Diritto e Fisco | Articoli

Vincolo di destinazione sul bene: per sfuggire ai creditori non basta l’atto unilaterale

21 Luglio 2014
Vincolo di destinazione sul bene: per sfuggire ai creditori non basta l’atto unilaterale

Procedure esecutive ed espropriazione forzata: l’autodestinazione non salva il bene immobile; stabilire con un atto unilaterale un vincolo di destinazione su un proprio bene non può bastare a sottrarlo all’espropriazione forzata da parte dei creditori.

Il cosiddetto “vincolo di destinazione” – ossia la possibilità, per il proprietario di un immobile, di destinarlo a uno specifico fine di particolare rilievo sociale, sottraendolo così all’esecuzione forzata dei creditori se non per debiti contratti per lo scopo di destinazione (leggi la nostra guida sul vincolo di destinazione) – non sempre è possibile.

Una recente sentenza del tribunale di Reggio Emilia [1], infatti – inserendosi in quello che è un orientamento ormai seguito da diversi (ma non tutti) giudici – ha stabilito che non è valido il cosiddetto “vincolo di destinazione puro”, ossia quello che non è collegato a un atto di cessione del bene in questione, in favore di un altro soggetto.

In termini molto semplici, perché si possa destinare un bene immobile a un interesse “meritevole di tutela” e così sottrarlo a tutti i pignoramenti dei creditori diversi da tale scopo, è necessario che vi sia un negozio (un contratto, una donazione, ecc.) che ne trasferisca la proprietà ad un altro soggetto. Con la conseguenza che si può pignorare la casa su cui vi sia un vincolo di autodestinazione unilaterale, cioè quando il bene sia già di proprietà della parte, tramite un “negozio destinatorio puro”, ed esso non sia passato nella titolarità di terzi (in genere lo strumento tipico è la donazione).

Questa tesi restrittiva serve per evitare che il debitore possa fraudolentemente utilizzare il vincolo di destinazione, sui propri beni, senza quindi spogliarsene, al solo fine di frodare i creditori.

In verità, per chi vuol mettere i propri beni al riparo dai rischi del “domani”, c’è già la campana di vetro del “fondo patrimoniale”, nata apposta – nel nostro codice civile – allo scopo di tutelare determinati cespiti e destinarli ai bisogni primari della famiglia.

Invece, il vincolo di destinazione è valido nelle sole ipotesi di destinazione traslativa collegata ad un altro ed ulteriore contratto.

In secondo luogo, secondo la sentenza in commento, perché il vincolo di destinazione sia valido è anche necessario verificare se, in concreto, esso realizzi interessi meritevoli di tutela [2]. E ai fini di tale verifica non basta che tale scopo sia lecito, ma occorre individuare uno specifico interesse che il vincolo di destinazione persegua e che risulti prevalente e in concreto più meritevole di tutela rispetto all’interesse sacrificato dei creditori.


note

[1] Trib. Reggio Emilia, sent. 12.05.2014.

[2] Decondo il principio generale fissato dall’art. 1322, comma 2, cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube