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Chi può chiedere la separazione?

23 Dicembre 2021
Chi può chiedere la separazione?

Separazione marito e moglie: chi può agire in tribunale? Cosa succede se il coniuge è malato, interdetto, inabilitato, ha l’amministratore di sostegno o è morto? E cosa avviene quando un coniuge non vuol concedere la separazione all’altro?

Quando due coniugi intendono divorziare devono prima separarsi e solo dopo la separazione possono avviare la procedura di divorzio. Procedura che non può avvenire prima di sei mesi se la separazione è stata consensuale, o prima di un anno se la separazione è stata giudiziale. Nel primo caso, marito e moglie si mettono d’accordo sulle condizioni della separazione, siglando un atto dinanzi al Presidente del tribunale che poi viene omologato. Nel secondo caso, invece, che si verifica quando le parti sono in disaccordo tra loro, si instaura una vera e propria causa.

Chi può chiedere la separazione? Che succede se uno dei due coniugi vuol separarsi e l’altro no? Può una terza persona chiedere la separazione per conto di un coniuge che, vittima delle violenze (fisiche o morali dell’altro) non ha il coraggio di farlo? È quanto cercheremo di spiegare nel seguente articolo.

Chi può chiedere la separazione?

La domanda di separazione può essere presentata solo ed esclusivamente dai coniugi, a condizione che siano capaci di intendere e di volere. Lo dice esplicitamente l’articolo 150 del Codice civile (comma 3): «Il diritto di chiedere la separazione giudiziale o l’omologazione di quella consensuale spetta esclusivamente ai coniugi».  

Questo esclude che a chiedere la separazione possa essere un procuratore speciale del coniuge o comunque un soggetto da lui delegato, salvo ovviamente il suo avvocato a cui viene firmata la procura. Proprio in forza di tale procura, l’avvocato è solo un sostituto processuale: gli effetti del giudizio infatti si riversano automaticamente in capo alla parte.

Da quanto appena detto si intuisce che non ci si può separare senza il proprio volere. In altri termini, un familiare o un amico non può chiedere la separazione per conto di uno dei due coniugi, neanche se dovesse accorgersi che questi vive in una condizione di soggezione psicologica o di dipendenza dall’altro da cui non riesce a liberarsi. I parenti non possono mai essere parti in un giudizio di separazione, neppure al limitato fine di tutelare gli interessi dei figli minori. Lo stesso dicasi per i figli, che non possono chiedere la separazione dei loro genitori.

Dall’altro lato, però, come vedremo a breve, la separazione non richiede anche il consenso dell’altro coniuge. È sufficiente che ad agire sia una sola delle due parti per dare avvio al procedimento.

Coniuge incapace: può chiedere la separazione?

Ma che succede se uno dei due coniugi è incapace di intendere e volere, magari perché affetto da una patologia che ne limita le capacità psichiche? Solo il coniuge interdetto o inabilitato può agire o resistere in giudizio tramite il suo rappresentante legale (egli non può infatti essere privato del diritto personalissimo alla separazione). In assenza quindi di un precedente provvedimento di interdizione o inabilitazione è il coniuge stesso a dover agire. 

Anche il tutore può presentare domanda in nome e per conto del coniuge interdetto, previa autorizzazione giudiziale, essendo la nomina di un curatore speciale necessaria solo nel caso di conflitto di interessi tra il tutore e il proprio rappresentato.

Il beneficiario dell’amministrazione di sostegno, secondo l’orientamento prevalente, può chiedere la preventiva autorizzazione del giudice tutelare che può, valutata la rispondenza della domanda agli interessi del beneficiario, autorizzare l’amministratore a promuovere l’azione o nominare un curatore speciale [1]. Se la persona beneficiaria è in grado di esprimere la propria volontà e non intende sottoscrivere il ricorso per separazione, il giudice tutelare può rigettare l’istanza di autorizzazione dell’amministratore di sostegno [2]. 

Che succede se uno dei due coniugi muore durante la causa di separazione?

La morte di uno dei coniugi in pendenza del giudizio di separazione comporta la cessazione della causa (tecnicamente si dice che il giudizio viene estinto per «cessazione della materia del contendere»). In forza della morte, infatti, il matrimonio si scioglie da sé, senza bisogno di una sentenza del giudice. 

Ci si può separare se si vive altrove?

Se una persona dovesse trasferirsi all’estero o comunque vivere ormai lontano dall’ex coniuge potrebbe separarsi dando mandato a un’altra persona di curare la pratica per conto proprio? Abbiamo detto in apertura che non è possibile chiedere la separazione tramite terzi. Tuttavia, esiste una giurisprudenza risalente nel tempo secondo cui la separazione può essere proposta anche da un procuratore speciale che sia in possesso di una procura contenente in modo analitico e dettagliato le condizioni alle quali il mandante intende separarsi, così come indicate nel ricorso e dalle quali si evincano i limiti entro cui la volontà del coniuge deve farsi valere [3].

Che succede se un coniuge non vuol concedere la separazione?

Come anticipato sopra, per avviare la procedura di separazione (come del resto per il divorzio) è sufficiente la domanda di un solo coniuge. Sicché, l’eventuale resistenza dell’altro o il rifiuto a firmare l’accordo può solo determinare il passaggio dalla procedura della separazione «consensuale» a quella «giudiziale»: in pratica, non paralizza l’iter per la separazione e il divorzio. 

A questo punto, però, il richiedente dovrà depositare un ricorso in tribunale per il tramite del proprio avvocato, notificandolo all’altro coniuge e avviando una causa vera e propria contro di lui. Per ottenere la separazione non servono prove circa l’intollerabilità della convivenza: basta semplicemente dichiarare al giudice che è venuta meno l’unione familiare. Le prove serviranno solo se si vuol addebitare all’altro coniuge la separazione, ossia far ricadere su di lui la colpa della disgregazione della comunione tra i coniugi. Il che implica solo la perdita del diritto al mantenimento (semmai ve ne siano i presupposti derivanti da un reddito più basso) e all’eredità dell’ex.


note

[1] Trib. Cagliari 15 giugno 2010, Trib. Roma 10 marzo 2009, Trib. Modena 26 ottobre 2007; contrario invece: Trib. Milano 7 maggio 2014

[2] Trib. Roma 13 aprile 2007.

[3] App. Firenze 20 febbraio 1991, Cass. 11 novembre 1981 n. 5973

Autore immagine: depositphotos.com


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