Diritto e Fisco | Articoli

Tamponamento di veicoli fermi in colonna: chi paga?

29 Dicembre 2021 | Autore:
Tamponamento di veicoli fermi in colonna: chi paga?

Quando il sinistro coinvolge veicoli che si trovano incolonnati sulla sede stradale ma non in movimento, la responsabilità risarcitoria segue regole diverse.

Stai percorrendo l’autostrada e all’improvviso trovi un incolonnamento causato da un incidente. Ti accorgi dell’ostacolo, rallenti, freni in tempo ed eviti lo scontro. Accendi le quattro frecce di emergenza e ti fermi a debita distanza dal veicolo che ti precede. Poco dopo, però, arriva un’altra auto, ad elevata velocità, che non riesce a fermarsi e colpisce con forza la tua macchina che, nello sbalzo, inevitabilmente urta la colonna di veicoli che si trovano davanti. Così parecchie auto rimangono danneggiate insieme alla tua, e alcuni passeggeri vengono feriti. Nel tamponamento di veicoli fermi in colonna, chi paga?

Tu non ritieni di avere alcuna colpa e credi che l’intera responsabilità vada attribuita a chi ha tamponato te. Sei convinto che costui dovrà risarcirti tutti i danni: sia quelli provocati dal suo urto contro la parte posteriore della tua auto, sia quelli riportati sulla parte anteriore del tuo veicolo, quando esso – non per una tua cattiva condotta di guida, ma solo per effetto del tamponamento che hai subito – è andato a collidere con le auto che ti precedevano e che, come la tua macchina, erano già incolonnate e ferme.

Quando si verifica una collisione che coinvolge più di due veicoli che procedono nella medesima direzione di marcia, le regole di ripartizione delle responsabilità sono un po’ diverse da quelle di uno scontro tra due soli veicoli, o tra un veicolo e un pedone. La giurisprudenza distingue il tamponamento a catena che avviene in una colonna di veicoli in movimento dal caso in cui un veicolo che sopraggiunge da dietro si scontra con una serie di automezzi che, per qualsiasi motivo, si trovano già fermi.

Ciò premesso, vediamo come viene ripartita tra i vari conducenti la responsabilità in caso di incidente con tamponamento di veicoli fermi in colonna, e dunque su chi ricade l’onere del pagamento dei danni, soprattutto quando l’incolonnamento era imprevisto, occasionale e momentaneo. Concluderemo spiegando se può avere importanza il fatto che la presenza di veicoli fermi in mezzo alla carreggiata fosse debitamente segnalata oppure no.

La ripartizione della responsabilità negli incidenti stradali

L’articolo 2054 del Codice civile stabilisce due fondamentali principi per la ripartizione della responsabilità risarcitoria in caso di incidente stradale: il primo impone l’obbligo di risarcire il danno prodotto a persone o a cose durante la circolazione di un veicolo, se il conducente «non prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno», e il secondo dispone la presunzione di pari responsabilità nella causazione dell’incidente: «Si presume fino a prova contraria che ciascuno dei conducenti abbia concorso ugualmente a produrre il danno subito dai singoli veicoli».

È la nota regola del concorso di colpa al 50% ciascuno tra i veicoli coinvolti: questa suddivisione delle rispettive responsabilità opera in via presuntiva, cioè fino a quando uno dei conducenti non la supera, dimostrando di aver rispettato le regole di circolazione stradale imposte a suo carico (compresi i generali doveri di prudenza e attenzione durante la guida), mentre l’altro non lo ha fatto.

Tamponamenti a catena: di chi è la responsabilità?

Le regole generali si declinano in maniera diversa nel caso di tamponamenti a catena. Questi incidenti possono essere di due tipi: tra veicoli in movimento, oppure tra veicoli già fermi in colonna. Nel primo caso, si applica la consueta regola della presunzione di colpa in misura paritaria, perciò ciascuno dei conducenti coinvolti avrà il risarcimento dimezzato: si ritiene che ognuno non abbia osservato la corretta distanza di sicurezza dal veicolo che lo precede.

Chi tampona può sempre fornire la prova contraria, che lo solleva dalla propria responsabilità, o quantomeno la riduce notevolmente, se dimostra che la causa dell’incidente è dovuta alla condotta dell’auto tamponata (che, ad esempio, ha frenato improvvisamente, senza ragione e con gli stop rotti) e perciò egli non è riuscito ad evitare l’impatto.

