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Post sui social e reato di stalking: ultime sentenze

24 Dicembre 2021
Post sui social e reato di stalking: ultime sentenze

Quando c’è il reato di atti persecutori in caso di post, offese e minacce su Facebook e altri social.

No atti persecutori per la pubblicazione di post canzonatori su pagina Facebook

In tema di atti persecutori, non integra la condotta di cui all’art. 612-bis c.p. la pubblicazione di “post” meramente canzonatori ed irridenti su una pagina “Facebook”, liberamente accessibile a chiunque, mancando il requisito dell’invasività inevitabile connessa all’invio di messaggi “privati” (sms, “whatsApp”) o alle telefonate. (In motivazione la Corte ha precisato che la pubblicazione di siffatti “post” è legittima ove rientri nei limiti della legittima libertà di manifestazione del pensiero e del diritto di critica).

Cassazione penale sez. V, 03/11/2020, n.34512 [1]

La pubblicazione di notizie ironiche su Facebook non è atta a ingenerare lo stato di ansia delle comunicazioni dirette quali quelle su Whatsapp. Pertanto, in tal caso non è configurabile il reato di stalking ex articolo 612-bis del Cp. A dirlo è la Cassazione, ritenendo che per la sussistenza degli atti persecutori è necessario che sussista nella persona offesa uno stato d’ansia ingenerato da comunicazioni invasive della sfera privata, quali sono, appunto, gli sms telefonici o i messaggi di Whatsapp indirizzati direttamente alla vittima. Nel caso di specie, si trattava di alcuni post ironici del conduttore di un appartamento che criticava i locatori per avergli affittato la casa in nero e allo stesso tempo essere attivi nella campagna per la salute degli animali. Per i giudici di legittimità i post, tra l’altro non offensivi ma ironici, potevano essere letti dai locatari solo per loro scelta volontaria, non essendo indirizzati direttamente a questi ultimi.

Cassazione penale sez. V, 03/11/2020, n.34512

Reato di stalking per post sui social network

Le continue molestie operate nei confronti della vittima, anche mediante messaggi e post diffusi sui social network, nonché il numero infinito di espressioni aspramente offensive e minacciose integrano il reato di cui all’art. 612-bis c.p. Integra il reato di atti persecutori (art. 612-bis c.p.) il soggetto che per diversi anni tormenta con molestie, minacce e offese la vittima, anche tramite social network, attaccandola con post pubblici offensivi e minacciosi, ingenerando nella stessa un perdurante stato di ansia e di paura, portandola a temere per la propria incolumità e a modificare le proprie abitudini di vita.

Cassazione penale sez. V, 17/09/2019, n.45141

Cosa rischia chi commette stalking con un post su Facebook

Rischia il carcere per il reato di atti persecutori lo stalker che per diversi anni tormenta con offese, minacce e molestie la vittima, anche tramite social network, attaccandola con post pubblici offensivi e minacciosi. Le reiterate condotte dello stalker hanno ingenerato nella vittima un perdurante stato d’ansia, portandola a temere per la sua incolumità e a modificare le sue abitudini di vita. Per i Giudici, costituendo la fattispecie di atti persecutori, un reato abituale ad evento di danno, che prevede più eventi in posizione di equivalenza, uno solo di questi è sufficiente ad integrarne gli elementi costitutivi necessari, ovvero cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura, costringendo la vittima ad alterare le proprie abitudini di vita.

Cassazione penale sez. V, 17/09/2019, n.45141

Post offensivi ripetuti sui social e integrazione del reato di stalking

Integra il reato di stalking il reiterato invio alla persona offesa di sms e mail, ovvero ripetuti post offensivi su social, piuttosto che la divulgazione di scritti, filmati o fotografie ritraenti la sfera intima e personale della vittima, così violando il diritto alla riservatezza di quest’ultima.

Cassazione penale sez. V, 12/07/2019, n.47049

Come dimostrare lo stato di ansia dello stalking

In tema di reato di stalking, lo stato di ansia può essere provato dalle dichiarazioni della persona offesa non essendo necessario un accertamento scientifico per un conclamato stato patologico. (Nel caso di specie, tuttavia, oltre alle dichiarazioni della persona offesa era stato prodotto il risultato del test IES (Impact Scale di Horowitz) – test quantitativo volto a visualizzare i sintomi del disturbo post – traumatico da violenza).

