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Pensione per malattia

16 Aprile 2022 | Autore:
Pensione per malattia

Se il lavoratore si ammala e l’infermità è talmente grave da non consentirgli di proseguire l’attività, può pensionarsi?

Una grave patologia può bloccare la propria carriera lavorativa, impedendo di proseguire qualsiasi attività. In questi casi, ci si domanda se le sole tutele per il lavoratore sussistano nella previsione di un’indennità per malattia e nella possibilità di fruire di un periodo di comporto, che consiste nel periodo massimo di conservazione del posto di lavoro.

In particolare, spetta la pensione per malattia?

Nel nostro ordinamento previdenziale, il riconoscimento di una grave patologia, di per sé, non determina il diritto a pensione. Questo diritto può essere tuttavia determinato dal riconoscimento di un’invalidità derivante dalla malattia, ossia di una riduzione della capacità lavorativa.

Attenzione, però, l’invalidità può essere di diverse tipologie e, soprattutto, riconosciuta con percentuali o proporzioni diverse: solo le invalidità più gravi possono comportare il diritto alla pensione.

Iniziamo dunque ad analizzare le tipologie di invalidità esistenti, partendo dall’invalidità civile, che consiste nella riduzione della capacità lavorativa generica. Il riconoscimento dell’invalidità civile può dare diritto non a una vera e propria pensione, ma a una prestazione di assistenza, come la pensione di inabilità civile o l’assegno di assistenza per invalidi civili parziali.

L’invalidità al lavoro, ordinaria, sussiste invece quando risulta ridotta la capacità lavorativa dell’interessato in attività confacenti alle competenze ed alle esperienze personali. Questa tipologia di invalidità, detta anche pensionabile, dà diritto al riconoscimento dell’assegno ordinario di invalidità, che è una vera e propria prestazione previdenziale assimilata alla pensione, per la quale sono previsti dei requisiti contributivi minimi.

Requisiti minimi contributivi sono anche previsti in relazione alla pensione per inabilità permanente ed assoluta a qualsiasi attività lavorativa. Da non dimenticare l’invalidità specifica, che riguarda determinate mansioni ed iscritti a particolari fondi o casse, come la pensione per inabilità alle mansioni o al proficuo lavoro dei dipendenti pubblici, o la pensione per invalidità o inabilità all’esercizio della professione erogata da determinate casse di categoria.

Contributi figurativi aggiuntivi

Qualora dalla grave malattia derivi un’invalidità riconosciuta in misura almeno pari al 75%, il lavoratore dipendente, per ogni 12 mesi di servizio, ha diritto all’accredito di due mesi di contributi figurativi aggiuntivi. In pratica, per ogni anno di attività subordinata, sia nel settore pubblico che nel privato, il lavoratore vanta, ai fini della pensione,2 mesi di versamenti in più. Per approfondire: Invalidità al 75%.

Assegno ordinario d’invalidità

Qualora dalla grave malattia derivi il riconoscimento d’invalidità pensionabile in misura superiore ai 2/3, l’interessato ha diritto, con almeno 5 anni di contribuzione, di cui 3 versati nell’ultimo quinquennio, all’assegno ordinario d’invalidità. L’assegno, calcolato allo stesso modo della pensione, spetta ai lavoratori iscritti presso l’Assicurazione generale obbligatoria dell’Inps ed ai fondi sostitutivi, non a chi è iscritto in via esclusiva alla gestione dei dipendenti pubblici.

L’assegno d’invalidità è cumulabile limitatamente con i redditi di lavoro. Per approfondire: Guida all’assegno ordinario d’invalidità.

Pensione per inabilità al lavoro

Con gli stessi requisiti contributivi previsti per l’assegno ordinario di invalidità, è possibile anche ottenere la pensione di inabilità ordinaria, qualora sia verificata un’inabilità permanente ed assoluta allo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa.

Anche questa prestazione previdenziale è calcolata allo stesso modo della futura pensione, ma con specifiche maggiorazioni applicate sino a un massimo di quarant’anni di contributi. Più precisamente, l’anzianità contributiva maturata viene incrementata virtualmente (nel limite massimo di 2080 contributi settimanali, pari a 40 anni) dal numero di settimane che intercorrono tra la data in cui è liquidata la pensione di inabilità e il compimento dei 60 anni di età.