Tamponamento di veicoli fermi in colonna

Lo scontro con veicoli fermi in colonna, anziché in movimento, segue regole diverse dalla ripartizione della colpa in misura paritaria. Il caso più frequente è quello degli incolonnamenti che si verificano su strade e autostrade intensamente trafficate per vari motivi: incidenti, mezzi in avaria, restringimenti di carreggiata per lavori, banchi di nebbia o altri fenomeni meteo avversi. Ad esempio, alcune autovetture sono ferme sulla sede stradale ostruita da un incidente avvenuto più avanti; sopraggiunge un veicolo che colpisce l’ultimo della fila, il quale a sua volta, per la forza dell’urto, va a collidere con quelli che lo precedono.

In questi casi – come ha ribadito più volte la Corte di Cassazione [1] – la responsabilità va attribuita interamente al conducente del veicolo in movimento che nel sopraggiungere ha colpito quello, o quelli, che si trovavano già fermi sulla carreggiata. In altre parole, è esclusa l’applicabilità della presunzione di colpa al 50% per ciascuno, a meno che il responsabile non dimostri che «il mancato tempestivo arresto del mezzo e la conseguente collisione siano stati determinati da cause in tutto o in parte a lui non imputabili». La stessa regola si estende all’ipotesi di scontri successivi tra i veicoli che compongono la colonna in sosta: anche qui – afferma la Suprema Corte – «l’unico responsabile degli effetti delle collisioni è il conducente che le ha determinate, tamponando da tergo l’ultimo dei veicoli della colonna stessa».

Insomma, nel caso di collisioni avvenute con veicoli momentaneamente fermi per qualsiasi motivo, la responsabilità di tutti i tamponamenti dei veicoli precedenti viene presuntivamente attribuita all’ultimo conducente, cioè all’unico che al momento del sinistro era ancora in movimento; si presume, fino a prova contraria, che non abbia rispettato la distanza di sicurezza ed il limite di velocità.

Incolonnamento non segnalato: esclude la colpa?

Una nuova sentenza della Corte di Cassazione [2] si è occupata del caso di un motociclista deceduto nell’impatto con una colonna di veicoli che si era formata a seguito di un incidente. Gli eredi del centauro avevano sostenuto che la causa del sinistro era dovuta al fatto che quell’incolonnamento non era segnalato, ma il loro ricorso è stato respinto. Nell’articolata pronuncia – che puoi leggere per esteso sotto questo articolo – la Suprema Corte ha ritenuto che la presenza delle auto ferme sulla corsia di marcia era comunque ben visibile, e perciò la mancata segnalazione era «irrilevante».

In concreto, i veicoli incolonnati non si erano posizionati sul margine destro della carreggiata, non avevano azionato le luci di segnalazione e non avevano esposto il triangolo; ma nonostante ciò, i giudici di piazza Cavour non hanno ritenuto applicabile la presunzione di colpa a loro carico e hanno seguito, invece, la regola dell’attribuzione dell’intera responsabilità al veicolo in movimento che aveva tamponato da tergo quelli già fermi.


note

[1] Cass. sent. n. 13703/2017, n. 15788/2018 e ord. n. 4304/2021.

[2] Cass. ord. n. 38078 del 02.12.2021.

