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Genitori separati: chi paga la scuola privata dei figli?

22 Dicembre 2021 | Autore:
Genitori separati: chi paga la scuola privata dei figli?

Come si dividono tra gli ex coniugi le rette di iscrizione e i costi di frequenza? Chi ha pagato da solo e per intero può farsi rimborsare dall’altro? 

Le scuole private possono essere molto costose. I genitori che hanno deciso di non affidare i loro figli all’istruzione pubblica devono sostenere notevoli spese per la retta periodica e per la frequenza dei vari corsi. Ma quando i genitori sono separati, chi paga la scuola privata dei figli?

I contrasti tra gli ex coniugi sorgono perché questi oneri esulano dall’importo stabilito nell’assegno di mantenimento ordinario per i figli, o non sono ben specificati nei provvedimenti giudiziari. Talvolta, le sentenze di separazione, o di divorzio, parlano solo genericamente di «spese scolastiche», senza specificare la tipologia dell’istituto e non stabiliscono cosa succede se esso è privato anziché pubblico. C’è da considerare che spesso la decisione di far frequentare ai figli una scuola privata viene presa dopo la separazione o il divorzio e c’è chi compie questa scelta in maniera unilaterale, senza interpellare l’altro genitore. Inoltre, con il passare degli anni, i figli crescono e le spese di istruzione aumentano, specialmente quando si arriva ai livelli di istruzione superiore.

D’altronde, la legge non contempla espressamente questi casi; perciò, per sopperire a questa lacuna occorre un accordo specifico tra gli ex coniugi – che spesso manca o non si riesce a raggiungere – o un provvedimento puntuale, che va richiesto al giudice durante la causa di separazione o di divorzio. Ma nel frattempo i figli devono frequentare la scuola, e così spesso accade che uno dei due genitori sostenga per intero gli oneri della scuola privata e poi chieda il rimborso all’altro, almeno in quota parte. Così si arriva, prima o poi, sempre in tribunale per sapere tra i genitori separati chi deve pagare la scuola privata dei figli. E le decisioni giudiziarie non sono univoche, neppure per quanto riguarda la classificazione di queste spese.

Spese scuola privata figli: sono ordinarie o straordinarie?

La giurisprudenza maggioritaria fa rientrare le spese scolastiche dei figli tra le spese ordinarie, e non tra quelle straordinarie, perché esse non sono imprevedibili ma ben preventivabili. Questo criterio generale si rivela insufficiente quando si scende nel dettaglio delle varie voci di spesa: specialmente le rette delle scuole private sfuggono ad una precisa classificazione, così come gli oneri aggiuntivi che variano parecchio da istituto a istituto.

I protocolli adottati da alcuni tribunali – ai quali occorre fare riferimento perché rappresentano la prassi adottata a livello locale – considerano le spese per la scuola privata dei figli come spese ordinarie, mentre altri le ritengono straordinarie. In linea generale, le spese della scuola privata non sono straordinarie, salvo quando gli esborsi richiesti per la frequentazione siano esorbitanti rispetto ai redditi dei genitori; in tal caso, esse vanno concordate tra gli ex coniugi prima del loro effettivo sostenimento, altrimenti il loro rimborso può essere precluso.

Spese scuola privata figli: come si ripartiscono tra i genitori separati

Per prevenire possibili contenziosi con l’ex, è sempre bene specificare, nell’accordo di separazione o di divorzio, in che modo si decide di ripartire le spese per la scuola privata dei figli. La misura della suddivisione non deve essere necessariamente del 50% a carico di ciascuno degli ex coniugi, ma può essere fissata in misura diversa, tenendo conto delle rispettive condizioni economiche e del collocamento, prevalente o paritario, dei figli presso il genitore con cui i figli minori convivono e abitano.

