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Come diventare amministratore di sostegno di un familiare?

19 Aprile 2022 | Autore:
Come diventare amministratore di sostegno di un familiare?

Chi può segnalarne il bisogno e gestire le questioni sanitarie e patrimoniali del beneficiario. Dove presentare la richiesta.

La legge n. 6 del 2004 ha introdotto la figura dell’amministratore di sostegno al fine di «tutelare, con la minore limitazione possibile della capacità di agire, le persone prive in tutto o in parte di autonomia nell’espletamento delle funzioni della vita quotidiana mediante interventi di sostegno temporaneo o permanente» [1]. Ma quando si presenta una situazione del genere in famiglia, come diventare amministratore di sostegno di un parente?

Secondo quanto disposto dal Codice civile [2], per poter svolgere questo ruolo è necessario avviare un procedimento presentando un ricorso presso l’ufficio del giudice tutelare del tribunale competente per territorio, vale a dire quello del luogo in cui si trova la residenza o il domicilio della persona destinataria della misura. Chi può avviare questo procedimento? E quali documenti occorre allegare? Vediamo nei dettagli come diventare amministratore di sostegno di un parente.

Amministratore di sostegno: chi può essere il beneficiario?

Il Codice civile stabilisce che la nomina dell’amministratore di sostegno può essere fatta a beneficio di chi «per effetto di una infermità ovvero di una menomazione fisica o psichica, si trova nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi».

Ci sono, pertanto, due requisiti essenziali affinché qualcuno possa chiedere l’amministrazione di sostegno di un parente: il primo, che ci sia un’infermità o una menomazione fisica o psichica. Il secondo, che il potenziale beneficiario sia impossibilitato a gestirsi da solo, vale a dire a provvedere ai propri interessi. Il primo requisito deve essere la causa del secondo, pertanto entrambi devono coesistere.

Tra le patologie che possono portare ad un’amministrazione di sostegno, si possono citare:

  • patologie psichiatriche;
  • ritardo mentale;
  • sindrome di Down;
  • autismo;
  • morbo di Alzheimer;
  • demenza senile;
  • ictus;
  • stato vegetativo o di coma;
  • malattie in stato degenerativo o terminale;
  • tumori;
  • handicap motorio;
  • alcolismo e tossicodipendenza;
  • shopping compulsivo;
  • ludopatia.

Amministratore di sostegno: di che cosa si occupa?

I compiti dell’amministratore di sostegno di un parente vengono stabiliti dal decreto di nomina depositato dal tribunale competente e possono riguardare:

  • la persona che ha bisogno di cura sia dal punto di vista sanitario (rapporti con medici e infermieri, scelte sulle terapie da fare, firma del consenso informato su eventuali interventi, ecc.) sia da quello sociale, dalla scelta del luogo in cui abitare al sostegno per un possibile reinserimento lavorativo, ecc.;
  • il patrimonio del beneficiario: amministrazione dei suoi beni immobili o mobili (stipendio, pensione, titoli, conto corrente, ecc.).

Il giudice può decidere di assegnare all’amministratore di sostegno un ruolo di sola assistenza del soggetto beneficiario, con il quale dovrà prendere determinate decisioni, oppure di rappresentanza esclusiva che consente all’amministratore di sostituirsi in pieno al soggetto assistito.

Amministratore di sostegno: chi può avviare la procedura?

È sempre il Codice civile a stabilire chi può avviare la procedura per l’amministrazione di sostegno presso il tribunale competente. Si tratta di:

  • lo stesso beneficiario (anche se interdetto, inabilitato o minorenne;
  • un pubblico ministero;
  • il coniuge o una persona stabilmente convivente;
  • il partner dell’unione civile;
  • i parenti entro il quarto grado;
  • gli affini entro il secondo grado;
  • il tutore o il curatore del beneficiario.

Queste figure possono, eventualmente, fare richiesta per l’amministrazione di sostegno. Sono, invece, giuridicamente obbligati a farlo, secondo il Codice [3], «i responsabili dei servizi sanitari e sociali direttamente impegnati nella cura e assistenza della persona, ove a conoscenza di fatti tali da rendere opportuna l’apertura del procedimento di amministrazione di sostegno».

In pratica, il personale sanitario o dei servizi sociali che viene a conoscenza di una situazione meritevole di un’amministrazione di sostegno è tenuto per legge a comunicarlo tramite ricorso al giudice tutelare o al pubblico ministero con la dovuta segnalazione.

Amministratore di sostegno: chi può farlo?

Il giudice tutelare nomina l’amministratore di sostegno tenendo conto esclusivamente della cura e degli interessi del beneficiario. In particolare, nel fare questa scelta, prevale innanzitutto la volontà espressa dalla persona da assistere, nel caso abbia previsto qualcosa in merito tramite scrittura privata autenticata o atto pubblico per una sua eventuale incapacità futura. Il beneficiario, sempre che sia in grado di intendere e di volere, può esprimere una preferenza anche durante il procedimento.

In assenza di tutto ciò, il giudice dovrà assegnare il ruolo di amministratore di sostegno possibilmente a una di queste persone:

  • il coniuge non legalmente separato o la persona stabilmente convivente;
  • un genitore;
  • un figlio;
  • un fratello o una sorella;
  • un parente entro il quarto grado;
  • la persona designata dal genitore superstite con testamento, atto pubblico o scrittura privata autenticata;
  • un soggetto terzo che goda della fiducia del giudice, ad esempio un professionista iscritto agli appositi elenchi presso gli uffici giudiziari.

Come si diventa amministratore di sostegno?

Come accennato, per avviare il procedimento che porta alla nomina di un amministratore di sostegno occorre presentare ricorso all’ufficio del giudice tutelare del tribunale competente, cioè quello del luogo in cui ha la residenza o il domicilio il potenziale beneficiario.

In tale ricorso occorre indicare:

  • il riferimento del giudice tutelare;
  • le generalità della persona che presenta il ricorso e quelle del potenziale beneficiario;
  • residenza, domicilio e dimora abituale del potenziale beneficiario;
  • generalità e domicilio di congiunti e conviventi;
  • motivi per cui si richiede la nomina dell’amministratore di sostegno;
  • atti di natura personale o patrimoniale da compiere con urgenza.

A tutto ciò conviene sempre aggiungere una descrizione delle condizioni di vita del potenziale beneficiario, sia dal punto di vista sanitario sia da quello patrimoniale.

Il ricorso deve essere comunicato al destinatario della misura e a congiunti e conviventi.

Nel caso in cui non ci siano particolari situazioni di urgenza, il giudice tutelare fissa un’udienza per sentire il beneficiario, il ricorrente e i congiunti. La fase istruttoria può concludersi con queste audizioni oppure richiedere altri approfondimenti.

Alla fine, il giudice nomina l’amministratore di sostegno con decreto motivato ed immediatamente esecutivo. Pur trattandosi di un ruolo da svolgere tendenzialmente in forma gratuita, il tribunale può stabilire un equo compenso a favore dell’amministratore. Quest’ultimo, a tal fine, può chiedere che venga riconosciuta l’indennità presentando apposita istanza al momento di depositare al giudice tutelare il rendiconto annuale della sua attività.


note

[1] Art. 1 legge n. 6/2004 del 09.01.2004.

[2] Artt. 404 e ss. cod. civ.

[3] Art. 406 co. 3 cod. civ.


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