e distruttivo, tale da poter essere equiparato alle conseguenze cagionate dall’impiego di armi da guerra [3].

Petardi: quali sono legali?

È chiaro che l’acquisto di petardi legalmente venduti non costituisce alcun reato; essi possono essere comprati e conservati senza alcuna preoccupazione. Ma quando i petardi sono legali?

Come spiegato nell’articolo È legale scoppiare petardi?, fuochi d’artificio e petardi sono classificati dalla legge in base alla quantità di massa attiva contenuta e sulla potenza in decibel prodotta allo scoppio. In particolare, sono petardi:

  • di categoria 1: quelli a rischio estremamente basso e di rumore trascurabile. Per l’utilizzo bisogna avere almeno 14 anni. in questa categoria rientrano le stelle filanti;
  • di categoria 2: quelli fino a 0,5 grammi di polvere M100, 1 grammo di polvere M80 oppure 6 grammi di polvere nera. Il rumore non deve superare i 120 decibel. Sono riservati ai maggiorenni. In questa categoria rientrano i cosiddetti “Magnum”, i “Mefisto Manna” e i “Miniciccioli”;
  • di categoria 3: quelli fino a 10 grammi di polvere esplosiva. Il rumore non deve superare i 120 decibel. Per l’utilizzo, c’è bisogno del porto d’armi o del nulla osta rilasciato dal questore;
  • di categoria 4: i cosiddetti petardi professionali, con una quantità di polvere più alta rispetto alle altre categorie. Non ci sono limiti di decibel. Per l’utilizzo c’è bisogno di competenze specifiche.

Dunque, a seconda della classificazione dei fuochi d’artificio o dei petardi (stilata in base alla loro pericolosità), essi possono essere venduti solamente a determinati soggetti, e cioè:

  • a chi abbia compiuto i quattordici anni;
  • a maggiorenni, dietro esibizione di carta di identità in corso di validità;
  • a maggiorenni muniti di nulla osta rilasciato dal questore ovvero di una licenza di porto d’armi.

I petardi ritenuti in assoluto più pericolosi (quelli appartenenti alla categoria 4) non sono destinati alla libera vendita, in quanto possono essere ceduti dai fabbricanti o dai distributori solamente a persone con conoscenze specialistiche, cioè a coloro che abbiano ottenuto specifica autorizzazione statale.

In buona sostanza, dunque, i minorenni possono acquistare solamente i petardi di categoria 1, i meno pericolosi.

La vendita di fuochi d’artificio e petardi in violazione delle norme sopra viste è sanzionata penalmente: si va dall’arresto da tre mesi a un anno per la vendita illegittima di fuochi d’artificio di scarsa pericolosità, fino alla reclusione da sei mesi a tre anni e alla multa da 30.000 a 300.000 euro per le vendita illegale di articoli pirotecnici di particolare pericolosità [4].

Petardi: dove si possono usare?

Nel precedente paragrafo abbiamo visto quali sono i petardi legali e chi può comprarli. Vediamo ora dove si possono usare petardi e fuochi d’artificio senza incorrere in sanzioni.

Per legge (art. 703 Cod. pen.), è proibito l’uso di fuochi d’artificio e qualsiasi accensione o esplosione pericolosa fatta in:

  • un luogo abitato o nelle sue adiacenze;
  • una pubblica via o in direzione di essa;
  • un luogo ove ci sia assembramento di persone.

Insomma, per legge è reato usare fuochi d’artificio o altri materiali esplodenti ovunque vi sia la possibilità che la condotta possa arrecare disturbo o danno alle persone.

Non è dunque possibile usare i petardi in mezzo alla folla o in un complesso residenziale, né azionare fuochi d’artificio, a meno che non ci sia l’espresso consenso dell’autorità pubblica: si pensi, ad esempio, agli spettacoli pirotecnici autorizzati dal Comune in occasione di particolari festività.

