Diritto e Fisco | Articoli

Incidente in area privata: l’assicurazione paga i danni?

28 Dicembre 2021 | Autore:
Incidente in area privata: l’assicurazione paga i danni?

Quando e dove opera la copertura assicurativa ai fini del risarcimento? La compagnia deve indennizzare i sinistri avvenuti in spazi chiusi al pubblico?

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando le assicurazioni – con l’avallo della magistratura – rifiutavano il risarcimento perché l’incidente era avvenuto fuori da una strada pubblica: in un cortile condominiale, in un terreno, sulla rampa di accesso di un box, insomma in una qualsiasi area privata. In realtà, la rivoluzione copernicana è iniziata solo pochi mesi fa, quando nell’estate 2021 la Corte di Cassazione, con una sentenza pilota [1], ha colmato una grave lacuna legislativa e, adeguandosi alla posizione della Corte di Giustizia Europea, ha affermato che quando avviene un incidente in area privata l’assicurazione paga i danni.

Come una rondine non fa primavera, così una sentenza isolata non fa giurisprudenza, neppure se è stata emessa dalle Sezioni Unite, cioè dal massimo Collegio chiamato a dirimere le questioni controverse. Ma stavolta è arrivata una nuova importante pronuncia, sempre della Corte di Cassazione [2], a ribadire in termini chiari e senza esitazioni questo principio: il danneggiato in un incidente avvenuto in un’area privata ha diritto ad esercitare l’azione risarcitoria verso la compagnia assicurativa, anche attraverso la procedura di indennizzo diretto.

La spiegazione è molto semplice e pienamente convincente: la circolazione stradale – quella che presuppone l’obbligo della copertura assicurativa – avviene in tutte le zone e gli spazi dove un veicolo a motore può essere «utilizzato secondo la sua funzione abituale». Solo quando l’uso del veicolo è anomalo e atipico la copertura assicurativa non opera, e allora il risarcimento può essere negato. Per questo motivo la Suprema Corte ha accolto, dopo una doppia sconfitta in sede di merito, il ricorso dei genitori di un bambino che era stato investito da un autocarro durante una manovra di retromarcia dietro casa, in un appezzamento di terreno di proprietà della famiglia, chiuso e recintato.

Il rovescio della medaglia, se così lo possiamo chiamare, sta nel fatto che i veicoli a motore devono essere assicurati per la responsabilità civile anche quando si trovano a circolare in aree private e totalmente chiuse all’accesso degli estranei: questa è la condizione basilare per l’operatività della polizza Rc auto a fini risarcitori di un incidente in area privata e, se viene rispettata, l’assicurazione dovrà pagare i danni.

Assicurazione Rc auto in aree private

Il primo concetto da chiarire è che il Codice della strada si applica non solo nelle pubbliche vie, ma anche in tutte le aree private aperte al pubblico: pensa al parcheggio di un centro commerciale, o di un condominio. Non conta la titolarità della strada o dello spazio, ma l’uso che se ne fa quando chiunque vi circola a bordo di un veicolo a motore. E dalle norme sulla circolazione stradale discende direttamente la necessità di stipulare la polizza Rc auto, che è obbligatoria per legge [3], a copertura dei danni derivanti da sinistri stradali.

La circolazione di un veicolo è considerata un’attività potenzialmente pericolosa ai sensi dell’art. 2054 del Codice civile, a prescindere dalla zona in cui avviene; tant’è che anche un veicolo fermo, in sosta o parcheggiato, può provocare, o subire, incidenti e quindi causare danni o riportarli.

Assicurazione Rc auto in luoghi chiusi

L’obbligo di assicurazione Rc auto non vige negli spazi privati e totalmente preclusi all’accesso di terzi non autorizzati dal proprietario; questi luoghi devono essere completamente recintati e chiusi, con cancelli e saracinesche o analoghi dispositivi. Ma i veicoli idonei alla circolazione che per qualsiasi motivo si trovano a transitare in questi luoghi devono essere assicurati. Di recente, la Corte di Cassazione a Sezioni Unite [1] ha stabilito che l’assicurazione deve risarcire anche gli incidenti avvenuti in luoghi privati, ma accessibili a un numero indeterminato di persone: il caso deciso riguardava la rampa di accesso di un garage, ove si era verificato l’investimento di un pedone.

