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L’avvocato può riscuotere le somme del cliente?

18 Aprile 2022 | Autore:
L’avvocato può riscuotere le somme del cliente?

Il difensore munito di procura alle liti può incassare soldi per conto del proprio assistito? Quando scatta l’illecito deontologico?

Se hai bisogno di essere assistito in un processo devi necessariamente rivolgerti a un avvocato. Al momento del formale conferimento dell’incarico, il legale ti farà firmare un documento che prende il nome di procura. Con questo atto l’avvocato potrà rappresentarti in giudizio e compiere le scelte più opportune per tutelare le tue ragioni. Tra le facoltà che la procura concede c’è anche quella di prendere soldi in nome e per conto del proprio assistito? In altre parole, l’avvocato può riscuotere le somme del cliente?

In effetti, tutto dipende dal contenuto della procura: se in essa l’assistito conferisce espressamente il potere di incassare somme nel suo interesse, allora non c’è nulla che possa ostacolare tale condotta. Ma cosa succede se l’avvocato non è autorizzato, nemmeno con la procura, a riscuotere le somme del cliente?

Mettiamo il caso che, terminata la causa, tu debba avere dei soldi dalla controparte; quest’ultima, anziché pagarti direttamente, fa un bonifico direttamente sul conto corrente del tuo difensore. In questo caso, il tuo debitore potrebbe dirsi liberato dal suo obbligo, oppure potresti chiedergli ancora il pagamento visto che ha dato i soldi al tuo legale? Quando l’avvocato può riscuotere le somme del cliente? Vediamo cosa dicono la legge e la giurisprudenza.

Procura alle liti: cos’è?

Come anticipato in premessa, la procura alle liti che si conferisce all’avvocato è l’atto con cui il difensore ottiene il potere di rappresentare in giudizio il proprio assistito, agendo in sua vece.

Insomma: la procura consente all’avvocato di patrocinare in giudizio, cioè di difendere il proprio assistito in una causa davanti a un giudice.

La procura alle liti deve necessariamente rivestire la forma scritta e deve essere conferita con atto pubblico (ad esempio, atto notarile) o con scrittura privata la cui firma è autenticata dallo stesso avvocato.

Procura alle liti: l’avvocato può riscuotere somme?

Con la procura alle liti può senz’altro essere conferito all’avvocato il potere di riscuotere le somme che spetterebbero al cliente.

Ad esempio, la procura può consentire all’avvocato di ricevere i pagamenti di controparte nel caso di esito vittorioso della causa. Così facendo, il debitore che ha pagato può ritenersi libero dal proprio obbligo, esattamente come se avesse pagato direttamente al suo creditore.

La procura alle liti, dunque, può autorizzare l’avvocato a riscuotere le somme del cliente, agendo come vero e proprio rappresentante di quest’ultimo.

Cosa succede se la procura non conferisce espressamente questa facoltà? Secondo la Corte di Cassazione [1], se nella procura, pur non essendoci esplicitamente indicata la possibilità per il legale di riscuotere per conto del cliente, c’è un formale riconoscimento allo stesso difensore della facoltà di compiere “quant’altro sia opportuno e necessario” nell’interesse dell’assistito, allora l’avvocato può ugualmente incassare in nome e per conto del suo assistito, con la conseguenza che:

  • il difensore dovrà immediatamente consegnare le somme al proprio cliente;
  • il debitore che ha pagato può dirsi liberato dalla propria obbligazione.

In parole povere: se dal tenore della procura alle liti si evince che l’avvocato può compiere tutto quanto è necessario nell’interesse del suo assistito, allora il difensore potrà anche riscuotere le somme del cliente, pur in assenza di un’autorizzazione specifica ad incassare.

In ogni caso, qualsiasi somma corrisposta all’avvocato nell’interesse del proprio assistito deve essere custodita nel rispetto di precise regole, con la sua fatturazione o con il versamento su apposito conto che ne impedisce la libera disponibilità [2].

L’avvocato non deve trattenere oltre il tempo strettamente necessario le somme ricevute per conto della parte assistita, senza il consenso di quest’ultima.

L’avvocato, per non incorrere nella infrazione disciplinare, deve quindi mettere immediatamente a disposizione della parte le somme riscosse per conto della stessa.

Avvocato riscuote soldi senza permesso: cosa succede?

L’avvocato che dovesse incassare soldi per conto del cliente senza alcun tipo di consenso rischierebbe di commettere un illecito, sia deontologico che civile.

In un caso del genere, l’avvocato ha davanti due strade:

  • restituire i soldi ricevuti;
  • rimetterli immediatamente al suo assistito, il quale, ratificando l’operazione, libera così il debitore che ha pagato.

Il debitore che paga all’avvocato del creditore senza che il legale abbia il consenso ad incassare non si libera dal proprio obbligo: ciò significa che il creditore potrebbe comunque chiedergli i soldi, a meno che non abbia accettato il pagamento dell’avvocato.

Se l’avvocato trattiene le somme che gli sono state date per il proprio assistito, c’è il rischio che incorra nel reato di appropriazione indebita.

Avvocato: può trattenere le somme del cliente a titolo di onorario?

Il codice deontologico forense [3] stabilisce che l’avvocato non può trattenere le somme che incassa per conto del cliente, nemmeno a scomputo del proprio onorario.

Infatti all’avvocato non è consentito trattenere somme di competenza del cliente neppure a titolo di compensazione con un proprio credito professionale, a meno che non ci sia il consenso espresso del cliente.

Per la precisione, l’avvocato ha diritto di trattenere le somme ricevute imputandole a titolo di compenso soltanto se:

  1. c’è il consenso del cliente. Ove tale permesso sia negato, il legale deve rimettere immediatamente le somme ricevute;
  2. si tratta di somme liquidate giudizialmente a titolo di compenso a carico della controparte e l’avvocato non le abbia già ricevute dal cliente. Ciò significa che, nel caso in cui la controparte, a conclusione di un giudizio, sia stata condannata al pagamento delle spese legali, l’avvocato che riceve le somme in questione dalla controparte, ancorché non sia antistatario, ha diritto di trattenerle, sempreché non le abbia già incassate dal cliente;
  3. ha già formulato una richiesta di pagamento del proprio compenso espressamente accettata dal cliente.

Avvocato: può trattenere le somme a titolo di rimborso?

L’avvocato ha diritto di trattenere le somme a rimborso delle anticipazioni sostenute, con obbligo di darne avviso al cliente.

Ciò significa che l’avvocato può trattenere le somme ricevute a rimborso delle spese sostenute in anticipo (ad esempio, contributo unificato, marca da bollo, notifica, ecc.), con l’obbligo, però, per l’avvocato di dare avviso al cliente della compensazione effettuata.


Se dal tenore della procura alle liti si evince che l’avvocato può compiere tutto quanto è necessario nell’interesse del suo assistito, allora il difensore potrà anche riscuotere le somme del cliente, pur in assenza di un’autorizzazione specifica ad incassare.

note

[1] Cass., sent. n. 22544 del 25 settembre 2018.

[2] Cass., sez. un., sent. n. 12945 del 4 dicembre 1992.

[3] Art. 31 cod. deont.

Autore immagine: pixabay.com


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