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Quali risparmi non sono pignorabili?

24 Dicembre 2021
Quali risparmi non sono pignorabili?

Come non farsi pignorare i soldi depositati sul conto corrente bancario o postale. 

Un nostro lettore ha alcuni debiti che non è riuscito a coprire. Teme ora che il creditore possa pignorargli l’unica cosa che possiede: il conto corrente bancario. Ci chiede pertanto quali risparmi non sono pignorabili, avendo saputo che la legge stabilisce una soglia oltre la quale il pignoramento del conto corrente non può mai spingersi. Difatti è così, ma con alcuni limiti e condizioni. Ecco dunque cosa c’è da sapere sull’argomento.

I risparmi sono pignorabili?

Non tutti i risparmi in banca o alle poste sono pignorabili. La legge fissa un limite che, tuttavia, opera solo per i titolari di un conto corrente su cui viene accreditato lo stipendio o la pensione. 

Per tutti gli altri correntisti non esiste alcuna tutela. Sicché, il creditore potrà pignorare l’intero importo presente sul conto, anche se dovesse essere il frutto dei risparmi di una vita. 

Tanto per fare un esempio, un professionista o un imprenditore che abbiano un conto corrente con 100mila euro possono rischiare l’integrale pignoramento di tale cifra se il debito è pari o superiore ad essa.

Si tenga peraltro conto che il pignoramento del conto non è mai pari al debito maturato, ma a una somma pari al debito aumentato della metà: e ciò al fine di coprire eventuali spese processuali. Ad esempio, una persona che vanti 10mila euro da un’altra può pignorare fino a 15mila euro la giacenza sul conto corrente.

Se i risparmi però vengono accantonati in una polizza vita, questa non può essere pignorata, indipendentemente dall’attività lavorativa del debitore: si tratta di un principio che vale per chiunque.

I risparmi accantonati in forme di investimento differente, come ad esempio titoli di Stato (Bot, Cct, ecc.), obbligazioni o azioni sono sempre pignorabili. Sono pignorabili, almeno in teoria, anche i contanti depositati nelle cassette di sicurezza (se non fosse che tanto la banca quanto il creditore non possono sapere cosa vi è dentro).

Quando i risparmi non sono pignorabili

I risparmi non pignorabili sono quindi esclusivamente quelli accumulati dai lavoratori dipendenti e dai pensionati sul conto corrente bancario e postale. La legge fissa però un limite a tale impignorabilità: limite pari al triplo dell’assegno sociale. In pratica, potrà essere pignorata solo l’eccedenza rispetto a tale tetto presente sul conto corrente alla data di notifica dell’atto di pignoramento alla banca o alle poste. 

Facciamo un esempio pratico per rendere la questione più comprensibile.

L’assegno sociale per il 2022 è pari a 460,42 euro (l’importo viene aggiornato annualmente). Il triplo è pari a 1.381,26 euro. Questo significa che, se sul conto la giacenza è inferiore a 1.381,26 euro, non è possibile pignorare tali risparmi; se invece è superiore, si pignora soltanto l’eccedenza. 

Quindi, se sul conto sono depositati 1.500 euro, si potrà pignorare la differenza tra 1.500 e 1.381,26 ossia 118,74 euro.

Quanto invece alle mensilità successivamente versate dal datore di lavoro o dall’Inps per la pensione, queste verranno pignorate, mese per mese, nella misura massima di un quinto, fino ad estinzione integrale del debito. Su una pensione di mille euro, si potrà quindi pignorare solo il 20% ossia 200 euro al mese che la banca tratterrà per poi versare di volta in volta al creditore.

Quando però il creditore è l’Agente per la Riscossione, oltre ai limiti appena visti ne valgono di ulteriori. In particolare, il limite della pensione pignorabile non è sempre del quinto ma varia in base all’importo della pensione stessa. In particolare:

  • stipendi fino a 2.500 euro: il pignoramento è di massimo un decimo;
  • stipendi da 2.500 euro fino a 5.000 euro: il pignoramento è di massimo un settimo;
  • stipendi oltre 5.000 euro: il pignoramento è di massimo un quinto.

Quando i risparmi sono pignorabili?

Come anticipato, la regola che sancisce l’impignorabilità dei risparmi depositati in banca o alle poste di importo non superiore al triplo dell’assegno sociale vale solo per i conti su cui viene accreditato lo stipendio e la pensione. Non vale per i conti su cui vengono bonificate altre somme derivanti da redditi di natura differente (come ad esempio: canoni di locazione, investimenti mobiliari, redditi di lavoro autonomo o professionale e così via). Stessa conclusione vale nel caso in cui sul conto confluiscano sia redditi da lavoro dipendente o da pensione che di altra natura. Ciò fa sì che se il pensionato versa sullo stesso conto gli assegni dell’Inps e i canoni che percepisce dall’affitto di un proprio appartamento, tutti i risparmi sul conto saranno pignorabili. Per evitare tale effetto questi dovrà quindi aprire un secondo conto corrente per dividere le due prestazioni, rendendo parzialmente impignorabile la pensione e interamente pignorabili invece i proventi della locazione. 



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