Secondo la Suprema Corte, la condizione essenziale per l’operatività della polizza assicurativa ai fini dell’indennizzo dei danni è che l’uso del veicolo che ha provocato l’incidente sia stato «conforme alla sua funzione abituale», cioè quella naturale e propria del trasporto di persone e di cose. Te ne abbiamo parlato ampiamente nell’articolo “Assicurazione Rc auto in spazi privati: come funziona?“. Per questo motivo devono essere assicurati anche i veicoli che, pur essendo collocati in aree private, sono idonei alla circolazione stradale: sono considerati tali quelli marcianti e capaci di movimento autonomo, in quanto dotati di motore funzionante, di struttura di trasmissione e di ruote.

Incidente in area privata: quando opera la copertura assicurativa?

La nuova ordinanza della Corte di Cassazione [2] che abbiamo anticipato all’inizio (puoi leggerla per esteso sotto questo articolo) ha aggiunto un tassello mancante e ha affermato che l’assicurazione deve risarcire i danni anche quando l’incidente si è verificato in un’area di pertinenza di un’abitazione privata e totalmente chiusa al pubblico: in quella vicenda l’investimento di un bambino era «avvenuto in un’area retrostante alla casa della famiglia recintata da un muro di confine e chiusa sulla estremità opposta da un alto cancello metallico, destinata alle manovre in entrata ed in uscita dell’automezzo privato e non destinata all’accesso di persone diverse dai proprietari di detta area».

Considerando la peculiarità di quest’area privata e chiusa al pubblico, i giudici di merito, sia in primo sia in secondo grado, avevano respinto la domanda risarcitoria, ritenendola inammissibile poiché «il danneggiato da un sinistro stradale ha azione diretta contro l’assicuratore ed il proprietario del mezzo danneggiante solo per i sinistri cagionati da mezzi posti in circolazione su strade di uso pubblico o su aree ad esse equiparate, per tali dovendosi intendere quelle aree che, ancorché di proprietà privata, sono aperte ed accessibili ad un numero indeterminato di persone diverse dai titolari dei diritti su di esse».

Questa affermazione, a giudizio della Suprema Corte, è erronea: infatti, la giurisprudenza più recente ha ormai chiarito che il concetto di circolazione stradale costituisce il «riferimento spaziale previsto per l’assicurazione obbligatoria», e per capire quando e dove opera la copertura assicurativa Rc auto bisogna sempre avere riguardo all’«utilizzazione del veicolo in modo conforme alla sua funzione abituale», escludendo solo gli usi anomali e del tutto atipici.

Approfondimenti

Per approfondire l’argomento della risarcibilità da parte dell’assicurazione dei danni provocati da incidenti in aree private leggi i seguenti articoli:


note

[1] Cass. S.U. sent. n. 21983/2021.

[2] Cass. ord. n. 40607 del 17.12.2021.

[3] Art. 122 D.Lgs. n. 209/2005 (Codice delle assicurazioni private).