Poiché la norma del Codice penale punisce le “accensioni ed esplosioni pericolose”, si deve ritenere che non costituisca reato l’accensione dei petardi di categoria 1, cioè quelli destinati ai minori dai 14 anni in su, in quanto è da escludere che l’esplosione di un piccolo mortaretto in una piazza o in altro luogo pubblico costituisca una condotta pericolosa.

Petardi: quando c’è reato?

I problemi sorgono allorquando si acquistano petardi che, per via della loro capacità esplosiva, sono illegali e, quindi, vietati dalla legge. Si pensi alle classiche “cipolle”, vere e proprie bombe artigianali in grado di produrre ingenti danni e, perfino, lesioni personali.

Come visto in precedenza, la messa in commercio di petardi non autorizzati dalla legge costituisce reato per il venditore, ma anche per l’acquirente. La detenzione di petardi illegali è dunque reato, ma quale? Detenzione di meri materiali esplodenti o di esplosivi?

Secondo una recente sentenza della Corte di Cassazione [5], la detenzione di petardi acquistati illegalmente (o addirittura fabbricati artigianalmente) costituisce il più lieve reato di detenzione di materie esplodenti, in quanto detti congegni, per quanto pericolosi, non posseggono quella portata dirompente che è tipica degli esplosivi veri e propri.

Ovviamente, il giudizio sul tipo di reato integrato in caso di detenzione di petardi illegali va calibrato sulla scorta della concreta potenzialità lesiva del materiale posseduto.

Nel caso di specie, petardi e “cipolle” erano stati ritenuti sì pericolosi per cose o persone, ma non in grado di provocare un’esplosione con rilevante effetto distruttivo.

Bisogna dire che, in passato, la Corte di Cassazione [6] ha affermato che la detenzione di ingenti quantità di fuochi d’artificio può dar luogo al reato di illecita detenzione di esplosivi, qualora sia ragionevole pensare che la conflagrazione degli articoli pirotecnici possa essere equiparata, per portata distruttiva, a quella tipica degli esplosivi intesi in senso stretto.

Insomma, chi acquista e conserva petardi e fuochi d’artificio non autorizzati dalla legge commette reato, in quanto trattasi di materie esplodenti. Quando, per quantità e tipo di sostanza, si deve ritenere che l’esplosione di questi strumenti abbia una capacità distruttiva elevata, allora scatta il più grave reato di detenzione di materiale esplosivo.

Come distinguere i petardi legali da quelli illegali?

Distinguere i petardi illegali da quelli legali è molto semplice: sulla confezione di questi ultimi sono riportate tutte le indicazioni previste dall’ordinamento (rispetto della normativa governativa ed europea, ecc.), la categoria di appartenenza (espressa con la sigla “F1”, “F2”, ecc., a seconda della categoria 1, 2, ecc.) ed è sempre riportato il limite di età (ad esempio, 14 anni per la categoria F1.


note

[1] Cass., sent. n. 28193 del 3 maggio 2007.

[2] Art. 2, legge n. 895/1967.

[3] Cass., sent. n. 14667 del 20 settembre 1990.

[4] Art. 33, d. lgs. n. 123/2015.

[5] Cass., sent. n. n. 46215 del 17 dicembre 2021.

[6] Cass., sent. n. 38064 del 20 novembre 2006.

Autore immagine: canva.com/

Cass. pen., sez. I., ud. 17 novembre 2021 (dep 17 dicembre 2021), n. 46215

Presidente Rocchi – Relatore Binenti

Ritenuto in fatto

  1. Con la sentenza indicata in epigrafe il Tribunale di Torino assolveva N.B. dal reato previsto dalla L. n. 497 del 1974, art.10, contestatogli per avere detenuto tre bombe artigianali (c.d. “cipolle”) e sette Cobra 17 contenenti ciascuno grammi trentatrè di sostanza esplosiva, in Torino il 7 febbraio 2019.

A supporto della decisione, il Tribunale rilevava che, alla stregua dell’esito della consulenza tecnica acquisita, il materiale di cui sopra, pur risultando pericoloso, non poteva ritenersi concretamente dotato delle caratteristiche della micidialità invece richieste ai fini dell’integrazione della fattispecie contestata.

