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Commercialista falsifica gli F24: chi paga le sanzioni?

23 Dicembre 2021 | Autore:
Commercialista falsifica gli F24: chi paga le sanzioni?

La responsabilità del professionista che non presenta le dichiarazioni fiscali e non esegue i versamenti: cosa deve fare il contribuente per dimostrare la sua malafede.

Hai affidato al tuo commercialista la gestione delle incombenze fiscali: la tenuta della contabilità, le dichiarazioni dei redditi e anche i pagamenti periodici delle tasse. Qualcosa, però, non va per il verso giusto e un brutto giorno ti arriva un avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate per omessa presentazione della dichiarazione e mancato versamento delle imposte. La cosa non ti quadra, anche perché sei in possesso delle ricevute di presentazione e di quelle per i versamenti, comprovati dai modelli F24 quietanzati. Li esibisci all’Ufficio, ma i funzionari fanno dei riscontri e ti dicono che questi documenti non sono validi: sono stati contraffatti, probabilmente dal tuo commercialista e a tua insaputa. Ma – aggiungono – delle sue malefatte rispondi tu: in quanto contribuente, sei responsabile delle violazioni amministrative riscontrate. Se il commercialista falsifica gli F24, chi paga le sanzioni?

Mentre la responsabilità penale è sempre personale, quella per il pagamento delle sanzioni amministrative ricade su chiunque ha compiuto un’azione o un’omissione, cosciente e volontaria, sia dolosa sia colposa [1]: quindi il contribuente, salvi i casi di concorso, non risponde dei reati commessi dal professionista incaricato o dal consulente al quale si è affidato, ma le conseguenze sanzionatorie dei suoi inadempimenti ricadono su di lui, a meno che non abbia esercitato un’adeguata vigilanza sul suo operato. Ora concretizziamo questo principio generale e vediamo chi paga le sanzioni se il commercialista falsifica i modelli F24 per far apparire eseguito un versamento che, in realtà, non c’è stato.

Modello F24: gli errori possibili

Il modello F24 è un modulo di pagamento unificato, in vigore da anni per il versamento della maggior parte dei tributi. I versamenti tramite modello F24 avvengono in modalità telematica per tutti i titolari di partita Iva, attraverso i servizi dell’Agenzia delle Entrate, mentre i contribuenti non tenuti a munirsi di partita Iva possono presentare il modello cartaceo presso uno sportello bancario, postale o dell’Agente di riscossione (leggi “Come si paga un F24“).

Il modello F24 richiede l’inserimento di numerosi dati, ed è facile sbagliare, specialmente per i non addetti ai lavori. Questo è uno dei motivi principali per rivolgersi a un professionista qualificato, come un commercialista. Gli errori più comuni in fase di compilazione o di inserimento di un modello F24 riguardano il codice fiscale, il periodo di riferimento e i codici tributo, che sono moltissimi e cambiano da imposta a imposta, anche in relazione allo stesso adempimento (ad esempio, per gli interessi, le sanzioni e le varie forme di compensazione).

Responsabilità del commercialista per F24 falsificato

Quando la trasmissione avviene in via telematica, il modello F24 è privo di sottoscrizione. Quindi, gli errori presenti nel modulo vengono imputati al contribuente al quale il modello è intestato, anche se ha operato attraverso un intermediario abilitato, come un commercialista o un Caf. Questa responsabilità è presunta, a meno che il contribuente non provi un comportamento fraudolento dell’intermediario, che ha falsificato i modelli F24 per farli apparire regolarmente presentati, come ha affermato una recente ordinanza della Cassazione [2].

Questo rigoroso criterio si spiega perché in materia tributaria vige il principio generale secondo cui il contribuente è responsabile del comportamento non solo fraudolento, ma anche semplicemente omissivo del suo consulente, se non dimostra di aver esercitato un adeguato controllo e un’efficace vigilanza sull’incarico che gli ha conferito.

Come il contribuente può evitare le sanzioni

La normativa tributaria sulle sanzioni per violazioni amministrative [3] dispone che il contribuente non è punibile se dimostra che il pagamento del tributo non è avvenuto a causa di un fatto che è stato denunciato all’autorità giudiziaria ed è «addebitabile esclusivamente a terzi»; quindi, non deve esserci nemmeno un minimo di concorso di colpa del contribuente nell’omissione compiuta dal professionista [4].

La giurisprudenza [5] è granitica nel ritenere che tocca al contribuente dimostrare la propria assenza di colpa; quindi, non va esente da responsabilità chi non ha vigilato sul professionista al quale aveva affidato le proprie incombenze fiscali. Nella pratica, vengono in rilievo questi due principali casi:

  • le dichiarazioni periodiche da presentare per i vari tributi: qui il contribuente deve farsi consegnare dal commercialista le ricevute telematiche di avvenuta presentazione, in modo da far cadere le contestazioni del Fisco per l’omessa dichiarazione;
  • il mancato pagamento delle imposte, anche quando vi è stata una falsificazione dei modelli F24: in tali casi, occorre sempre provare il «comportamento fraudolento del professionista», come ha affermato più volte la Cassazione [6].

Una nuova ordinanza della Corte di Cassazione [7] ha ribadito questi stringenti principi e ha affermato che il contribuente può evitare le sanzioni per mancato versamento solo quando riesce a dimostrare che è stato il commercialista a falsificare gli F24. Non basta, dunque, la mera presentazione della denuncia penale per i reati di falso, ma occorre fornire una prova rigorosa del comportamento illecito compiuto dal professionista incaricato degli adempimenti. Così – afferma la Suprema Corte – il contribuente può evidenziare la sua «ignoranza incolpevole» delle condotte illecite compiute dal suo commercialista, che non avrebbero potuto essere scoperte «usando l’ordinaria diligenza» che deve sempre esserci nel controllo di incarichi e adempimenti affidati ad altri soggetti per proprio conto.

Approfondimenti

Per ulteriori informazioni leggi:


note

[1] Art. 5, co.1, D. Lgs. n. 472/1997.

[2] Cass. ord. n. 35811 del 22.11.2021.

[3] Art. 6, co. 3, D.Lgs. n. 472/1997.

[4] Cass. ord. n. 28359/2018.

[5] Cass. ord. n. 12901/2019, n. 21061/2018, n. 27712/2013.

[6] Cass. ord. n. 9422/2018, n. 8914/2018, n.11832/2016, n.25580/2015.

[7] Cass. ord. n. 40922 del 21.12.2021.


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