Cass. civ., sez. III, ord., 2 dicembre 2021, n. 38078

Presidente Scarano – Relatore Scrima

Fatti di causa
Con sentenza n. 3908/2016, depositata il 13 luglio 2016, pronunciando sulla domanda di risarcimento dei danni proposta da P.R. , G.A.I. , G.M.A. e G.G. , congiunti ed eredi di G.S. , deceduto il 17 novembre 2006 a causa di un sinistro stradale avvenuto il (omissis) , nei confronti di Unipol Sai S.p.a., quale impresa designata per la gestione del F.G.V.S., R.S.F. , R.S.A. , R.V. , R.M. , D. S.r.l., D.S. e P.A. nonché nei confronti di Fata Assicurazioni Danni S.p.a., INA Assitalia Assicurazioni S.p.a., poi Generali Italia S.p.a., e Società Cattolica di Assicurazioni, il Tribunale di Catania dichiarò improcedibile tale domanda nei confronti di Unipol Sai S.p.a., la rigettò nei confronti degli altri convenuti e condannò gli attori alle spese di lite. Avverso la decisione di primo grado P.R. , G.A.I. , G.M.A. , anche in qualità di eredi di G.G. , deceduto nelle more del processo, proposero appello, cui resistettero Fata Assicurazioni Danni S.p.a., Società Cattolica di Assicurazioni e Generali Italia S.p.a.; gli altri appellati restarono contumaci. La Corte di appello di Catania, con sentenza pubblicata il 19 febbraio 2019, rigettò il gravame e condannò gli appellanti alle spese di quel grado. Avverso la sentenza della Corte di merito G.A.I. , G.M.A. , anche in qualità di eredi di G.G. , attore in primo grado e deceduto il (omissis) , ed eredi di P.R. , deceduta in data (omissis) , hanno proposto ricorso per cassazione sulla base di due motivi. Hanno resistito con distinti controricorsi, illustrati da separate memorie, la Soc. C.A.s.c. (poi C.A. S.p.a.), incorporante per fusione la FATA Assicurazioni Danni S.p.a., quale assicuratrice per la r.c.a. della Panda di proprietà della D. S.e.l., nonché la Soc. C.A.s.c. (poi C.A. S.p.a.), quale assicuratrice della Multipla di proprietà di R.V. . Gli intimati non hanno svolto attività difensiva in questa sede.
Ragioni della decisione
1. Va preliminarmente esaminata la contestazione sollevata dalle società assicuratrici controricorrenti circa la legittimazione attiva delle ricorrenti per l’asserita qualità di eredi di G.G. e di P.R. , non avendo al riguardo le ricorrenti fornito alcuna prova. L’eccezione è fondata, non avendo a tale proposito le ricorrenti prodotto alcunché e non avendo le medesime, a fronte di tale specifica eccezione, dedotto nulla al riguardo; le stesse neppure hanno depositato memoria nè risulta si siano avvalse della facoltà di produrre documentazione a fondamento di tale dedotta legittimazione ai sensi dell’art. 372 c.p.c.. 2. Vanno, poi, comunque esaminati i motivi proposti. 3. Il primo motivo è così rubricato: “Violazione o falsa applicazione dell’art. 2054 c.c., comma 2, delle nome e dei principi e in tema di valutazione della prova e dei fatti non contestati, l’omessa motivazione circa un punto decisivo della controversia prospettato dalla parte o rilevabile d’ufficio ai sensi dell’art. 360, c.p.c., nn. 3 e 5”. Con tale mezzo le ricorrenti censurano la sentenza impugnata laddove ha ritenuto che trattasi “nel caso di specie, di tamponamento da tergo. Sul punto è pacifica la giurisprudenza, (…) che ponendo a carico del conducente tamponante una presunzione de facto di inosservanza della distanza di sicurezza, esclude l’operatività della presunzione di cui all’art. 2054 c.c., comma 2, a carico degli altri conducenti dei veicoli in stato di quiete”. Ad avviso delle ricorrenti, la giurisprudenza richiamata dalla Corte territoriale si riferirebbe ad ipotesi di scontro tra veicoli in movimento e non ad ipotesi di tamponamento di un veicolo che costituisca un ostacolo imprevisto e che nel caso all’esame il sinistro si sarebbe verificato su strada a scorrimento veloce, a causa dell’impatto tra il motoveicolo condotto da G.S. e l’autovettura Multipla, di proprietà di R.V. , condotta da R.M. , ferma ed i fila da quasi un’ora a causa di un precedente sinistro verificatosi quasi un’ora prima, e che solo a seguito di tale urto, il predetto G. avrebbe urtato le altre due auto, la Fiat Panda condotta da D.S. e di proprietà della D. S.r.l., e la Fiat 600 di proprietà di P.A. e dal medesimo condotta. Pertanto, secondo le ricorrenti, il sinistro di cui si discute in causa sarebbe stato determinato dall’imprevedibile ed anomalo incolonnamento, non momentaneo, costituente ostacolo rispetto al normale andamento della circolazione stradale e tali circostanze, a loro avviso, decisive non sarebbero state esaminate dalla Corte territoriale, con la conseguenza