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Quanti possono essere i cointestatari di un conto postale?

18 Aprile 2022 | Autore:
Quanti possono essere i cointestatari di un conto postale?

Qual è il numero massimo di titolari che può avere un conto corrente? Cos’è e come funziona il BancoPosta? Qual è la quota di ogni cointestatario?

Tutti sanno che è possibile intestare il conto correte a più persone: si parla in questo caso di conto cointestato. In genere ciò avviene tra coniugi, ma anche tra familiari, come ad esempio padre e figlio. In effetti, nulla vieta che gli intestatari dello stesso conto non siano affatto parenti: pertanto, ben potrebbe un conto corrente essere intestato a due o più amici. Qual è il numero massimo di intestatari dello stesso conto? Quanti possono essere i cointestatari di un conto postale?

Com’è noto, anche le Poste italiane consentono di aprire un proprio conto corrente, che prende il nome di conto BancoPosta. Il conto postale è del tutto simile a quello bancario, consentendo in effetti di poter compiere le stesse operazioni. La differenza più rilevante è che il conto BancoPosta è destinato solo alle persone fisiche. Ma qual è il limite degli intestatari? Quanti possono essere i cointestatari di un conto postale? Scopriamolo insieme.

Conto postale: cos’è?

Il conto postale non è altro che il conto corrente aperto presso le Poste italiane. Questo conto ha un nome preciso: BancoPosta.

Conto BancoPosta: come funziona?

Il conto BancoPosta funziona a tutti gli effetti come un normale conto corrente bancario. Con questo servizio si possono gestire con semplicità i propri soldi: il cliente deposita il denaro; le Poste lo custodiscono, offrendo una serie di servizi, come l’accredito dello stipendio o della pensione, pagamenti, incassi, bonifici, domiciliazione delle bollette, carta di debito, carta di credito, assegni. Il cliente può versare e prelevare denaro dal conto corrente in qualsiasi momento.

Con il conto BancoPosta i clienti delle Poste Italiane possono compiere le più comuni operazioni bancarie; pertanto, si potranno:

  • custodire i risparmi;
  • prelevare o accreditare denaro sia tramite gli sportelli postali, sia con gli sportelli esterni ATM presenti presso ogni ufficio di Poste Italiane sia, infine, attraverso i bancomat di una qualsiasi banca;
  • gestire versamenti e pagamenti, per esempio mediante le domiciliazioni delle bollette, l’accredito dello stipendio o ancora tramite bollettini e bonifici.

Per consentire di effettuare queste operazioni, in particolare quelle con gli sportelli ATM e al bancomat, al correntista BancoPosta viene assegnata una carta di debito o una carta di credito e un libretto per gli assegni.

Per la gestione invece si può scegliere di volta in volta se eseguire le operazioni presso gli sportelli o tramite il proprio computer, grazie ai servizi di home banking oppure comodamente con lo smartphone utilizzando l’applicazione BancoPosta.

Cointestatari BancoPosta: quanti possono essere?

Qual è il numero massimo di cointestatari dello stesso conto corrente postale? Ebbene, a meno che il contratto che si sottoscrive all’apertura non preveda specifici limiti, non esiste un numero massimo di cointestatari del conto BancoPosta: i titolari possono essere due, tre o anche dieci.

All’interno delle condizioni generali che regolano il contratto BancoPosta è infatti espressamente stabilito (all’art. 3) che «il Contratto può essere intestato a più persone fisiche». Non esiste quindi un limite al numero di cointestatari dello stesso conto BancoPosta.

Cointestatari conto bancario: quanti possono essere?

Quanto detto per il conto BancoPosta vale anche per un normale conto corrente bancario: non ci sono limiti al numero di intestatari del medesimo conto in banca. Un’intera famiglia potrà dunque decidere di aprire un conto comune.

Insomma: il conto corrente può essere intestato a due o più individui senza che sia necessario alcun vincolo di parentela tra i cointestatari e senza che sia previsto un tetto massimo del numero di persone che possono accedere al denaro presente nel deposito.

Conto corrente cointestato: come funziona?

È possibile aprire un conto corrente (postale o bancario) cointestato scegliendo tra due tipologie di contratto:

  • conto corrente cointestato a firma congiunta, che consente ai titolari di operare sul conto corrente a patto che i singoli movimenti di denaro vengano autorizzati da tutti gli intestatari apponendo la propria firma come conferma;
  • conto corrente cointestato a firma disgiunta, che permette a ciascuno dei cointestatari del conto di effettuare operazioni di ogni tipo tramite il deposito (movimenti, prelievi, bonifici, pagamenti tramite conto, ecc.) senza che sia richiesta previa autorizzazione con firma da parte di tutti gli altri intestatari del medesimo conto.

In presenza di un conto corrente cointestato a due persone, qualora non vi sia una prova contraria, ogni intestatario è titolare della metà del denaro, di cui può disporre liberamente. Se il conto è intestato a tre persone, ciascuno avrà la libera disponibilità di un terzo di quanto c’è sul conto; e così via.

Insomma: nel caso di conto cointestato, si presume, fino a prova contraria, che ciascuno sia titolare di una quota corrispondente al numero degli intestatari (50% se si è in due, 33% se si è in tre, 25% se si è in quattro, ecc.). Detto ancora in altre parole: le quote dei correntisti si presumono uguali.

Da tanto deriva che è vietato utilizzare più della propria quota senza il consenso degli altri cointestatari. Se lo si fa ugualmente, bisogna restituire la cifra prelevata.

Ciò significa che, in un conto cointestato a due persone, non è possibile utilizzare più del 50% del deposito bancario senza il consenso espresso o tacito dell’altro titolare. A tal riguardo, si legga l’articolo Conto corrente cointestato: si può prelevare solo la metà.

È sempre ammesso dimostrare il contrario; è possibile cioè provare che la cointestazione era solo formale ed era rivolta solamente a una migliore gestione del denaro.

In cosa consiste la prova contraria? Si può dimostrare, ad esempio, che il conto è alimentato solo dai redditi di uno dei contitolari e che l’altro ne ha sempre disposto per gli interessi del primo, ad esempio riscuotendo la pensione o pagando le utenze e le imposte.

In sintesi: le quote dei cointestatari si presumono uguali fino a prova contraria, cioè fino a che non si dimostra che i soldi appartengono in effetti solamente a uno di essi (o ad alcuni di essi).

Completamente diversa è la disciplina nei rapporti con la banca. Qui regna il principio della solidarietà, attiva e passiva. Significa che la banca non può opporre alcun rifiuto se uno dei contitolari preleva più della sua quota o addirittura svuota il conto e, se glielo lascia fare, non è responsabile nei confronti dell’altro cointestatario. Allo stesso modo, però, se sul conto c’è un debito, la banca può chiedere l’integrale rientro a ciascun contitolare.



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