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Dispetti ex fidanzato: quali rischi?

18 Aprile 2022 | Autore:
Dispetti ex fidanzato: quali rischi?

Tutti i reati che si commettono attuando ripicche contro il vecchio partner: stalking, minacce, danneggiamento, accesso abusivo, appropriazione indebita.

La fine di una relazione, soprattutto se lunga e impegnativa, non è mai facile da superare. Questo vale non solo per i coniugi, ma anche per i fidanzati e per quanti hanno condiviso parte della propria vita con qualcun altro. In ipotesi del genere può accadere che uno dei due partner non si arrenda alla fine della relazione e che, per una sorta di spirito vendicativo, decida di tormentare il proprio ex con comportamenti che, solo in apparenza, non costituiscono illecito. Con questo articolo vedremo quali rischi corre chi fa dispetti all’ex fidanzato.

Come vedremo, ripicche, provocazioni e offese possono costituire reato, soprattutto se commesse con insistenza. Si va dal danneggiamento allo stalking, passando per l’accesso abusivo a sistema informatico. Se l’argomento t’interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme quali sono i rischi legali per chi fa dispetti all’ex fidanzato.

Dispetti ex fidanzato: quando c’è stalking?

Chi è perseguitato dall’ex fidanzato che effettua continue chiamate, appostamenti e pedinamenti, può sporgere denuncia per stalking.

Secondo la legge, il reato di stalking scatta ogni volta in cui le molestie o le minacce ripetute nel tempo causino un perdurante stato d’ansia nella vittima, oppure siano causa di timore per la propria o per l’altrui incolumità o, ancora, costringano la vittima a modificare le proprie abitudini di vita [1].

Secondo i giudici, sono sufficienti anche solo due atti molesti per integrare questa ipotesi delittuosa, purché si susseguano in un breve intervallo di tempo. Perfino il corteggiamento non gradito e l’invio di regali non desiderati può far scattare questo reato.

Lo stalking è punito con la reclusione da un anno a sei anni e sei mesi. La pena è tuttavia aumentata se lo stalker è persona che è stata sentimentalmente legata alla vittima. In pratica, gli atti persecutori dell’ex fidanzato sono una fattispecie aggravata di stalking, punita con pena più severa.

Alla persona denunciata per stalking il giudice può intimare di non avvicinarsi alla vittima oppure ai luoghi abitualmente frequentati da quest’ultima [2].

Mancata restituzione dei beni dell’ex fidanzato

Un altro dispetto molto frequente tra ex fidanzati consiste nell’impedire di recuperare i propri beni. Quando due persone che hanno convissuto si separano è inevitabile che uno dei due debba abbandonare la casa che hanno condiviso.

Chi lascia l’abitazione ha però sempre diritto a ottenere la restituzione dei propri beni. Quando ciò è impedito può integrarsi il reato di appropriazione indebita, punito con la reclusione da due a cinque anni e con la multa da mille a tremila euro [3].

Secondo la Suprema Corte [4], il partner che, a seguito della fine della relazione, non restituisce i beni all’altro, ovvero gli impedisce di riprenderseli (magari non facendolo entrare in casa oppure nascondendogli le sue cose) commette il reato di appropriazione indebita.

Danneggiamento dei beni dell’ex fidanzato

Fino a qualche anno fa (per la precisione, fino al 2016), colui che danneggiava i beni di un’altra persona incorreva in reato. Oggi non è più così: chi danneggia o distrugge le cose altrui non commette più un crimine, ma incorre in una semplice responsabilità civile.

Dunque, se, per dispetto, l’ex fidanzato distrugge, danneggia o deteriora le cose del partner, dovrà risarcirgli il danno, ma non potrà essere denunciato, a meno che la propria condotta distruttiva non si accompagni a violenze o minacce: in tal caso, si integra il reato di danneggiamento, punito con la reclusione sino a tre anni [5].

Maria, per vendicarsi del fidanzato fedifrago, con un grosso paio di forbici gli fa a brandelli gli indumenti.

Marco, per fare un dispetto alla compagna, le riga la fiancata dell’autovettura.

Tommaso, per farla pagare alla fidanzata che l’ha lasciato, decide di distruggere tutti i beni che ci sono ancora nella casa in cui hanno convissuto. Non contento, con la forza le sottrae il cellulare e altri beni personali, minacciandola con un coltello nel caso si rifiutasse.

Solamente nell’ultimo caso esemplificato è possibile rinvenire il reato di danneggiamento, in quanto la condotta violenta contro le cose si accompagna alla violenza o minaccia esercitata nei riguardi del partner.

Molestie telefoniche dell’ex fidanzato

Secondo il codice penale [6], chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo, è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a 516 euro.

Secondo la giurisprudenza [7], per integrare il reato di molestie telefoniche è sufficiente anche poche telefonate, anche mute, purché idonee a creare un oggettivo disturbo o fastidio alla persona che le riceve: dunque, integrerà il reato di molestie telefoniche le chiamate fatte in orari notturni, oppure durante periodi in cui si è certi di creare disagio.

Accesso abusivo dell’ex: cos’è?

Uno dei dispetti più diffusi tra ex fidanzati è quello di accedere ai profili social (Facebook, Instagram, ecc.) del vecchio partner, magari per leggere la corrispondenza privata. Anche questa condotta costituisce reato.

La legge punisce con la reclusione fino a tre anni chi, abusivamente, si introduce in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza, ovvero vi si mantiene contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo [8].

Classico esempio di accesso abusivo è quello di colui che riesce ad entrare nell’account personale di un altro individuo utilizzando le sue credenziali: si pensi all’hacker che riesce a rubare la password di accesso all’area riservata home banking oppure, come detto in precedenza, all’ex fidanzato che, conoscendo le credenziali del vecchio partner, le usa senza il consenso del titolare per accedere a profili social ed email.

Chi effettua un accesso non autorizzato commette reato a prescindere dalle sue intenzioni e dal danno che abbia cagionato: in pratica, chi ottiene abusivamente le credenziali di un’altra persona e le utilizza senza arrecargli alcun danno, commette ugualmente reato.

Ciò significa che, se qualcuno ruba la password di Facebook a un’altra persona ed entra nel suo profilo solamente per sbirciare, si sarà comunque macchiato del reato di accesso abusivo, anche senza aver prodotto alcun danno concreto.


note

[1] Art. 612-bis cod. pen.

[2] Art. 282-ter cod. proc. pen.

[3] Art. 646 cod. pen.

[4] Cass., sent. n. 37498/2009.

[5] Art. 635 cod. pen.

[6] Art. 660 cod. pen.

[7] Cass., sent. n. 6064 dell’08/02/2018.

[8] Art. 615-ter cod. pen.

Autore immagine: canva.com/


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