  1. Avverso la sentenza propone ricorso diretto per cassazione il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Torino, lamentando violazione di legge.

Deduce che la sentenza difetta della corretta sussunzione del caso concreto nella fattispecie normativa, avendo lo stesso Tribunale riconosciuto la concreta pericolosità intrinseca per le persone e le cose del materiale costituito dai Cobra 17, ossia quelle caratteristiche che portano a ritenere la “micidalità potenziale”: il materiale era concentrato in sacchetto riposto in un ambiente angusto di pertinenza dell’abitazione di B. ; l’esplosione di un solo petardo aveva fatto sì che un asse di abete, posto a 10 centimetri e spesso centimetri 2,5, si spezzasse longitudinalmente in più punti e venisse spostato a tre metri di distanza.

Considerato in diritto

  1. Il ricorso deve ritenersi infondato per le ragioni di seguito illustrate.
  2. Occorre preliminarmente rilevare che nella categoria delle “materie esplodenti” indicata dall’art. 678 c.p., rientrano quelle sostanze prive di potenzialità micidiale sia per la struttura chimica, sia per le modalità di fabbricazione, dovendo invece essere annoverate nella diversa categoria degli “esplosivi” – la cui illegale detenzione è sanzionata dalla L. n. 497 del 1974, art. 10 – quelle sostanze caratterizzate da elevata potenzialità, le quali, per la loro micidialità, sono idonee a provocare un’esplosione con rilevante effetto distruttivo (Sez. 1, n. 12767 del 16/02/2021,dep. 2021, Salvi, Rv. 280857).
  3. Le doglianze mosse nel ricorso non intendono porre in discussione il percorso motivazionale alla base dell’apprezzamento delle risultanze acquisite, tanto è vero che esse denunziano invece una violazione di legge, sottolineando di non rilevare carenze o contraddittorietà nella ricostruzione del fatto concreto.

Detto percorso, dando conto della concreta verifica delle caratteristiche della deflagrazione del materiale di cui trattasi, ha rilevato che l’esplosione aveva determinato “un minimo effetto”, considerando quello riscontrato sul paletto posto a distanza di appena dieci centimetri. Il Tribunale ha, fra l’altro, aggiunto che neppure le modalità della detenzione del materiale potevano ritenersi idonee a produrre effetti di maggiore rilievo, posto che i Cobra 17 non scoppiano per simpatia e l’involucro di cartone ove erano contenuti serviva per prevenire che ciò potesse verificarsi. Tali apprezzamenti hanno giustificano l’affermazione secondo cui non vi è prova che i Cobra 17 fossero dotati delle caratteristiche della micidialità, risultando invece solo la loro pericolosità. Da ciò è derivata la conclusione circa la possibilità della classificazione di tale materiale solo come esplodente, considerato piuttosto dalle previsioni degli artt. 678 e 679 c.p..

  1. Il ricorrente, al di là del mero richiamo descrittivo dell’esito degli accertamenti, si duole dichiaratamente della sola erronea sussunzione della fattispecie concreta in quella normativa, in quanto l’intrinseca pericolosità del materiale avrebbe dovuto in sé condurre alla sua classificazione come micidiale.

Tale lettura contrasta con la corretta interpretazione precisata in premessa, secondo cui non ogni materiale aventi le caratteristiche esplodenti, che pur conferiscono all’esplodere un certo livello di intrinseca pericolosità, rientra nella categoria degli “esplosivi”, potendosi configurare quest’ultima solo in presenza di sostanze caratterizzate da elevata potenzialità, le quali, per la loro micidialità, siano idonee a provocare un’esplosione avente un rilevante effetto distruttivo.

Come sopra illustrato, proprio questa distinzione è stata applicata nella sentenza impugnata per escludere gli estremi della fattispecie delittuosa ascritta.

  1. Per queste ragioni il ricorso deve essere rigettato.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso.


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