Cass. civ., sez. VI – 3, ord., 17 dicembre 2021, n. 40607

Presidente Scoditti – Relatore Gorgoni

Rilevato che:
T.C. ed P.E. ricorrono per la cassazione della sentenza n. 1046-2018 della Corte d’Appello di Lecce, pubblicata il 26 ottobre 2018, articolando due motivi, illustrati con memoria.
Resiste con controricorso Aviva Italia SPA.
T.C. , in proprio e quale rappresentante legale di P.E. , minorenne, conveniva in giudizio dinanzi al Tribunale di Lecce, sezione distaccata di Nardò, Aviva Assicurazioni SPA e Navada Società cooperativa agricola, per ottenerne la condanna al risarcimento dei danni subiti da P.E. , investito dall’autocarro condotto da P.G.D. , di proprietà della cooperativa agricola ed assicurato dalla Aviva.
Il Tribunale di Lecce, con sentenza n. 2517/2015, dichiarava inammissibile la domanda perché il danneggiato da un sinistro stradale ha azione diretta contro l’assicuratore ed il proprietario del mezzo danneggiante solo per i sinistri cagionati da mezzi posti in circolazione su strade di uso pubblico o su aree ad esse equiparate, per tali dovendosi intendere quelle aree che, ancorché di proprietà privata, sono aperte ed accessibili ad un numero indeterminato di persone diverse dai titolari dei diritti su di esse. La strada ove il minore era stato investito dall’autocarro intento ad eseguire una manovra di retromarcia non possedeva tali caratteristiche, dovendosi ritenere accertato, per quanto emerso dal rapporto dei carabinieri di (OMISSIS), dai rilievi tecnici effettuati e dai testi escussi, che l’investimento era avvenuto in un’area retrostante alla casa della famiglia P. di pertinenza della stessa, recintata da un muro di confine e chiusa sulla estremità opposta da un alto cancello metallico, destinata alle manovre in entrata ed in uscita dell’automezzo privato e non destinata all’accesso di persone diverse dai proprietari della detta area.
La Corte d’Appello di Lecce, con la sentenza oggetto dell’odierno ricorso, rigettava il gravame proposto dagli odierni ricorrenti, incentrato sul fatto che, contrariamente a quanto ritenuto dal primo giudice, l’area dell’incidente non fosse ad uso pubblico, confermava la decisione impugnata e regolava le spese di lite.
Avendo ritenuto sussistenti le condizioni per la trattazione ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., il relatore designato aveva redatto proposta, che era stata ritualmente notificata, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza della Corte.
Il Collegio, nel corso dell’adunanza svoltasi il 29 ottobre 2020 – tenuto conto che: a) con ordinanza n. 33675 del 18/12/2019, era stato sottoposto alle Sezioni Unite il seguente quesito: “se l’art. 122 cod. ass. private, debba interpretarsi, alla luce della giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea, nel senso che la nozione di circolazione su aree equiparate alle strade di uso pubblico comprenda e sia riferita a quella su ogni spazio in cui il veicolo possa essere utilizzato in modo conforme alla sua funzione abituale”; b) la risposta al menzionato quesito era rilevante ai fini della decisione della controversia in esame – rinviava, con la ordinanza interlocutoria n. 359 del 2021, la causa a nuovo ruolo in attesa della decisione a Sezioni Unite.
Intervenuta, il 30 luglio 2021, l’attesa decisione delle Sezioni unite, n. 21983/2021, che ha dato risposta affermativa al quesito posto dall’ordinanza rimettente, e ritenute, dunque, sussistenti le condizioni per la trattazione ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., il relatore designato ha redatto proposta, che è stata ritualmente notificata, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza della Corte.