Tribunale Napoli sez. I, 04/11/2015, n.13441

Il grave e perdurante stato di turbamento emotivo è idoneo ad essere inquadrato nell’evento di cui all’art. 612 bis c.p., la cui sussistenza non dipende dall’accertamento di uno stato patologico, rilevante solo nell’ipotesi di contestazione di concorso formale di ulteriore delitto di lesioni.

Circa l’evento scaturito dalle violenze reiterate dall’indagato, la Corte ha puntualizzato che esso consiste nello stato di turbamento psicologico cagionato alla vittima, «derivante non da un singolo fattore di stimolo ansiogeno, ma da una serie di comportamenti persecutori», che hanno «evidentemente» determinato una rottura nell’equilibrio emotivo della vittima, progressivamente depauperatosi in un «crescendo di tensione, preoccupazione, nervosismo, paura, di grave spessore e perdurante nel tempo, data la stabilità dell’atteggiamento intimidatorio rancoroso e vendicativo dell’uomo».

Sul punto, i giudici di legittimità hanno dato atto che, sebbene, allo stato, manchi uno specifico accertamento tecnico, suscettibile di dimostrare come gli elevati livelli di ansia, risultando spiacevoli e addirittura dolorosi, abbiano condotto alla specifica tipologia dello stato di ansia della persona offesa attraverso una accentuata e ingovernabile esposizione agli stimoli ansiogeni, fino a un approdo di tipo patologico, «comunque è emerso un grave e perdurante stato di turbamento emotivo … ragionevolmente ritenuto idoneo a essere inquadrato nell’evento di cui all’art. 612-bis c.p.».

La Corte ha precisato che la sussistenza dello stato di turbamento non dipende dall’accertamento di uno stato patologico, rilevante solo nell’ipotesi di contestazione di concorso formale di ulteriore delitto di lesioni.

Secondo la Corte, infatti, la nuova tipologia non può essere ricondotta in una mera ripetizione del reato di cui all’art. 582 c.p., il cui evento è configurabile sia come malattia fisica che come malattia mentale e psicologica, essendo sufficiente che la persecutorietà abbia un effetto destabilizzante della serenità, dell’equilibrio psicologico della vittima.

La Suprema Corte ha così concluso ritenendo la corretta individuazione, da parte dei giudici del merito, del detto evento destabilizzante, «pur non risultato progredito in uno stato patologico» ed il cui accertamento potrà rilevare ai fini della sussistenza di eventuale ulteriore reato di lesioni.

Cassazione penale sez. V, 01/12/2010, n.8832


note

[1] Nella sentenza in esame, la Corte di cassazione ha riconosciuto che la pubblicazione di post ironici ed irridenti su una pagina Facebook aperta dall’imputato sia di per sé lecita, in quanto legittimo esercizio di un diritto di critica, mancando – nel caso di specie – la ricorrenza di messaggi minacciosi connessa all’invio di messaggi “privati”, che caratterizza gli atti persecutori rilevanti ai sensi dell’art. 612-bis c.p.

Sempre in tema di atti persecutori, la giurisprudenza di legittimità ha affermato che la mera pubblicazione, ancorché reiterata, di articoli giornalistici di contenuto diffamatorio non integra il delitto di cui all’art. 612-bis c.p. (Sez. V, 19 ottobre 2016, n. 48007, in C.E.D. Cass., n. 268462-01).

Diversamente, è stato ritenuto sussistente l’elemento materiale del delitto di atti persecutori la condotta di chi reiteratamente pubblica sui “social network” foto o messaggi aventi contenuto denigratorio della persona offesa – con riferimenti alla sfera della sua libertà sentimentale e sessuale – in violazione del suo diritto alla riservatezza (Sez. V, 1° marzo 2019, n. 26049, in questa rivista, 2020, p. 1167; in senso conforme, v. Sez. VI, 16 luglio 2010, n. 32404, ivi, 2011, p. 967, con nota di Minnella, Restano incerti i confini della punibilità del delitto di atti persecutori).

 


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