La pensione di inabilità al lavoro è totalmente incompatibile con qualsiasi attività lavorativa, nonché con l’iscrizione ad albi ed elenchi. A differenza dell’assegno ordinario di invalidità, si può ottenere anche sommando gratuitamente i contributi accreditati in casse previdenziali diverse, cioè attraverso il cumulo o la totalizzazione. Per approfondire: Guida alla pensione di inabilità al lavoro.

Pensione di vecchiaia anticipata per invalidità

Se a seguito di un’infermità si viene riconosciuti invalidi in una misura almeno pari all’80%, è possibile ottenere un anticipo del requisito di età per la pensione di vecchiaia, se lavoratori dipendenti del settore privato.

In particolare, possono ottenere la pensione di vecchiaia, anziché a 67 anni, a 61 anni se uomini ed a 56 anni se donne. A partire dal perfezionamento dei requisiti, si applica una finestra di attesa di 12 mesi per la liquidazione della pensione.

Ape sociale

Un altro beneficio previdenziale al quale può accedere l’invalido, qualora la riduzione della capacità lavorativa sia riconosciuta in misura almeno pari al 74%, è l’Ape sociale: si tratta di un assegno che accompagna il lavoratore dai 63 anni di età sino al perfezionamento del requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia.

L’indennità Ape sociale, detta anche anticipo pensionistico a carico dello Stato, è calcolata allo stesso modo della futura pensione, ma non può superare i 1500 euro mensili.

Coloro che possiedono un’invalidità riconosciuta almeno pari al 74% raggiungono la prestazione con un minimo di 30 anni di contributi (le donne hanno diritto a uno sconto di un anno di contributi per ogni figlio, sino a un massimo di 2 anni, possono perciò accedere con 28 o 29 anni di contributi). Per ottenere l’Ape sociale si deve cessare l’attività lavorativa; in seguito, è possibile lavorare, ma non si deve superare il reddito annuo di 8mila euro, se si viene reimpiegati come dipendenti o parasubordinati, o di 4800 euro, se la nuova attività è di lavoro autonomo.

Pensione anticipata lavoratori precoci

Chi possiede un’invalidità pari o superiore al 74% può aver diritto anche alla pensione anticipata per i lavoratori precoci: questa pensione, nel dettaglio, si può ottenere con 41 anni di contributi (più 3 mesi di finestra), se si appartiene alle stesse categorie tutelate di lavoratori che hanno accesso all’Ape sociale (con l’aggiunta degli addetti ai lavori usuranti e l’esclusione dei disoccupati a seguito di contratti a termine), quindi anche degli invalidi dal 74%. Il lavoratore deve però risultare iscritto alla previdenza obbligatoria prima del 1996 e possedere almeno 12 mesi di contributi da effettivo lavoro versati prima del compimento del 19° anno di età.

La prestazione è incompatibile con i sussidi di disoccupazione e con qualsiasi pensione diretta.

Assegno di assistenza per invalidi civili parziali

In caso di riconoscimento d’invalidità in misura pari o superiore al 74%, l’interessato, se disoccupato, ha diritto ad un assegno di assistenza, o pensione d’invalidità civile, concessa dalla maggiore età sino all’età per la pensione di vecchiaia (67 anni dal 2019 al 2024). L’importo del trattamento, erogato dall’Inps, è di 287,09 euro mensili, con un limite di reddito di 4.931,29 euro (i valori si riferiscono al 2021).

La pensione d’invalidità civile richiede lo stato di disoccupazione (anche parziale, purché le entrate derivanti dall’attività lavorativa non determinino il superamento dei limiti di reddito), ma non richiede, come l’assegno d’invalidità ordinario, il pagamento di un minimo di contributi all’Inps, nonostante sia erogata dall’istituto.

Pensione di inabilità civile

In caso di riconoscimento, a seguito di una grave malattia, di un’invalidità totale e permanente del 100%, può spettare la pensione d’inabilità civile: si tratta di una prestazione di assistenza, da non confondere con la pensione d’inabilità al lavoro. Per ottenerla è necessario:

  • non avere oltre 67 anni di età ed essere maggiorenni;
  • soddisfare un requisito reddituale non superiore per l’anno 2021 a 16982,49 euro.

La pensione nel 2021 ammonta a 287,09 euro mensili ed è trasformata in assegno sociale sostitutivo al compimento dei 67 anni. Può essere incrementata al milione sino a 652 euro mensili.

Per ulteriori approfondimenti: Pensione e malattia.



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