Diritto e Fisco | Articoli

Un medico di base può ricusare un paziente?

18 Aprile 2022 | Autore:
Un medico di base può ricusare un paziente?

Quando, come e perché un medico di famiglia può decidere di rifiutare un assistito e interrompere definitivamente le prestazioni ambulatoriali e domiciliari.

Sei un medico di famiglia e hai avuto un’aspra discussione con un tuo paziente che pretendeva prestazioni indebite. Ti sei rifiutato e sei stato aggredito verbalmente. Hai ricevuto offese che ritieni ingiuste e lesive della tua dignità personale e professionale. Non è stato un episodio isolato e non sei disposto a liquidare la faccenda come una semplice incomprensione, neppure ricevendo le scuse. Ormai hai perso la serenità necessaria nei rapporti con il tuo assistito; hai timore che si presenti di nuovo in ambulatorio con la stessa arroganza. Così vorresti liberarti di lui e ti chiedi se un medico di base può ricusare un paziente.

Le facoltà degli assistiti sono molto ampie e ogni paziente può in qualsiasi momento decidere di cambiare il proprio medico di famiglia, semplicemente dandone comunicazione all’Azienda sanitaria. Questa scelta del paziente è completamente libera e non richiede motivazioni o spiegazioni. Invece quando è il medico a rifiutare un assistito le condizioni sono molto più stringenti. Un medico di base può ricusare un paziente solo in determinati casi e ci sono degli specifici requisiti e termini da rispettare affinché la sua decisione sia valida ed efficace.

La problematica che ci accingiamo a trattare è divenuta di grande attualità a seguito della pandemia di Covid-19: diversi medici di famiglia hanno avuto rapporti molto tesi con alcuni pazienti “no vax” e “no green pass”, soprattutto per le divergenze di vedute sulle esenzioni vaccinali e sulle cure da praticare per i malati. Quando il paziente rifiuta arbitrariamente i consigli del medico e non osserva le sue prescrizioni terapeutiche, viene meno il necessario rapporto di fiducia. Così molti sanitari hanno deciso di interrompere definitivamente il rapporto con i loro assistiti, liberandosi di situazioni divenute ormai ingestibili da un punto di vista clinico e, forse, anche umano.

Quando il medico di base può ricusare un suo assistito

Tra il medico di base e i suoi pazienti deve intercorrere un rapporto di reciproca fiducia. Il legame si instaura al momento della scelta del medico da parte del paziente (una decisione che è personale e, appunto, fiduciaria) ma deve proseguire – e possibilmente approfondirsi – durante il lungo periodo di assistenza sanitaria, che, come spesso accade, può durare molti anni e coinvolgere l’intera famiglia nelle varie vicende relative alla salute dei suoi membri.

In concreto, il principale motivo di ricusazione consiste nella lesione di questo essenziale rapporto di fiducia tra il medico e il paziente, che nel corso del tempo viene nutrito dalla sempre più profonda conoscenza reciproca ma può anche comportare l’insorgenza di dissidi o veri e propri scontri. Tenendo conto di queste eventualità, l’Acn (Accordo collettivo nazionale) per la medicina generale [1] dispone che «il medico che non intenda prestare la propria opera in favore di un assistito può in ogni tempo ricusare la scelta dandone comunicazione alla competente Azienda».

Ricusazione di un paziente da parte del medico: limiti

Il potere di ricusare un paziente non è illimitato e non può essere esercitato in modo arbitrario: la legge [2] stabilisce che la ricusazione deve essere giustificata «da eccezionali ed accertati motivi di incompatibilità». In altre parole, deve esistere una grave e specifica ragione che rende necessaria l’adozione di questa decisione da parte del medico di base, che non può respingere un paziente in base, ad esempio, ad una antipatia personale, o per il fastidio di doverlo assistere.

Inoltre la ricusazione non è consentita quando, nell’ambito territoriale di scelta, non c’è un altro medico operante, a meno che, nonostante tale situazione, non ricorrano «eccezionali motivi di incompatibilità» che però in questo caso devono essere accertati da un apposito Comitato istituito presso l’Azienda sanitaria [3].

Comunicazione del medico al paziente ricusato

La ricusazione è un «atto unilaterale ricettizio», cioè diventa efficace solo quando il provvedimento adottato viene portato a conoscenza del suo destinatario, come prevede l’art. 1334 del Codice civile. Perciò il medico di base che ha deciso di ricusare un paziente deve comunicarlo all’interessato, esponendo le ragioni che lo hanno indotto alla decisione di rifiutare di prestare assistenza sanitaria per il futuro. In concreto potrà trattarsi, ad esempio, di minacce ricevute, di conflitti sorti su un trattamento terapeutico, di tentativi di inganno o altre slealtà manifestate dal paziente.

Questo dovere di spiegazione dei motivi deriva dal generale obbligo di buona fede contrattuale nell’esecuzione delle prestazioni, sancito dall’art. 1375 del Codice civile. Anche la Corte di Cassazione ha affermato che la ricusazione del paziente da parte del medico deve essere sorretta da una idonea giustificazione [3].

In base alla normativa sul diritto di accesso agli atti amministrativi il paziente può prendere visione della comunicazione inviata all’Azienda sanitaria dal medico che lo ha ricusato, specialmente se vuole verificare la corrispondenza tra le ragioni «ufficiali» rappresentate agli organi aziendali e quelle che il medico gli ha esposto nella comunicazione diretta.

Da quando decorre la ricusazione del paziente?

La ricusazione compiuta dal medico di base non può lasciare il paziente improvvisamente privo di assistenza sanitaria, ma deve lasciargli il tempo necessario per poter scegliere un altro medico di famiglia. Per questo motivo la normativa [1] prevede che la ricusazione non ha efficacia immediata ma decorre, agli effetti assistenziali, dal 16°giorno successivo alla data della sua comunicazione al paziente assistito. Quindi nei quindici giorni precedenti il paziente avrà ancora diritto all’assistenza sanitaria da parte del medico ricusante, a meno che, nel frattempo, non abbia già operato la scelta di un nuovo medico di base.


note

[1] Art. 41, co. 3, Acn del 20.01.2005.

[2] Art. 8, co. 1, lett. b), D.Lgs. n. 502/1992.

[3] Art. 23 e art. 41, co. 4, Acn 2005.

[4] Cass. sent. n. 6243 del 27.03.2015.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube