Diritto e Fisco | Articoli

Condomino moroso: si può sospendere riscaldamento e acqua calda?

27 Dicembre 2021
Condomino moroso: si può sospendere riscaldamento e acqua calda?

Si può staccare luce, acqua e gas condominiali a chi non paga le bollette ordinarie e straordinarie?

Al condomino moroso si può sospendere riscaldamento e acqua calda? Quali doveri ha l’amministratore se uno dei condomini non è in regola con le quote ordinarie, straordinarie o con i conguagli? 

Contro la morosità nei condomini la riforma del 2012 ha tentato di dare una risposta forte e decisa. A norma dell’articolo 63 delle disposizioni di attuazione al Codice civile, se un condomino non paga le quote condominiali e la morosità si protrae per oltre sei mesi, l’amministratore può (non “deve”) sospendere il condomino moroso dalla fruizione dei «servizi comuni suscettibili di godimento separato», quei servizi cioè per i quali l’inibizione dall’uso ad un solo soggetto non impedisce contemporaneamente quella degli altri. 

Subito si è posta la domanda se, tra tali servizi, possono includersi anche quelli essenziali per la sopravvivenza come appunto il riscaldamento o l’acqua calda. E, all’indomani dell’introduzione della nuova norma, alcuni giudici hanno dato risposta negativa, tant’è vero che non sono mancati casi in cui l’amministratore fin troppo diligente è stato oggetto di querela penale. 

Proprio per evitare tali conseguenze, gli amministratori, prima di avviare azioni così estreme, hanno ritenuto bene di farsi prima autorizzare dal giudice proponendo ricorso in via d’urgenza (ai sensi dell’articolo 700 del Codice di procedura civile). La giurisprudenza si è, nel frattempo, evoluta ed oggi più di un tribunale ha decretato che al condomino moroso si può sospendere riscaldamento e acqua calda. L’ultima di queste pronunce è quella del tribunale di Perugia [1].

Nel caso di specie, un condominio creditore si era rivolto al tribunale per chiedere l’immediata sospensione del servizio di erogazione di acqua calda e riscaldamento nei confronti del moroso e di essere autorizzato ad effettuare gli interventi tecnici necessari per il distacco. Il giudice gli ha dato ragione, autorizzando la sospensione delle forniture. Naturalmente, la questione si pone esclusivamente per quei servizi gestiti a livello condominiale: riscaldamento centralizzato e acqua comune sono peraltro suscettibili di godimento separato visto che è possibile intervenire tramite la chiusura delle condutture per evitare che vi sia approvvigionamento nell’appartamento del condomino moroso.

È vero: l’acqua e il riscaldamento sono servizi di cui non si può fare a meno. Ma, da un lato, il legislatore, nell’attribuire la facoltà di sospensione all’amministratore, non ha fatto alcuna distinzione tra servizi essenziali e non essenziali (se avesse voluto farlo, l’avrebbe specificato). Dall’altro lato, nulla esclude che il condomino distaccato possa dotarsi di un proprio impianto autonomo, sia di acqua che di riscaldamento, così facendo fronte alle proprie esigenze quotidiane. 

Secondo la sentenza in commento, l’interpretazione delle norme della Costituzione non induce a ritenere che si possa distinguere tra servizi essenziali e non, anche perché altrimenti l’operatività dell’articolo 63 delle disposizioni di attuazione al Codice civile sarebbe irragionevolmente limitata a casi del tutto marginali come, ad esempio, il godimento di piscine e campi da tennis (di cui peraltro non tutti i condomini sono dotati). 

Scopo della legge è che il condominio e, di conseguenza, tutti i suoi componenti, non si facciano carico ad oltranza (e quindi oltre il limite di legge dei sei mesi) della morosità del singolo. 

Il fondamento dell’articolo 63, dunque, è proprio quello di attribuire all’amministratore di condominio uno strumento di tutela, che sia idoneo a interrompere un’erogazione di servizi la cui spesa, a maggior ragione, potrebbe finire per gravare sui condòmini virtuosi.

Solo riguardo al servizio dell’acqua è stata dettata una disciplina autonoma, a tutela dell’utente moroso che versi in condizioni di documentato stato di disagio economico-sociale, con la previsione di un quantitativo minimo di erogazione da garantirsi in ogni caso. Va da sé che la prova dello stato di bisogno deve indubbiamente essere fornita o, almeno, allegata da chi assume di versare in detta condizione.


note

[1] Tribi. Perugia, sent. n. 5113/2021 del 20.12.2021.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube