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Se hai perso una causa, illegittimo il fondo patrimoniale per evitare il pignoramento

20 Luglio 2014
Se hai perso una causa, illegittimo il fondo patrimoniale per evitare il pignoramento

Anche se la condanna non è definitiva, è revocabile il successivo atto del notaio volto a nascondere i beni ai creditori. 

Hai perso una causa, ma sai già che il giudice ha preso una grossa cantonata e, pertanto, hai avviato l’appello, sicuro che la tua tesi verrà accolta? Sei stato condannato a pagare una somma enorme, non hai i soldi, e temi che possano pignorarti la casa? Ancora il creditore non si è fatto vivo, non ti ha notificato né la sentenza di condanna (di cui sei venuto a conoscenza solo grazie al tuo avvocato), né tantomeno ha avviato l’esecuzione forzata o la notifica del precetto?

Attento a quello che fai: per la legge qualsiasi atto che compirai potrà essere revocato. Ivi compreso – come spesso, nell’ignoranza, succede in questi casi – il fondo patrimoniale.

A mettere i puntini sulle “i” è una ordinanza della Cassazione dello scorso venerdì [1].

Secondo la Suprema Corte è revocabile il fondo patrimoniale stipulato da chi ha perso una causa, nonostante la sentenza non sia divenuta definitiva (in gergo tecnico “passata in giudicato”) e benché il creditore non abbia ancora notificato né la condanna giudiziale, né il successivo atto di precetto.

La condizione, comunque, è che il debitore non abbia altri validi beni (cioè della stessa – o superiore – consistenza economica) su cui il creditore possa soddisfarsi.

Per esempio: se il debitore inserisce nel fondo patrimoniale solo una delle tre case di cui è proprietario, non si può procedere a revocatoria. Al contrario, se questi vi inserisce tutti gli immobili o l’unico di cui ha titolarità, allora scatta la revocatoria.

Il giudice, peraltro, può accertare anche attraverso “presunzioni” il pericolo che il residuo patrimonio del debitore, dopo la costituzione del fondo, non basti più soddisfare il credito del revocante o ne renda incerta l’esazione coattiva.

In questo caso, infatti, è indubbio che il debitore sia a conoscenza del proprio debito e che si sia affrettato a blindare il bene per evitare che venga pignorato. Insomma, tutte le volte in cui l’azione del debitore è volta ad arrecare un danno alle ragioni del creditore, quest’ultimo può agire in causa per rendere tale atto privo di effetto nei propri riguardi.

La revocatoria serve proprio a questo: a tutelare il creditore dagli atti di disposizione del debitore, al di là dell’obiettivo di quest’ultimo.


note

[1] Cass. ord. n. 16498/2014 del 18.07.14.

Autore immagine: 123rf com


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