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Che succede se una persona non può pagare una sanzione amministrativa?

27 Dicembre 2021
Che succede se una persona non può pagare una sanzione amministrativa?

Multe: cosa rischia il nullatenente o il minorenne.

A volte le multe, anche quelle per violazione del Codice della strada, sono particolarmente elevate. E quando parliamo di multe ci riferiamo alle sanzioni amministrative (anche se, tecnicamente, il termine «multa» viene usato solo per le sanzioni penali). Facciamo un esempio. Chi guida senza aver conseguito mai la patente, pur non commettendo un reato, rischia una contravvenzione che può arrivare fino a 50mila euro. E siccome è presumibile che questa persona sia un minorenne o comunque un giovane, che succede se una persona non può pagare una sanzione amministrativa? Ecco alcune importanti indicazioni.

Sanzione amministrativa a minorenne: chi paga?

Se la sanzione amministrativa viene fatta nei confronti di un minorenne – si pensi alla guida del motorino senza casco o alla corsa sull’autobus senza biglietto – a pagare sono i suoi genitori, entrambi in solido, anche se sono separati o divorziati. Tant’è vero che, secondo la giurisprudenza, il verbalizzante che eleva il verbale deve indicare in esso non solo i dati del minore trasgressore ma anche dei suoi stessi genitori perché sono questi soltanto i soggetti passivi.

Sanzione amministrativa: che succede se non si paga?

Chi non paga una sanzione amministrativa, qualsiasi essa sia (quindi, tanto la multa stradale quanto la sanzione per il protesto) subisce una procedura che va sotto il nome di riscossione esattoriale. Essa si svolge nel seguente modo. 

L’amministrazione titolare del credito (ad esempio, il Comune presso cui opera la polizia municipale) forma un documento che si chiama «ruolo» in cui riporta l’importo dovuto dal cittadino, la causale e la data in cui il ruolo è stato formato (cosiddetta iscrizione a ruolo). 

Il ruolo non viene notificato al debitore al quale è già stato comunicato il verbale tramite raccomandata a.r. o consegna a mano da parte dell’autorità o del messo notificatore.

Il ruolo viene trasmesso all’Agente per la Riscossione Esattoriale che, per i crediti dello Stato, è Agenzia Entrate Riscossione mentre per i crediti degli enti locali (Province, Regioni e Comuni) è costituito da società private locali con cui tali enti hanno stretto apposite convenzioni. 

L’Agente per la riscossione notifica al debitore un documento, che va sotto il nome di cartella esattoriale (o più comunemente «cartella di pagamento»). La cartella esattoriale è l’ultimo invito a pagare l’importo maggiorato dalle spese di notifica e dagli interessi.

Se non viene pagata la cartella esattoriale entro 60 giorni dalla sua notifica o non viene fatto ricorso e annullata, il contribuente può subire le cosiddette azioni cautelari e le azioni esecutive dell’Agente di riscossione. 

Le azioni cautelari sono:

  • iscrizione del fermo auto;
  • ipoteca sulla casa (anche se è la prima casa) o su altro immobile: a condizione che il credito fatto valere sia superiore a 20mila euro.

Le azioni esecutive sono il pignoramento. Il pignoramento può riguardare il quinto dello stipendio o della pensione, canoni di locazione, conto corrente bancario, casa (purché non sia l’unica di proprietà del debitore e luogo di residenza). 

Cosa succede se una persona non può pagare una sanzione amministrativa?

Se il debitore non può pagare la sanzione amministrativa, l’Agente della Riscossione tenterà di verificare se questi possiede redditi pignorabili (anche lo stipendio per un quinto). Se invece si tratta di un soggetto completamente nullatenente, il debito permane ma è verosimile che l’esecuzione forzata non venga mai intrapresa. È tuttavia possibile che l’esattore notifichi di tanto in tanto una intimazione di pagamento per interrompere i termini di prescrizione. 



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