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Il diritto alla salute

28 Dicembre 2021 | Autore:
Il diritto alla salute

Il diritto ad essere curati gratuitamente, le agevolazioni per i malati, gli aiuti ai lavoratori, il trattamento sanitario obbligatorio e il vaccino.

Il diritto alla salute e l’articolo 32 della Costituzione

In Italia, il diritto alla salute è sancito dall’articolo 32: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana».

Mai come negli ultimi tempi la salute è stata al centro dell’attenzione. L’articolo 32 della Costituzione mette in risalto questo diritto sia a livello individuale sia a livello collettivo.

La norma parla, innanzitutto, della salute come «diritto fondamentale» ed è l’unica volta che si trova tale aggettivo – «fondamentale» – nell’intero testo della Costituzione. Tale diritto viene riconosciuto ad ogni individuo, che si tratti di cittadini italiani o stranieri, apolidi, regolari o clandestini, senza alcuna discriminazione. Ma anche alla collettività: lo Stato ha il dovere di tutelare la salute dell’insieme della popolazione salvaguardandola dalle pandemie.

Il concetto di tutela della salute della collettività, però, deve essere inteso come «diritto ad un ambiente salubre». Da qui la necessità di prestare attenzione a princìpi come lo sviluppo sostenibile, la prevenzione ambientale, il risarcimento da parte di chi crea un danno all’ambiente e la sistemazione dei danni già causati.

L’assistenza sanitaria gratuita 

La Costituzione garantisce anche l’assistenza sanitaria gratuita agli indigenti, intesi come coloro che si trovano in una situazione di difficoltà economica tale da non potersi permettere le cure indispensabili per la loro salute. In questo modo, quello italiano non è più un sistema di previdenza sociale in cui viene curato chi versa dei contributi all’ente previdenziale a cui appartiene ma diventa un sistema di sicurezza sociale previsto per tutti i cittadini, come previsto dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

Imposizione di un TSO

Questo sistema di sicurezza sociale può essere imposto alla popolazione? L’articolo 32 della Costituzione dice che «nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge». Se da una parte un cittadino può rifiutare una cura pur rischiando la vita (si pensi, ad esempio, alla possibilità di decidere sulle terapie da somministrare in caso di malattia terminale), dall’altra esistono dei Trattamenti sanitari obbligatori (i Tso) che vengono attuati solo in casi eccezionali previsti dalla legge per il singolo e per la collettività. Si tratta di interventi che prescindono dalla volontà dell’interessato quando si è di fronte ad una malattia mentale o ad abusi di psicofarmaci o di droghe, quindi di situazioni che possono creare un pregiudizio sia al malato stesso sia a persone estranee. Secondo la Corte costituzionale, nella sentenza 307/1990: «Solo la tutela alla salute collettiva può giustificare una tale compressione del diritto all’autodeterminazione dell’individuo».

In altre parole, l’interesse di tutti prevale sulla volontà del singolo. Se l’interesse di tutti non è compromesso, il singolo è autorizzato a decidere per sé quello che ritiene più opportuno, anche a rischio della propria vita. Purché, però, sia giuridicamente capace di intendere e di volere e lo decida nel pieno possesso delle sue facoltà mentali.

I vaccini obbligatori

In questo contesto, la tutela della salute dei cittadini prevede anche altre azioni da parte dello Stato. In particolare:

  • è obbligatorio somministrare dei vaccini per contrastare o prevenire delle epidemie che possano avere delle conseguenze letali;
  • è obbligatorio vaccinare il personale sanitario nel caso in cui ci sia il rischio di propagazione di una malattia infettiva grave;
  • è obbligatorio fare una trasfusione di sangue ad un minore che rischia la vita anche se i genitori si oppongono per motivi religiosi (il caso dei Testimoni di Geova, ad esempio), coinvolgendo per la decisione finale il giudice tutelare.

Il rispetto della persona umana e il consenso all’eutanasia

Infine, l’articolo 32 della Costituzione stabilisce che la legge «non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana» e della sua dignità. Questo passaggio contiene un termine piuttosto ampio, cioè la parola «rispetto» e si inserisce in quanto previsto dall’articolo 3 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. In pratica, il rispetto della persona umana, della sua dignità, della sua integrità psicofisica, si traduce nel divieto di realizzare un intervento medico o biologico senza il consenso informato del paziente, di svolgere delle pratiche eugenetiche, di utilizzare in tutto o in parte il corpo umano per ottenere un guadagno (in pratica, è vietato vendere organi), di clonare un essere umano.

Quanto al cosiddetto fine vita, gli ultimi interventi legislativi hanno chiesto il rispetto della dignità della persona malata che rifiuta le cure e chiede di poter ricorrere al suicidio assistito. La procedura prevede che:

  • il paziente sia stato adeguatamente informato sulle possibili decisioni alternative;
  • il medico elabori un dossier dettagliato e documentato sulle condizioni cliniche, psicologiche, sociali e familiari del richiedente e sulle motivazioni che l’hanno portato a prendere tale decisione;
  • il comitato per la valutazione clinica esamini il rapporto del medico e, entro 30 giorni dal ricevimento della richiesta, esprima un parere motivato sulla esistenza dei presupposti e dei requisiti stabiliti dalla presente legge;
  • il medico presente all’atto del decesso accerti obbligatoriamente, eventualmente avvalendosi della collaborazione di uno psicologo, la volontà di morte volontaria medicalmente assistita. Il decesso in queste circostanze è equiparato a tutti gli effetti a quello per cause naturali.

Il personale sanitario ed esercente le attività sanitarie ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure per l’assistenza alla morte volontaria medicalmente assistita disciplinate dalla legge quando sollevi obiezione di coscienza con preventiva dichiarazione. La dichiarazione dell’obiettore deve essere comunicata entro tre mesi dalla data di adozione del regolamento al direttore dell’Azienda sanitaria locale o dell’Azienda ospedaliera, nel caso di personale dipendente. Può essere, comunque, revocata in qualsiasi momento.



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