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Lo stress psicologico per l’ingiusto recupero crediti va provato

20 Luglio 2014
Lo stress psicologico per l’ingiusto recupero crediti va provato

Il danno esistenziale deve essere dimostrato con documenti alla mano.

Niente risarcimento se i danni psicologici (tecnicamente “esistenziali”) non sono provati. Non si può, infatti, presumere che le ripetute insistenze di un asserito creditore, nel voler a tutti i costi recuperare un credito invece non dovuto, possano aver determinato un danno da stress se tale danno non viene dimostrato dal “debitore”, in processo.

A dirlo è una recente sentenza della Cassazione [1].

La vicenda

A seguito  di numerosi e pressanti solleciti di pagamento da parte di Enel Distribuzione, l’utente  chiede al giudice di pace di condannare la società per il suo comportamento insistente. Il giudice riconosce le ragioni del consumatore e condanna la società di fornitura a versare mille euro a titolo di rimborso per il danno esistenziale causato al cliente (quest’ultimo, per impedire l’interruzione della fornitura, è stato costretto a contattare ripetutamente il call center di Enel, a inviare lettere, fax, ecc.).  Enel non ci sta: sia in appello sia in Cassazione la decisione del giudice di pace viene ribaltata.

La sentenza

Secondo la Suprema Corte, il danno esistenziale non è indennizzabile se non viene specificatamente provato al giudice. Anche la “sindrome ansiosa depressiva” sofferta per via delle insistenze non è collegabile al comportamento del creditore se non c’è una specifica prova del rapporto di causa-effetto che lega la malattia con l’atteggiamento pressante del creditore.

Insomma, ogni danno, anche quello che potrebbe essere presunto sulla base dell’esperienza quotidiana, deve essere sempre dimostrato. Non basta dimostrare, la condotta opprimente del creditore (per esempio: le ripetute telefonate, le continue lettere di diffida, eventualmente anche il distacco dell’utenza, ecc.), ma bisogna fornire una tangibile prova del danno da stress che, di norma, dovrà essere certificato da un medico.

Dunque, è certo facile bloccare l’azione di recupero crediti del “falso” creditore, ma se non si prova il danno esistenziale, cioè l’ingiusta lesione alle abitudini di vita e alle relazioni personali, l’ulteriore “stress” resta senza indennizzo. E ciò anche se le richieste di pagamento (infondate) diventano un vero e proprio inferno.


note

[1] Cass. sent. n.1362, 23.01.2014.

Autore immagine: 123rf com


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