Se la separazione è giudiziale, anziché consensuale, l’accordo tra i coniugi manca. In tal caso, occorre fornire al giudice una puntuale previsione delle spese inerenti alla scuola privata che i genitori (o uno solo di essi) intendono far frequentare ai figli. E bisogna anche chiedere, nel ricorso al tribunale, che nel provvedimento di separazione, o di divorzio, vengano prestabilite le modalità di ripartizione delle spese per la scuola privata, chiarendo anche se esse debbano intendersi comprese nell’assegno di mantenimento per i figli oppure escluse dal contributo mensile. In questo secondo caso, le spese per la frequentazione della scuola privata potranno rientrare tra le spese straordinarie per i figli e seguire il criterio di ripartizione stabilito per esse dal giudice in via generale per questa categoria.

Spese scuola privata figli: in caso di disaccordo dei genitori spetta il rimborso?

Se il metodo di suddivisione tra gli ex coniugi delle spese per la scuola privata dei figli era stato stabilito negli accordi di separazione, o di divorzio, o nel provvedimento del giudice, chi le ha sostenute in via esclusiva ha diritto ad essere rimborsato dall’altro per la sua quota parte. Ma, prima ancora di questo aspetto, bisogna tenere presente che la decisione di iscrivere i figli ad una scuola privata, anziché pubblica, deve essere presa da entrambi i genitori, possibilmente di comune accordo, perché è una scelta fondamentale per l’istruzione e l’educazione dei ragazzi.

Per il suo alto impatto formativo, e non solo economico, la scelta di far frequentare ai figli una scuola privata non può essere assunta unilateralmente dal padre o dalla madre, ma richiede il consenso dell’altro genitore che, anche a seguito della separazione o del divorzio, continua ad esercitare la responsabilità genitoriale sui figli minori. Perciò, anche il genitore con cui i figli non convivono deve essere preventivamente interpellato. In assenza di accordo, le parti potranno rivolgersi al giudice, che – come sancisce l’art. 337 ter del Codice civile – deciderà secondo il preminente interesse del minore, e non delle aspettative dei suoi genitori.

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione [1] ha risolto un contrasto insorto tra due ex coniugi per il riparto e il rimborso delle spese della scuola privata dei figli, affermando che esse sono sempre «da concordare» tra i due genitori. In quella vicenda era proprio il verbale di separazione a prevedere che le spese straordinarie – e tra queste erano indicate quelle scolastiche – dovessero essere previamente concordate tra i coniugi prima di decidere di affrontarle. Tuttavia, la madre aveva deciso di iscrivere i figli ad una scuola privata senza interpellare prima il padre; perciò, la sua successiva richiesta di rimborso è stata respinta. Il criterio di fondo è che le spese scolastiche sono rimborsate dall’ex solo se prese di comune accordo.


note

[1] Cass. ord. n. 40992 del 21.12.2021.

Cass. civ., sez. III, sent., 21 dicembre 2021, n. 40992

Presidente Vivaldi – Relatore Cricenti

Fatti di causa

1.- R.G. , coniuge separato da M.F. ha notificato precetto a quest’ultimo per il pagamento della parte di spese scolastiche – iscrizione dei figli alla scuola materna – anticipate dalla ricorrente per intero.

Il M. ha proposto opposizione alla esecuzione con l’argomento che il verbale non era titolo esecutivo e che le spese non erano state previamente concordate, come invece nel detto verbale era previsto che fossero.

2.- Questa tesi è stata rigettata dal Tribunale di Verona che, per contro, ha ritenuto valido titolo il verbale di separazione se fatto valere unitamente alle fatture della spesa sostenuta.

Su appello del M. , la Corte di Appello di Venezia ha invece deciso che il verbale di separazione non costituisce titolo esecutivo a causa della indeterminatezza della somma cui il coniuge, per parte sua, è obbligato, e che comunque le spese scolastiche, in quanto straordinarie andavano concordate previamente, ed accordo non v’è stato, o almeno non ve ne è prova.

3.- Avverso tale decisione ricorre R.G. con due motivi. V’è controricorso del M. . Il Pubblico ministero ha chiesto il rigetto del ricorso.

Motivi della decisione

5.- I motivi sono due.

5.1.- Con il primo motivo la ricorrente denuncia violazione degli artt. 148 e 155 c.c., nonché art. 474 c.p.c..

