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Diritto di garanzia: cambia la prova e va a favore dell’acquirente

24 Luglio 2014
Diritto di garanzia: cambia la prova e va a favore dell’acquirente

Diritti del consumatore: il venditore dovrà fornire la prova contraria, dimostrando che il prodotto era funzionante al momento della vendita.

Finalmente non sarà più chi compra a dover dimostrare che il prodotto non funzionava

bene già al momento dell’acquisto. Lo dice ufficialmente una sentenza della Corte di cassazione dello scorso novembre 2013: spetta al negoziante che non vuole riconoscere il diritto di garanzia dare prova della buona qualità iniziale di quanto ha venduto al cliente.

In sostanza: il venditore dovrà dimostrare che il bene non aveva alcun problema all’origine.

Se il prodotto appena acquistato non funziona o è difettoso, avete due anni di tempo per far valere la garanzia e dovete rivolgervi al venditore per chiedere la riparazione o la sostituzione del bene difettoso.

Purtroppo, la prassi finora era esattamente il contrario: il venditore chiedeva al cliente di fornire la prova che il prodotto fosse difettoso già al momento dell’acquisto. Per nulla facile: infatti, in tanti preferivano rinunciare al proprio diritto di garanzia.

D’altronde, chi compra non è un ingegnere che analizza la piena funzionalità di un nuovo acquisto conservandone prova. È molto più ragionevole far ricadere un simile onere su chi il prodotto lo vende e della sua buona qualità dovrebbe garantire.

Per capirci: gli acquirenti, nel caso in cui si voglia far valere il proprio diritto alla garanzia, devono solo far constatare almeno una di queste mancanze:

1. il prodotto non ha almeno un requisito di conformità, cioè non è adatto all’uso abituale che se ne fa o all’uso particolare che ne vuole fare;

2. il prodotto non corrisponde alla descrizione fatta dal venditore;

3. il prodotto non ha qualità e prestazioni che il consumatore può ragionevolmente aspettarsi, anche tenendo conto delle promesse pubblicitarie.


note

Fonte Altroconsumo


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