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La polizia locale può aprire i sacchi spazzatura per controlli?

22 Dicembre 2021
La polizia locale può aprire i sacchi spazzatura per controlli?

Quali sono i poteri dei vigili urbani per effettuare la verifica del rispetto della raccolta differenziata?

Da quando i Comuni hanno istituito i sistemi di raccolta differenziata dei rifiuti non c’è chi si chieda se la polizia locale può aprire i sacchi della spazzatura per effettuare i controlli. Un vigile potrebbe ad esempio multare un cittadino perché ha gettato un involucro di plastica o una buccia di mandarino nel sacchetto dell’indifferenziata o perché, in quella dell’organico, ha buttato una cialda del caffè o un cartone? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Chi può fare i controlli sulla raccolta differenziata?

Partiamo subito col dire che la gestione dei rifiuti è affare dei Comuni che la disciplinano con propri regolamenti. Il tutto nell’ambito della cornice normativa fissata dalla legge nazionale, prima tra tutte la legge sulla privacy, i poteri sanzionatori dei pubblici ufficiali, la responsabilità dei trasgressori e la possibilità di fare ricorso.

I controlli sul rispetto della raccolta differenziata non può essere delegata dal Comune a soggetti privati, come ad esempio ad operatori ecologici o agli amministratori di condominio. Solo gli agenti della polizia municipale, ufficiali e agenti di polizia giudiziaria, dipendenti delle aziende municipalizzate possono fare i controlli e per l’effetto comminare le sanzioni. 

L’apertura dei sacchetti della spazzatura da parte della polizia locale è una violazione della privacy?

La possibilità di aprire i sacchi dell’immondizia per effettuare controlli, a campione o mirati, non può costituire una violazione della privacy. Gli agenti della municipale sono infatti pubblici ufficiali e, come noto, la legge sulla privacy ammette deroghe laddove si tratti di adempiere a un dovere di legge come appunto la verifica del rispetto delle ordinanze comunali e, quindi, la comminazione di sanzioni di carattere amministrativo. 

Proprio a tale fine, il Garante della Privacy ha sottolineato che la polizia locale non può procedere a controlli a campione o generalizzati, fatti cioè solo allo scopo preventivo e di controllo. Gli organi addetti alle verifiche possono aprire i sacchetti della spazzatura solo se abbiano modo di ritenere che i rifiuti siano stati raccolti senza osservare le norme sulla raccolta differenziata imposte dal Comune. Insomma, ci deve essere comunque già un indizio da cui partire. Questo quindi significa che giammai un agente della polizia locale, senza una previa segnalazione, potrebbe aprire un sacchetto della spazzatura per controllare se, nel giorno del ritiro della plastica, all’interno vi sia la buccia di un mandarino o una cialda del caffè.

Il Garante per la privacy ha detto che il Comune non può imporre l’adozione di sacchetti della spazzatura trasparenti per consentirne il controllo dall’esterno, senza cioè doverli aprire e rovistare: tale comportamento violerebbe la riservatezza in quanto consentirebbe a chiunque, e non solo alla polizia locale, di verificare il contenuto dell’altrui immondizia. Stesso discorso vale per l’eventuale obbligo di apposizione di etichette adesive riportanti il nome e cognome del soggetto che ha depositato i rifiuti: anche così, infatti, chiunque potrebbe risalire alla sua identità e, rovistando nella spazzatura, acquisire elementi attinenti alla sua sfera privata e personale.

Come possono avvenire i controlli sulla differenziata?

L’ispezione può avvenire solo dopo che la spazzatura è stata messa nel cestello, fuori di casa. Giammai gli agenti potrebbero entrare in casa del cittadino per vedere se, le buste ivi presenti e mezze piene, rispettano i criteri della differenziata. 

L’individuazione del colpevole viene fatta attraverso il rinvenimento, all’interno del sacchetto, di materiale riconducibile a questi come la corrispondenza (anche quella pubblicitaria), gli estratti conto e qualsiasi altro documento contenente nome e cognome. In verità, il Garante della Privacy ha ritenuto che l’ispezione del contenuto della busta non è sufficiente a risalire in modo certo e univoco al suo produttore: all’interno potrebbero essere presenti elementi attinenti ad altri soggetti finiti per qualsiasi ragione in casa altrui. Si pensi all’ipotesi di una persona che riceva per errore un volantino pubblicitario destinato ad un’altra e lo cestini: il nome di quest’ultima risulterà nel sacco della spazzatura, pur non essendo questa l’eventuale responsabile per il mancato rispetto della raccolta differenziata. Ciò posto, sottolinea il Garante, non ci si può limitare a individuare il trasgressore sempre ed esclusivamente tramite una ricerca nel sacchetto dei rifiuti. Dovrebbero essere previste altre forme di verifica come, ad esempio, un eventuale appostamento.

Chi deve pagare la multa per la raccolta differenziata?

Anche se, all’interno di una famiglia, non è facile comprendere chi sia il soggetto che non abbia rispettato la differenziata, la sanzione viene comminata al soggetto intestatario della Tari, ossia a colui che possiede o detiene l’immobile e che pertanto versa l’imposta sui rifiuti urbani, anche se la violazione è stata commessa da un altro membro del nucleo familiare (se così non fosse, non si potrebbe mai sanzionare il responsabile). È del resto su di lui che grava l’onere di verificare il corretto assolvimento degli obblighi in tema di raccolta differenziata.

Si può fare la multa al condominio?

Quando non è possibile risalire al responsabile, in base ad alcuni regolamenti comunali, è possibile infliggere la sanzione al condominio. Questa posizione però non è condivisa da tutti i giudici: secondo alcuni infatti il condominio non ha personalità giuridica – come invece le società – e, pertanto, non potrebbe essere destinatario di un’autonoma responsabilità; dall’altro lato, come per le violazioni, anche per quelle amministrative vige il principio della responsabilità personale e non sarebbe quindi possibile imputare all’intera compagine condominiale le conseguenze economiche per la colpa addebitabile a un solo proprietario. Ciò nonostante, molti regolamenti locali prevedono invece una responsabilità solidale tra condominio e condomino.



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