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Cessione del credito: cos’è e come funziona?

18 Aprile 2022 | Autore:
Cessione del credito: cos’è e come funziona?

Quando è possibile trasferire il proprio diritto di credito? Quali garanzie deve offrire il cedente? Cosa significa cessione pro solvendo?

Quando si pensa a una compravendita si immagina sempre alla classica cessione di un bene a fronte del pagamento di un prezzo in denaro. È il caso dell’acquisto di un’auto, di un elettrodomestico, di un computer, ecc. In realtà, per la legge è possibile vendere anche un credito. Sì, hai capito bene: è legale cedere il proprio diritto di credito, con il risultato che il debitore non dovrà più pagare a te ma a chi ha acquistato il credito. Con questo articolo parleremo proprio di questo: vedremo cioè cos’è e come funziona la cessione del credito.

Come meglio diremo nel prosieguo, la cessione del credito non è propriamente assimilabile a una compravendita, in quanto non tutti i crediti possono essere ceduti; inoltre, il cedente potrebbe assumersi l’impegno di garantire il pagamento del debitore, rispondendo così nei confronti di colui che ha acquistato il credito nel caso di inadempimento. Se l’argomento t’interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme cos’è e come funziona la cessione del credito.

Cessione del credito: cos’è?

La cessione del credito è il contratto con cui il creditore (cosiddetto cedente) trasferisce a un altro soggetto (cosiddetto cessionario) il credito che vanta nei confronti di un terzo (il debitore ceduto).

Si tratta di un contratto bilaterale, in quanto non c’è bisogno del consenso del debitore. Ciò significa che creditore e “acquirente” possono mettersi liberamente d’accordo senza dover chiedere il permesso al debitore, al quale è indifferente il soggetto a cui dovrà pagare.

Come si dirà, al debitore deve comunque essere notificata la cessione ai fini dell’opponibilità dell’operazione.

Con la cessione, il cessionario diventa il nuovo credito del debitore ceduto e avrà diritto che quest’ultimo gli paghi il proprio debito.

Cessione del credito: caratteristiche del contratto

La cessione del credito può essere gratuita oppure onerosa. Ciò significa che il cedente può anche non ricavare nulla dal trasferimento del proprio credito. Questo accade, ad esempio, quando il cedente intende estinguere un debito che egli ha a propria volta con il cessionario. Facciamo un esempio.

Tizio è creditore di Caio ma ha a sua volta un debito con Sempronio. Per pagare quest’ultimo, decide di cedergli il proprio credito nei confronti di Caio. Si avrà dunque il seguente schema:

Nulla impedisce che la cessione del credito possa consistere in una vera e propria donazione, fatta per puro spirito di liberalità.

La cessione invece è onerosa quando il cedente ottiene dal cessionario qualcosa in cambio, come ad esempio un pagamento in denaro. In un caso del genere, la cessione del credito è simile a una compravendita.

Quali crediti non sono cedibili?

Per legge (art. 1260 cod. civ.), non possono essere ceduti i crediti strettamente personali e quelli per cui il divieto è previsto direttamente dalla legge.

Sono crediti personali quelli che per la loro natura possono essere esercitati solo dal loro titolare. Si pensi ad esempio al credito avente ad oggetto una prestazione alimentare, cioè quella che è dovuta ai familiari in difficoltà.

Per legge, poi, è vietato il trasferimento di alcuni crediti, tipo quelli del figlio minore ai genitori.

Cessione del credito: come funziona?

Come detto, la cessione del credito è un contratto per la cui stipula è sufficiente l’accordo tra cedente e cessionario. È dunque irrilevante il consenso del debitore ceduto.

Tuttavia, secondo la legge (art. 1264 cod. civ.), affinché sia efficace anche nei suoi confronti, occorre che la cessione sia notificata al debitore ceduto oppure da quest’ultimo accettata. Cosa significa tutto ciò?

Vuol dire che la cessione del credito è perfettamente valida anche senza il consenso del debitore ceduto; questi, però, ha diritto di essere messo al corrente del trasferimento del credito, affinché possa pagare al nuovo creditore anziché al vecchio (cioè, al cedente).

Se la cessione non gli è notificata oppure non l’ha accettata, il debitore potrà ancora pagare al vecchio creditore, esattamente come se la cessione non fosse mai avvenuta, liberandosi così del proprio obbligo.

In altre parole, prima dell’accettazione o della notifica della cessione, il debitore può adempiere nei confronti del creditore originario e tale adempimento lo libera in tutto e per tutto. Toccherà poi al cedente trasferire il pagamento ricevuto al cessionario, cioè a colui che ha acquistato il credito.

Affinché la cessione abbia effetti nei confronti del debitore, occorre che ricorra almeno una di queste condizioni, e cioè che:

  • la cessione gli sia stata notificata, ad esempio mediante raccomandata a/r;
  • abbia accettato la cessione, ad esempio sottoscrivendo anche lui l’accordo oppure comunicando la propria conoscenza dell’operazione;
  • il cessionario dimostri che il debitore, pur non avendo accettato la cessione né essendogli stata notificata, ne abbia comunque avuto conoscenza. È il caso del “non poteva non sapere”, che può ricorrere, ad esempio, se la cessione è stata fatta proprio a casa del debitore.

Se sussiste una di queste circostanze, non vi sono dubbi: la cessione è efficace anche nei confronti del debitore, con la conseguenza che questi potrà dirsi liberato solo se paga al nuovo creditore (cioè, al cessionario).

Garanzia del credito ceduto: cos’è e come funziona?

Così come il venditore deve garantire per i vizi della cosa venduta, anche nella cessione del credito il cedente è tenuto a offrire alcune garanzie.

Secondo la legge (art. 1266 cod. civ.), quando la cessione è a titolo oneroso, il cedente è tenuto a garantire l’esistenza del credito (cosiddetto “nomen verum” del credito).

In pratica, chi cede il proprio credito dietro corrispettivo deve garantire al cessionario che questo credito sia esistente. Il credito è inesistente se il debitore ha già pagato e, quindi, ha estinto la propria obbligazione.

Il cedente non è invece tenuto a garantire che il debitore pagherà, a meno che non abbia assunto spontaneamente tale garanzia. In questo caso, egli risponde nei limiti di quanto ha ricevuto dal cessionario (art. 1267 cod. civ.). Facciamo un esempio.

Francesco cede a Paolo per 800 euro il credito di 1.000 euro che ha nei confronti di Marco. Poiché Marco è notoriamente un cattivo pagatore, Francesco garantisce per lui. Se Paolo non riuscirà a riscuotere il credito di 1.000 euro che gli è stato ceduto perché Marco è nullatenente, potrà rivalersi nei confronti di Francesco, ma nei limiti di quanto è costata la cessione, cioè di 800 euro.

Quando il cedente garantisce per la solvenza del debitore ceduto, si dice che la cessione è “pro solvendo”; in caso contrario, quando non si garantisce il pagamento del debitore, la cessione è “pro soluto”.

La garanzia offerta dal cedente viene meno se la mancata realizzazione del credito è dipesa dalla negligenza del cessionario. Si pensi al cessionario che, anziché agire tempestivamente con il pignoramento, perda inutilmente tempo, favorendo così l’insolvenza definitiva del debitore.



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