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Infezione contratta dal dentista: come farsi risarcire?

20 Aprile 2022 | Autore:
Infezione contratta dal dentista: come farsi risarcire?

Quale procedura seguire per chiedere il risarcimento dei danni al dentista? In quali casi il professionista risponde dell’esito negativo dell’intervento?

Pochi professionisti incutono soggezione come il dentista. Sarà per via degli arnesi utilizzati o per il dolore che ricordiamo quando, da piccoli, ci siamo fatti curare una carie, nessuno si reca mai con piacere da questo dottore. In effetti, sottoporsi alle cure di un dentista non è cosa di poco conto, visto che anche un piccolo intervento andato male può causare grandi problemi. Con questo articolo vedremo come farsi risarcire nel caso di infezione contratta dal dentista.

Come diremo, il dentista è un professionista intellettuale come lo sono gli altri medici e tutti coloro che esercitano un mestiere fondato prevalentemente sulle proprie conoscenze: si pensi agli avvocati, agli ingegneri, agli architetti, ecc. Come loro, nel caso di danni provocati ai clienti occorre pagare il risarcimento, sempre che ne sussistano i presupposti. Come farsi risarcire per l’infezione contratta dal dentista? Vediamo quali sono tutti gli step da seguire.

Dentista: è un libero professionista?

A meno che non lavori per un’Asl, nel qual caso è un dipendente pubblico a tutti gli effetti, il dentista lavora come libero professionista, cioè in proprio con regolare partita Iva. In questi casi, egli esercita nel proprio studio o in una clinica privata insieme ad altri dottori.

Dentista: quando è responsabile?

Il dentista è personalmente responsabile dei danni che provoca ai propri pazienti. Si tratta di una responsabilità di tipo contrattuale, che si prescrive dopo dieci anni.

Trattandosi di un professionista intellettuale, si applica quella norma (art. 2236 cod. civ.) secondo cui, se la prestazione implica la soluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà, il dentista non risponde dei danni, se non in caso di dolo o di colpa grave.

In pratica, la legge dice che, quando il compito assegnato al professionista (nel caso di specie, il dentista) è delicato e complesso, egli risponde dei danni solo se questi sono stati causati apposta (dolo) oppure a seguito di una gravissima negligenza o imprudenza (colpa grave).

Ad esempio, se il dentista dimentica di aver già anestetizzato il paziente e gli somministra ulteriori dosi in eccesso, risponderà dei danni perché il suo errore è molto grave.

Al contrario, se il dentista non riesce a recuperare un dente che era già stato profondamente intaccato da una carie, non gli si potrà fare causa per questo motivo.

Dentista: va sempre pagato?

Il dentista, come ogni professionista, va pagato anche quando le cose non vanno come si desidera. Questo perché l’obbligazione che assume il dentista quando accetta l’incarico è di assistere con la massima diligenza il proprio paziente.

Si parla in questi casi di obbligazione di mezzi: il dentista si impegna a prestare le proprie cure con il massimo scrupolo e a fare tutto ciò che è in suo potere. Di conseguenza, se le cose non dovessero andare come sperato e al dentista non fosse rimproverabile nulla (ad esempio, perché è sempre stato attento e scrupoloso nei suoi doveri), egli avrà comunque diritto a essere pagato.

In estrema sintesi, l’obbligo del dentista è quello di comportarsi diligentemente, non di garantire il risultato finale che, quindi, può anche essere negativo.

Quanto appena detto trova eccezione solamente negli interventi particolarmente semplici; in questi casi, il dentista ha un obbligo di risultato, cioè deve garantire il buon esito finale.

Ad esempio, il dentista non può sbagliare una pulizia dei denti oppure la cura di un dente sano appena intaccato da una carie. In casi del genere, se le cose vanno male non c’è scusa che tenga: dovrà risarcire il danno.

Lo stesso dicasi nel caso di infezione: il dentista non può assolutamente giustificare il fatto che il proprio paziente si sia ammalato mentre era in cura presso di lui. Vediamo allora come chiedere il risarcimento in questi casi.

Dentista: come chiedere il risarcimento dei danni?

Chi vuole chiedere il risarcimento dei danni al proprio dentista, magari perché gli ha causato un’infezione, non potrà andare direttamente davanti al giudice per far valere la sua pretesa.

In tutti i casi di responsabilità medica, la legge prevede la mediazione obbligatoria come condizione di procedibilità. Cosa significa? Vuol dire che, prima di bussare alle porte della giustizia, bisogna incaricare un avvocato affinché si rivolga a un organismo di mediazione per tentare la conciliazione con il dentista colpevole.

La mediazione serve a far incontrare le parti davanti a un soggetto terzo e imparziale (il mediatore, appunto) affinché le stesse possano trovare un accordo amichevole ed evitare così di finire in tribunale. È comunque necessaria l’assistenza dei rispettivi avvocati; ciò significa che il paziente danneggiato non può convocare il dentista senza il patrocinio di un legale.

Solo nel caso in cui la mediazione abbia esito negativo (il che avviene quando non si raggiunge un accordo oppure quando la parte invitata non si presenta affatto all’incontro di conciliazione), allora si potrà chiedere il risarcimento direttamente al giudice.

Per provare i danni subiti ci si può avvalere di qualsiasi mezzo di prova, dalla perizia medica di parte fino ai testimoni.

In particolare, quando si tratta di danni alla salute è importante farsi assistere non solo da un avvocato ma anche da un proprio consulente medico, il quale potrà valutare l’effettiva portata dei danni causati dal dentista e quantificarli in termini economici.

Per quanto riguarda i testimoni, è possibile far deporre, ad esempio, i propri familiari, i quali hanno potuto assistere ai danni causati dall’intervento del dentista e alle sofferenze patite a casa a seguito dell’infezione.



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