Considerato che:
1. Con il primo motivo i ricorrenti deducono la violazione e falsa applicazione di cui al D.Lgs. n. 209 del 2005, artt. 122 e 144, e della L. n. 990 del 1969, artt. 1 e 8, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
Oggetto di censura è la statuizione con cui il giudice a quo ha ritenuto che l’area teatro dell’incidente non fosse ad uso pubblico, cioè aperta e transitabile da un numero indeterminato di persone.
Ora, non vi sono dubbi circa il fatto che la decisione tanto del Tribunale quanto della Corte d’Appello di ritenere esclusa dall’applicabilità della normativa sull’azione risarcitoria diretta nei confronti dell’assicuratore e del proprietario responsabile sia stata basata sull’accertamento che la strada teatro dell’incidente non era destinata all’accesso ad una serie indeterminata di persone. Ai fini che qui interessano, in particolare, la sentenza non ha ritenuto l’area teatro dell’incidente “privata” tout court, ma ha reputato che non fosse stata provata la sua utilizzabilità da parte di una serie indeterminata di soggetti, essendo emerso che le sue caratteristiche erano quelle di una pertinenza a servizio della casa della famiglia P. , utilizzata per facilitare le manovre dell’autocarro.
I giudici di merito hanno, al riguardo, argomentato sulla scorta del principio, all’epoca della decisione prevalente nella giurisprudenza di legittimità, in base al quale la vittima di un sinistro stradale ha azione diretta nei confronti dell’assicuratore del responsabile solo allorquando il sinistro sia avvenuto su strade pubbliche o a queste equiparate, per tali ultime intendendosi anche le aree private dove sia consentita la circolazione a un numero indeterminato di persone, alle quali sia data la possibilità – giuridicamente lecita – di accesso da parte di soggetti diversi dai titolari di diritti su di essa, non venendo meno l’indeterminatezza dei soggetti che hanno detta possibilità pur quando essi appartengano tutti ad una o più categorie specifiche ovvero l’accesso avvenga per particolari finalità ed in particolari condizioni.
La decisione delle Sezioni Unite n. 21983 del 2021, però, esaminando il concetto di circolazione in termini di riferimento spaziale previsto per l’assicurazione obbligatoria, ha ritenuto che il criterio discretivo cui assegnare rilievo ai fini della determinazione dell’estensione della copertura assicurativa per la r.c.a. “deve rinvenirsi nell’utilizzazione del veicolo in modo conforme alla sua funzione abituale ad assumere fondamentale rilievo costituendo, in luogo di quello del “numero indeterminato di persone”. Di conseguenza, almeno per l’assicurato- danneggiante la scopertura assicurativa per la r.c.a. riguarda in via esclusiva il caso in cui il veicolo sia stato utilizzato “in contesti particolari ed avulsi dal concetto di circolazione sotteso dalla disciplina di cui all’art. 2054 c.c., e alla disciplina posta dal Codice delle Assicurazioni private”. Per tali devono intendersi, esemplificativamente, gli usi del veicolo non come mezzo di trasporto e gli usi anomali, cioè non conformi alle caratteristiche dei veicoli ed alla loro funzione abituale. Solo detta interpretazione estensiva della nozione di “circolazione” su “aree… equiparate” alle “strade di uso pubblico” di cui all’art. 122 Cod. ass., risulta, secondo la decisione in esame, oltre che costituzionalmente orientata, conforme al diritto dell’U.E. come interpretato dalla Corte di Giustizia.
L’applicazione di tali principi di diritto alla fattispecie esaminata comporta l’accoglimento del primo motivo di ricorso, in ragione del fatto che la decisione reiettiva della richiesta si è inequivocabilmente basata sulla mancata dimostrazione, da parte del richiedente, che l’area teatro dell’incidente fosse aperta al pubblico e non già sul fatto che il veicolo investitore fosse stato utilizzato in un contesto avulso dal concetto di circolazione.
2. Con il secondo motivo i ricorrenti deducono la violazione dell’art. 345 c.p.c., e la sua falsa applicazione in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5.
Secondo la Corte d’Appello, solo nel giudizio di secondo grado, i ricorrenti avevano dedotto che la strada ove si era consumato l’incidente era aperta al pubblico, introducendo, rispetto al giudizio di prime cure ove avevano indicato l’area dell’incidente come facente parte della casa di abitazione della famiglia dell’infortunato; di conseguenza era stato violato l’art. 345 c.p.c., e non era stato peraltro neppure dimostrato che la strada era fruibile da un numero indeterminato di persone non potendo detta circostanza desumersi solo dall’oggetto sociale della cooperativa, richiedendosi la prova dell’effettiva presenza in loco di un punto di esercizio dell’attività commerciale nel quale avveniva il contatto diretto con la clientela.
Il motivo è assorbito.
3. La sentenza impugnata va cassata, in accoglimento del primo motivo di ricorso, e la controversia rinviata alla Corte d’Appello di Lecce, in diversa composizione, la quale, oltre a provvedere alla liquidazione delle spese del presente giudizio di legittimità, si atterrà al principio di diritto secondo cui la circolazione su aree equiparate alle strade, di cui all’art. 122 Codice delle assicurazioni private, va intesa come quella effettuata su ogni spazio ove il veicolo possa essere utilizzato in modo conforme alla sua funzione abituale.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo, dichiara assorbito il secondo. Cassa la decisione impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia la controversia, anche per le spese del giudizio di legittimità, alla Corte d’Appello di Lecce in diversa composizione.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube