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Garante della Privacy vs Google: più tutele per chi naviga

22 Luglio 2014
Garante della Privacy vs Google: più tutele per chi naviga

Maggiori informative agli utenti; consenso per la profilazione; tempi massimi per la conservazione dei dati: le raccomandazioni dell’Authority della privacy al colosso americano.

Non sembra proprio esserci pace per i giganti del web. Questa volta a mettere sotto tiro Google è il Garante della privacy italiano, che prova ad allargare le tutele per i navigatori che decidono di utilizzare il motore di ricerca e tutti gli altri servizi del colosso americano. Il provvedimento dell’Authority è dello scorso 10 luglio, ma è stato reso noto solo ieri [1].

Il provvedimento arriva dopo un’istruttoria durata un anno e punta sul rafforzamento delle informative agli utenti, sulla necessità del consenso dei navigatori perché Google possa usare a fini di profilazione e di pubblicità i dati forniti (anche inconsapevolmente) dagli utenti, oltre sulla necessità che vengano definiti tempi certi di conservazione e di cancellazione dei dati stessi.

Google dovrà adeguarsi entro 18 mesi, dopo aver preparato (entro fine settembre) un protocollo che andrà approvato dal Garante e disciplinerà tempi e modi per i controlli dell’Autorità.

Entro 18 mesi Google dovrà informare adeguatamente gli utenti italiani di tutti i servizi sull’uso che fa dei loro dati personali e di tutte le altre informazioni su di loro che raccoglie automaticamente attraverso i loro computer.

Una volta informati, gli utenti dovranno essere messi in condizione di esprimere il proprio consenso al trattamento, da articolare secondo i vari aspetti dei dati e delle informazioni trattate. Il provvedimento tocca questioni delicate come la profilazione degli utenti web per arrivare a offrire loro beni e servizi in modo mirato su gusti, abitudini, cultura e disponibilità personali.

È un provvedimento prescrittivo, che impone all’azienda (Google Italy, la srl interamente controllata che rappresenta in Italia il colosso di Mountain View) di adottare una serie di misure sulle funzionalità fruibili non solo sul sito www.google.it, ma anche attraverso “tutte le altre pagine web in lingua italiana comunque riconducibili alla società (la casa madre americana, ndr)”.

Le funzionalità sono sostanzialmente tutte quelle di Google, quindi non solo l’omonimo motore di ricerca ma anche YouTube, i servizi di e-mail (Gmail), quelli legati alle mappe (Street View e Google Maps) e alle immagini satellitari (Google Earth), all’acquisto di prodotti multimediali (Google Play), ai pagamenti online (Google Wallet) eccetera.

Tutto ciò vale solo parzialmente nel caso in cui l’utente richieda la cancellazione di dati: la potrà ottenere solo chi si è registrato come titolare di un account e solo per i dati relativi all’account stesso. La limitazione si è resa necessaria dopo la pronuncia della Corte di giustizia Ue che il 13 maggio scorso ha riconosciuto il diritto all’oblio anche per chi è protagonista di fatti rintracciabili con i motori di ricerca: l’applicazione di questo principio è difficile e va ancora concordata a livello europeo.

Sul fronte dell’informativa da rendere agli utenti, il provvedimento stabilisce che la privacy policy di Google diventi “facilmente accessibile, ad esempio con un solo click dalla pagina del dominio cui l’utente accede, formulata in modo chiaro, completo ed esaustivo” e, in caso di modifiche, confrontabile con le versioni precedenti. L’informativa si potrà strutturare su più livelli, ma evitando spezzettamenti eccessivi.

Sul fronte del consenso, si stabilisce il principio-cardine secondo cui occorre sempre chiederlo, espressamente e dopo aver dichiarato che la finalità del trattamento di dati e informazione può anche essere commerciale. Quindi, stop alle prassi attuali, spesso basate su un click di mera presa visione delle avvertenze (il Garante precisa che esso non va inteso come prestazione di consenso) e sull’affermazione che il trattamento ha il solo scopo di agevolare l’utente (“migliorare l’esperienza di navigazione”). Andrà anche richiesto il consenso all’uso dei cookie, oggi scaricati nei dispositivi dell’utente (pc, tablet eccetera) per individuare i suoi comportamenti. E l’obbligo vale anche per altri identificatori (come il fingerprinting) meno evidenti perché presenti non sui dispositivi dell’utente ma nei server delle aziende.

Le misure sono state sostanzialmente concordate con Google, senza irrogare sanzioni (che potranno comunque scattare in caso di mancato o ritardato rispetto del provvedimento), ritenendo più utile arrivare a un risultato direttamente apprezzabile dagli utenti, anche se in tempi lunghi. Che il Garante giustifica con la complessità delle azioni da intraprendere per allineare ai nuovi dettami le informative e le richieste di consenso.


note

[1] Provv. n. 353 del 10.07.2014.


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