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Cosa vuol dire subire un danno morale?

22 Dicembre 2021
Cosa vuol dire subire un danno morale?

Come e quando si può ottenere il risarcimento per il danno morale e non patrimoniale.

In un precedente articolo abbiamo spiegato quando un danno è risarcibile. In quella sede, abbiamo tracciato una netta differenza tra «danni patrimoniali» (quelli cioè che riguardano il patrimonio del danneggiato, che ne riducono quindi il reddito) e «danni non patrimoniali» (quelli cioè che attengono alla sfera interiore, alla sofferenza fisica o morale, alla mortificazione della vita sociale, alla menomazione fisica conseguente a un incidente e così via). Tra questi ultimi, il principale è forse il danno morale. Ma cosa vuol dire subire un danno morale? Per rispondere dobbiamo innanzitutto spiegare cos’è un danno morale e come viene risarcito.

Cos’è il danno morale?

Il danno morale rientra nella categoria più ampia del danno non patrimoniale (in cui confluiscono anche il danno esistenziale, il danno biologico, il danno tanatologico).

È più facile comprendere cos’è il danno biologico piuttosto che cos’è il danno morale. Sicché, partiremo proprio dal primo. Quando una persona si fa male, subisce una limitazione fisica, un’invalidità, che può essere permanente o limitata nel tempo. Si pensi a chi cade in una buca e, dopo essersi slogato una caviglia, per una settimana è costretto a portare il tutore e a restare a riposo. Si pensi anche a un motociclista che, a causa di una caduta, subisca un delicato intervento alla spalla che, per tutta la vita, non gli consentirà di articolare bene i movimenti. Ebbene, queste limitazioni vanno sotto il nome di danno biologico.

Il danno morale è invece il patema d’animo e le sofferenze interiori e psichiche che subisce la vittima di un illecito. Il dover sottoporsi, ad esempio, a un intervento chirurgico comporta in sé, oltre alle conseguenze invalidanti che ne possono derivare (e che ricadono nel danno biologico), paura e dolore fisico: la sala chirurgica inevitabilmente determina una certa pressione psicologica su una persona media. Ebbene, proprio questi aspetti legati alla sofferenza soggettiva rientrano nel danno morale. 

Il fallimento della propria azienda a causa di un incendio doloso comporta in sé una perdita di ricchezza (che si fa rientrare nel danno patrimoniale) ma anche una sofferenza morale per la frustrazione di aver visto bruciare tutti i sacrifici della propria vita: questo dolore interiore è invece il danno morale che viene chiaramente risarcito a parte dal danno patrimoniale.

Cosa vuol dire subire un danno morale?

Subire un danno morale significa non già subire una perdita economica o una menomazione fisica bensì essere vittima di una sofferenza psicologica in conseguenza del fatto illecito altrui. Subisce un danno morale chi ha un dolore. La morte di un cane domestico, che tuttavia era randagio, non implica un danno patrimoniale (se non magari per le cure veterinarie sostenute inutilmente) ma un vuoto d’animo risarcito a titolo di danno morale. 

Il danno morale è per sua stessa natura transitorio (a differenza di quello biologico che potrebbe anche essere definitivo): esso è infatti il turbamento subito sia al momento dell’incidente che in occasione delle cure e della convalescenza dalla malattia ma che poi è destinato a passare. Tale pregiudizio va riconosciuto indipendentemente dall’ipotesi in cui il soggetto leso abbia anche subìto un danno biologico di natura psichica. Il danno morale, quindi, riguardando la lesione della integralità morale della persona umana, è ontologicamente autonomo rispetto al danno biologico.

Quando e come ottenere il risarcimento del danno morale?

Innanzitutto, il danno morale può essere risarcito solo a fronte di un comportamento che costituisce reato o violazione di diritti costituzionali. Non si può ottenere il risarcimento dal danno morale per quei piccoli fastidi della vita quotidiana come uno scherzo degli amici, il ritardo di un autobus di pochi minuti, un tacco rottosi in un tombino, un taglio di capelli sbagliato. 

In secondo luogo, per ottenere il risarcimento bisogna fornire la prova del danno. Il danno morale cioè non viene risarcito solo perché è dimostrato l’illecito. Va anche provato. E la prova è chiaramente a carico del danneggiato. Non si può chiedere un risarcimento solo perché, astrattamente, è stata violata una norma. Ogni richiesta innanzi al giudice va provata; di conseguenza, per ottenere il risarcimento del danno morale bisogna provare che sussiste tale sofferenza psichica interiore. 

Per l’accertamento del danno morale, riveste poi un ruolo fondamentale la prova testimoniale di persone che, conoscendo il danneggiato o comunque essendo state presenti al momento dell’illecito altrui o della fase immediatamente successiva, possono dare una rappresentazione del dolore sofferto dal danneggiato.

Non è da sottovalutare, poi, l’importanza delle prove documentali, cioè di atti (perizie mediche, ecc.) che siano idonee a dimostrare la sofferenza interiore della vittima, patimento che può o meno accompagnarsi ad una lesione di diverso tipo (biologica, ad esempio).

Come si calcola il danno morale?

Il danno morale non può chiaramente essere ancorato a criteri economici e matematici come il danno patrimoniale (per il quale si può fare riferimento a scontrini, fatture e bilanci). Esso sfugge a una precisa valutazione analitica e resta, perciò, affidato alla valutazione del giudice, secondo quello che è il suo «prudente apprezzamento», ossia sulla base di quanto gli appare equo e giusto in relazione alla circostanza concreta. Quindi, sarà il giudice che, discrezionalmente, tenendo conto delle effettive sofferenze patite dal danneggiato, della gravità dell’illecito e di tutti gli altri elementi della fattispecie concreta, quantificherà il risarcimento in base al singolo caso.



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