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Contattato su Facebook, invitato a spogliarsi su Skype: il ricatto

22 Luglio 2014
Contattato su Facebook, invitato a spogliarsi su Skype: il ricatto

L’estorsione a pagare inizia dai social network: né poteva essere diversamente, perché solo sotto minaccia di pubblicazione del video con lo spogliarello il malcapitato può pagare.

Hai ricevuto un messaggio privato su Facebook da una ragazza mai vista prima (magari di colore) che, con un italiano improbabile, ti ha lasciato la sua email, invitandoti a contattarla in privato?

Attento: potresti essere anche tu vittima del nuovo “ricatto” che sta facendo il giro del web e – per quanto strano ti possa sembrare – ha assunto proporzioni planetarie.

A caderci sono soprattutto gli uomini tra i 30 e i 50 anni di età. Prima l’adescatrice invia qualche foto al “prescelto”, mostrando tutta la propria bellezza esotica. Quindi fornisce il proprio contatto Skype, invitando il malcapitato a raggiungerla con la webcam.

Appena la vittima apre la cam, la ragazza, senza perdere tempo, si spoglia, invitando l’altro a fare lo stesso.

Ovviamente, il video con lo spogliarello erotico viene registrato e quindi, al termine del misfatto, mostrato all’ingenuo malcapitato che, suo malgrado, comprende solo allora di essere vittima di un vero e proprio ricatto. L’estorsione si concretizza in questo: una somma di denaro (dalle 400 alle 800 euro) in cambio della “distruzione” del contenuto compromettete. Diversamente, la minaccia di pubblicazione su Facebook – di cui l’adescatrice ha ormai il contatto – e su YouTube.

Certo, se siete stati così ingenui da cadere nel tranello, potreste “bannare” dai vostri contatti la responsabile dell’estorsione, facendo in modo che questa non vi veda più, né possa accedere ai vostri contatti (se non li ha già “registrati” prima).

In verità non abbiamo mai sentito, sino ad oggi, della pubblicazione di un video erotico su Facebook. E non solo perché il social network americano ha impostato particolari filtri tali da impedire la condivisione di contenuti a sfondo sessuale (o anche il “copia e incolla” di un link presente su altro sito o piattaforma). Ma anche perché – riteniamo – chi vive di questi espedienti ha tutto l’interesse a portare avanti la propria “attività commerciale” e poter sfruttare il business il più possibile. Insomma, l’imprenditrice si affida alla legge dei “grandi numeri”: ripetendo il ricatto 100 volte, almeno il 25% va a segno e porta un incasso.

La rabbia e la vendetta, che sfociano nella pubblicazione del contenuto, sono proprie invece di chi opera per un rancore personale, e non di chi sta “lavorando”. Dunque, l’adescatrice avrà tutto l’interesse che voi non interrompiate il suo gioco, che non chiamiate la polizia postale (che comunque difficilmente potrebbe “pescarla”), che insomma non le intralciate il lavoro.

Ecco perché, come abbiamo già suggerito in altri articoli, secondo il nostro parere l’indifferenza è l’arma migliore. Resta sempre la possibilità di ricorrere alla Polizia postale, sporgere querela e, comunque, prendere le dovute precauzioni. Ma il pagamento dell’estorsione non vi mette al riparo neanche da una eventuale riproposizione del medesimo ricatto.


note

Autore immagine: 123rf com


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2 Commenti

  1. Salve, anch’io purtroppo ci sono cascato … Ho pure pagato 2 volte poi mi ha promesso che mi lascia in pace, ho disattivato facebook però purtroppo ha il mio indirizzo con nome e cognome , seconfo voi può contattarmi a casa ? Tramite posta oppure in qualche altra maniera ?

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