Sostiene come erronea la tesi per cui il verbale di separazione non può costituire titolo esecutivo, se le somme cui il coniuge è obbligato non sono determinate nel loro ammontare.

Secondo la ricorrente, questa tesi, seguita dai giudici di appello in base ad una risalente pronuncia di questa Corte, è ormai superata dal nuovo orientamento, che attribuisce invece la natura di titolo esecutivo al verbale di separazione relativamente alle spese scolastiche, da intendersi come non straordinarie.

5.2- Questo motivo è connesso con il secondo, che denuncia violazione dell’art. 155 c.c., e contesta alla Corte di Appello di avere ritenuto le spese scolastiche alla stregua di spese straordinarie e dunque da concordare previamente.

Ritiene la ricorrente che invece si tratta di spese di natura ordinaria, per le quali non è necessario il consenso preventivo dell’altro coniuge, con conseguenze in ordine alla efficacia esecutiva del verbale di separazione.

6.- I due motivi possono valutarsi insieme e sono infondati.

7.- La decisione impugnata contiene due rationes decidendi.

La prima è che il verbale di separazione, di per sé, non è titolo esecutivo, anche perché non contiene indicazione di una somma determinata. A dimostrazione di questo assunto la Corte di Appello indica una giurisprudenza precedente di questa Corte, che è superata dal rilievo secondo cui “il provvedimento con il quale, in sede di separazione, si stabilisce che il genitore non affidatario paghi, sia pure “pro quota”, le spese mediche e scolastiche ordinarie relative ai figli costituisce idoneo titolo esecutivo e non richiede un ulteriore intervento del giudice in sede di cognizione, qualora il genitore creditore possa allegare e documentare l’effettiva sopravvenienza degli esborsi indicati nel titolo e la relativa entità, salvo il diritto dell’altro coniuge di contestare l’esistenza del credito per la non riconducibilità degli esborsi a spese necessarie o per violazione delle modalità d’individuazione dei bisogni del minore.” (Cass. 4182/2016).

La seconda ratio invece è nel senso che il verbale di separazione ha previsto che le spese straordinarie, ed ha annoverato tra queste quelle scolastiche, andavano previamente concordate tra i coniugi prima di decidere di affrontarle.

Questa ratio, per un verso, è fondata, per altro verso, è insufficientemente contestata.

È fondata in quanto il titolo esecutivo, al quale qui ci si deve attenere, espressamente prevedeva che per le spese scolastiche occorreva l’accordo di entrambi, condizione senza la quale la spesa di uno dei due coniugi non può essere ripetuta; anche alla luce della scelta di iscrivere i figli ad una scuola privata, anziché mandarli a quella pubblica.

Ovviamente il contenuto di tale titolo esecutivo non può essere qui messo in discussione: va preso atto della necessità del consenso dell’altro coniuge alla preventiva spesa scolastica.

Non è adeguatamente contestata, in quanto, pur avendo la ricorrente evidenziato che, già da prima della separazione, le minori frequentavano l’istituto privato parrocchiale (p. 11), circostanza che potrebbe indicare un assenso dato a suo tempo alla relativa spesa- che peraltro non appare, atteso il tipo di scuola privata, neanche cosi ingente da giustificare il rifiuto di un genitore di affrontarla nell’interesse dei figli; pur essendo evidenziata quella circostanza, non si dimostra che era stata sottoposta al giudice di appello, al fine di far valere l’esistenza di un consenso del coniuge dato al momento della prima iscrizione. Nè questa circostanza, pure affermata in quei termini, risulta specificata in maniera tale da superare il vaglio della sufficiente allegazione.

8.-Il ricorso va dunque rigettato, ma le spese, in ragione dell’esito alterno del giudizio di merito, che ha potuto ingenerare dubbio sulla corretta interpretazione da dare al titolo esecutivo, inducendo a ricorrere per Cassazione, vanno compensate.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Compensa le spese. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, la Corte dà atto che il tenore del dispositivo è tale da giustificare il pagamento, se dovuto e nella misura dovuta, da parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso.


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