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Segnalazione in Crif senza preavviso

22 Dicembre 2021
Segnalazione in Crif senza preavviso

Non sempre la banca è tenuta a fornire la comunicazione preventiva prima di segnalare il debitore nel registro dei cattivi pagatori. 

Potrebbe succedere – e anzi, succede spesso – di non riuscire a rispettare le scadenze delle rate di un finanziamento e di trovarsi così, sul più bello, segnalati in Crif e alla Centrale Rischi della Banca d’Italia: il tutto però senza aver mai ricevuto un avviso che consentisse di ravvedersi per tempo evitando i noti effetti negativi che l’iscrizione nelle black list dei cattivi pagatori comporta. In casi del genere, è legittimo l’operato della banca o della finanziaria? Quando è possibile la segnalazione in Crif senza preavviso? Lo spiega una recente ordinanza [1] che fa luce sulla materia di mutui, prestiti al consumo e finanziamenti vari. La questione merita di essere analizzata nel dettaglio perché, secondo l’orientamento consolidato della giurisprudenza, laddove l’avviso preventivo sia obbligatorio e l’istituto di credito non riesca a fornire prova del suo invio (cosa che potrebbe ad esempio succedere laddove la lettera venga spedita con posta semplice anziché con raccomandata), l’iscrizione è illegittima e il debitore ha diritto ad essere “riabilitato”. 

Quando la segnalazione in Crif e in Centrale Rischi?

Iniziamo subito col dire che Crif e Centrale Rischi sono due istituti completamente diversi e con finalità distinte. 

La Crif è una società privata che rientra tra le cosiddette Sic (Società di informazioni creditizie per la facoltativa raccolta dei dati attinenti ai finanziamenti concessi ai soggetti censiti dagli intermediari aderenti). Essa raccoglie le informazioni sul merito creditizio dei cittadini e, quindi, non contiene solo i dati relativi ai mancati pagamenti ma anche alle richieste di prestiti, al numero di finanziamenti in corso, alle rate pagate e a quelle ancora da pagare, alla puntualità nei versamenti delle rate e così via. Queste informazioni sono di vitale importanza per le banche tutte le volte che si apprestano a concedere un mutuo a un cliente dovendo prima verificare la soglia di indebitamento dello stesso per poter analizzare i rischi connessi all’operazione. In Crif quindi è segnalato anche chi ha in corso un finanziamento che sta onorando diligentemente.

La Centrale Rischi è invece una banca dati detenuta dalla Banca d’Italia e quindi di natura pubblica. Qui confluiscono solo i nominativi dei soggetti che non sono in regola con i pagamenti: i cosiddetti cattivi pagatori. 

Attenzione però: secondo l’orientamento ormai stabile della giurisprudenza, intanto si può essere considerato un “cattivo pagatore”, sia ai fini Crif che della Centrale Rischi, in quanto si dia dimostrazione di una situazione di effettiva crisi e difficoltà ad adempiere. Il versamento di una rata a distanza di pochi giorni dalla scadenza, causato da una semplice dimenticanza o dal ricevimento dello stipendio con un po’ di ritardo, non è sufficiente a far scattare la segnalazione. Segnalazione dalla quale derivano tutta una serie di conseguenze negative come il divieto di apertura di nuovi conti, di emissione assegni, di uso di carte di credito ecc.

Quando la segnalazione in Crif richiede l’avviso preventivo?

L’art. 4 della delibera del Garante della privacy n. 8 del 2004 (cosiddetto Codice deontologico e di buona condotta dei sistemi di informazione creditizia) stabilisce che: «Al verificarsi di ritardi nei pagamenti, il partecipante, anche unitamente all’invio di solleciti o di altre comunicazioni, avverte l’interessato circa l’imminente registrazione dei dati in uno o più sistemi di informazioni creditizie. I dati relativi al primo ritardo di cui al comma 6 possono essere resi accessibili ai partecipanti solo decorsi almeno quindici giorni dalla spedizione del preavviso all’interessato». Analoga norma si ritrova nell’art. 4 del provvedimento del 12 settembre 2019, n. 163 – Codice di condotta per i sistemi informativi gestiti da soggetti privati in tema di crediti al consumo, affidabilità e puntualità nei pagamenti.

C’è poi l’art. 125, comma terzo, del Testo Unico Bancario, come modificato dall’art. 1 D.Lgs. n. 141 del 2010 a norma del quale «I finanziatori informano preventivamente il consumatore la prima volta che segnalano a una banca dati le informazioni negative previste dalla relativa disciplina. L’informativa è resa unitamente all’invio di solleciti, altre comunicazioni, o in via autonoma».

Da tale norma molti tribunali hanno fatto seguire la dichiarazione di illegittimità della segnalazione in Crif laddove non preceduta dall’avviso preventivo di cui la banca deve dare prova producendo documentazione idonea a dimostrare la ricezione dello stesso.

Tuttavia, la Cassazione, richiamando una propria precedente posizione sul tema della segnalazione alla Crif  ha detto che l’onere di preventivo avviso al debitore, che, per la prima volta, venga a essere classificato negativamente, vale solo ove si tratti di segnalazioni per operazioni di credito al consumo. 

Da qui, il principio centrale da applicare alla fattispecie: «dalla mancanza di prova del perfezionamento dell’avviso presso il destinatario non può essere tratta la conseguenza dell’illegittimità della segnalazione, ove questa riguardi, invece, finanziamenti non destinati specificamente al consumo [2]».

In questo caso, la norma primaria costituita dal citato art. 125 T.u.b. ha una rilevanza limitata poiché riguarda il credito al consumo: cosa che risulta testualmente sia dal terzo comma, sia dall’essere la norma inserita nel capo II del titolo VI, “Credito ai consumatori”; dall’ambito di applicazione di tutte le norme del suddetto capo II sono esplicitamente esclusi «i finanziamenti destinati all’acquisto o alla conservazione di un diritto di proprietà su un terreno o su un immobile edificato o progettato» (art. 122, primo comma, lett. e).

Risarcimento del danno per illegittima iscrizione alla Crif

Si tenga comunque conto che anche laddove la segnalazione sia illegittima il debitore può tutt’al più ottenere immediatamente la cancellazione della stessa. Quanto invece alla richiesta di risarcimento del danno all’immagine questa deve essere puntualmente argomentata: è necessaria cioè la prova di un danno effettivo, non potendo questo discendere automaticamente dalla condotta illecita. 

note

[1] Cass. ord. n. 39769/2021.

[2] Cass. Civ., I sez., ord. 25 maggio 2021, n. 14382.


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