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Quando il figlio perde il mantenimento dei genitori

24 Dicembre 2021
Quando il figlio perde il mantenimento dei genitori

Alimenti: quando il padre e la madre devono mantenere i figli superati i diciotto anni. L’indipendenza economica e l’assenza di lavoro.

Con una recente sentenza [1] la Cassazione ha spiegato quando il figlio perde il mantenimento dei genitori. Parliamo chiaramente dei figli maggiorenni: per i minorenni infatti l’obbligo di mantenimento sussiste sempre, indipendentemente dal fatto che questi vadano a scuola o meno e dal profitto che gli stessi riescono a raggiungere. Del resto, l’omesso versamento del mantenimento ai figli minori costituisce sempre reato mentre per i maggiorenni lo è solo se questi versano effettivamente in condizioni di bisogno.

Fino a quando sussiste il diritto al mantenimento

Prima però di vedere quando il figlio perde il mantenimento dei genitori ricordiamo innanzitutto che il diritto al mantenimento permane in capo al figlio fino a quando questi non diventa economicamente autonomo e autosufficiente, ossia consegue un reddito che gli consente di mantenersi da solo. Questo diritto però non sussiste a tempo indeterminato dovendo comunque questi impegnarsi attivamente nella ricerca di un lavoro o nel raggiungimento di una propria indipendenza. Al crescere dell’età, sostiene la Cassazione, si può presumere che lo stato di disoccupazione dipenda da una condizione di inerzia del soggetto e non dalla crisi del mercato occupazionale. Anche perché, seppur è corretto che i figli perseguano le proprie aspirazioni, le ambizioni devono comunque contemperarsi con il particolare momento storico ed economico e con l’area geografica in cui si vive. Dunque, ben venga il mantenimento quando ancora si fa “gavetta” (si pensi a un giovane laureato in legge che fa pratica o a un giornalista che, appena assunto in un giornale con un contratto di collaborazione esterna, sta facendo i salti mortali per poter essere inquadrato). Tuttavia una volta raggiunti i 30/35 anni, al di là del percorso formativo prescelto dal giovane, questi perde sempre il diritto al mantenimento.  

Quando il figlio perde il mantenimento 

Dunque il figlio perde il mantenimento dei genitori non solo quando non vuol studiare o bighelloneggia all’università, senza dare esami o ritardando in modo inaccettabile i tempi della laurea, ma anche quando, completato il percorso formativo, non si dà da fare per cercare un lavoro. 

L’assegno di mantenimento può essere disposto in favore di ultradiciottenni non indipendenti economicamente, «valutate le circostanze».

Secondo la Suprema corte, cioè, il diritto dei figli maggiorenni non deriva da una norma generica, ma sorge solo nella situazione concreta in base a un giudizio discrezionale che tenga conto degli elementi di prova forniti. 

L’obbligo del genitore cessa poi nei seguenti casi: 

  • quando il figlio risulti avviato a un’attività lavorativa con concreta prospettiva di indipendenza economica; 
  • oppure quando sia stato messo in condizione di trovare un lavoro che soddisfi le esigenze primarie; 
  • oppure ancora quando abbia conseguito un titolo di studio e sia trascorso un ragionevole lasso di tempo, statisticamente sufficiente a trovare occupazione; 
  • e anche quando il figlio si sia inserito in un diverso nucleo familiare o di vita comune, interrompendo il legame e la dipendenza morale e materiale dalla famiglia di origine.

Sul riconoscimento dell’assegno di mantenimento 

Tra le evenienze che comportano il sorgere del diritto al mantenimento in capo al figlio maggiorenne non autosufficiente, si pongono, fra le altre: 

  • la condizione di una peculiare minorazione o debolezza delle capacità personali, pur non sfociate nei presupposti di una misura tipica di protezione degli incapaci; 
  • la prosecuzione di studi ultraliceali con diligenza, da cui si desuma l’esistenza di un iter volto alla realizzazione delle proprie aspirazioni ed attitudini, che sia ancora legittimamente in corso di svolgimento, in quanto vi si dimostrino effettivo impegno ed adeguati risultati, mediante la tempestività e l’adeguatezza dei voti conseguiti negli esami del corso intrapreso; 
  • l’essere trascorso un lasso di tempo ragionevolmente breve dalla conclusione degli studi, svolti dal figlio nell’ambito del ciclo di studi che il soggetto abbia reputato a sé idoneo, lasso in cui questi si sia razionalmente ed attivamente adoperato nella ricerca di un lavoro; 
  • la mancanza di un qualsiasi lavoro, pur dopo l’effettuazione di tutti i possibili tentativi di ricerca dello stesso, sia o no confacente alla propria specifica preparazione professionale. 

Ai fini dell’accoglimento della domanda, è onere del richiedente provare non solo la mancanza di indipendenza economica – che è la precondizione del diritto preteso – ma di avere curato, con ogni possibile, impegno, la propria preparazione professionale o tecnica e di avere, con pari impegno, operato nella ricerca di un lavoro. 

Se, pertanto, sussiste una condotta caratterizzata da intenzionalità (ad es. uno stile di vita volutamente inconcludente e sregolato) o da colpa (come l’inconcludente ricerca di un lavoro protratta all’infinito e senza presa di coscienza sulle proprie reali competenze), certamente il figlio non avrà dimostrato di avere diritto al mantenimento. 

Ne deriva che, in generale, la prova sarà tanto più lieve per il figlio, quanto più prossima sia la sua età a quella di un recente maggiorenne; al contrario, la prova del diritto all’assegno di mantenimento sarà più gravosa, man mano che l’età del figlio aumenti, sino a configurare il “figlio adulto”, in ragione del principio dell’autoresponsabilità, con riguardo alle scelte di vita fino a quel momento operate ed all’impegno profuso, nella ricerca, prima, di una sufficiente qualificazione professionale e, poi, di una collocazione lavorativa.

A chi spetta l’onere della prova

L’onere della prova delle condizioni che fondano il diritto al mantenimento del figlio maggiorenne è a carico del figlio richiedente. Ai fini dell’accoglimento della domanda, pertanto, è onere del richiedente provare non solo la mancanza di indipendenza economica – che è la precondizione del diritto preteso – ma di avere curato, con ogni possibile, impegno, la propria preparazione professionale o tecnica e di avere, con pari impegno, operato nella ricerca di un lavoro.


note

[1] Cass. ord. n. 17183 del 14.08.2020.

Autore immagine: depositphotos.com


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