che detta Corte avrebbe errato nel non ritenere responsabili, in via concorsuale le parti appellate, non avendo i conducenti dei veicoli tamponati provato a rendere libero il transito o quanto meno a collocarsi sul margine destro della carreggiata e parallelamente all’asse di essa, come disposto dall’art. 161 C.d.S., nè avrebbero azionato le luci di segnalazione, come previsto dall’art. 153 C.d.S., nè avrebbero esposto il triangolo di cui all’art. 162 C.d.S., rimanendo del tutto inattivi e subendo gli eventi consequenziali. Concludono le ricorrenti sostenendo che nella specie non potrebbe pertanto escludersi l’operatività dell’art. 2054 c.c., comma 2, e dovrebbe, quindi, ritenersi che ciascuno dei conducenti coinvolti nel sinistro abbia concorso ugualmente a produrre il danno subito dai singoli veicoli e che il Giudice di merito non avrebbe neppure accertato pienamente le circostanze dell’incidente; inoltre, anche sotto il profilo motivazionale la sentenza impugnata sarebbe carente, non potendo “ritenersi che l’implicita esclusione dell’applicabilità dell’art. 2054 c.c., comma 2, possa derivare automaticamente dal principio sancito dal vecchio testo dell’art. 107 C.d.S.”, alla luce della giurisprudenza dalle medesime richiamate. 2. Con il secondo motivo, rubricato “Violazione o falsa applicazione degli artt. 153,161 e 162 C.d.S., delle norme e dei principi in tema di valutazione della prova e dei fatti non contestati, contraddittorietà della sentenza, omessa motivazione circa un punto decisivo della controversia prospettato dalla parte o rilevabile d’ufficio ai sensi dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5”. 4. I due motivi proposti che, essendo strettamente connessi, possono essere esaminati congiuntamente, sono inammissibili. Gli stessi, infatti, al di là del pur effettuato richiamo nella rubrica di alcuni di essi alla violazione di legge sostanziale e processuale, pongono questioni di fatto e tendono chiaramente, in sostanza, ad una rivalutazione del merito, non consentita in questa sede (Cass., sez. un., 27/12/2019, n. 34476). Va inoltre evidenziato che, contrariamente all’assunto delle ricorrenti, la Corte territoriale ha ricostruito la dinamica del sinistro, ha ben tenuto conto che le auto tamponate da G.S. erano ferme sulla corsia di marcia della moto da questi condotta a causa di un precedente incidente, peraltro “segnalato”, ritenendo tali circostanze “incontroverse in fatto” (v. p. 5 della sentenza impugnata) e ha pure valutato, confermando sul punto quanto già rilevato dal Tribunale, che, in ogni caso, l’incolonnamento delle auto ferme per un precedente sinistro – tenuto conto dell’andamento curvilineo della strada (curva assai ampia, inclinata a sinistra di soli trenta gradi, peraltro distribuiti in oltre 500 metri, come risultante da areo-fotografia, all. n. 2 in produzione Generali Italia), valutato assieme alle condizioni di luce (ore 19,40 circa del mese di agosto) – era ben prontamente visibile, sicché risultano irrilevanti le lamentate violazioni del C.d.S. ad opera dei conducenti delle auto tamponate; peraltro, non è stato neppure precisato quando R.M. , nel corso del giudizio di primo grado, avrebbe reso le dichiarazione cui si fa riferimento a p. 6 del ricorso, dove, a tale riguardo, si fa generico richiamo al “fascicolo di primo grado”, con conseguente difetto di specificità delle censure sul punto. Si rileva, infine, che risultano inammissibili ex art. 348 ter c.p.c., u.c., le censure motivazionali proposte. Nell’ipotesi di cd. “doppia conforme”, prevista dall’art. 348 ter c.p.c., comma 5, applicabile, ai sensi del D.L. n. 83 del 2012, art. 54, comma 2, conv., con modif., dalla L. n. 134 del 2012, ai giudizi d’appello introdotti con ricorso depositato o con citazione di cui sia stata richiesta la notificazione dal giorno 11 settembre 2012 (si evidenzia che, nella specie, l’atto di citazione in appello è stato notificato ben oltre tale data, come si evince anche dal NRG assunto dal giudizio di appello, 1319/2016), il ricorrente per cassazione, per evitare l’inammissibilità del motivo di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5 (nel testo riformulato dal D.L. n. 83 cit., art. 54, comma 3, ed applicabile alle sentenze pubblicate dal giorno 11 settembre 2012), deve indicare le ragioni di fatto poste a base, rispettivamente, della decisione di primo grado e della sentenza di rigetto dell’appello, dimostrando che esse sono tra loro diverse (Cass. 22/12/2016, n. 26774; Cass. 10/03/2014, n. 5528). Nella specie tale onere non risulta essere stato assolto dalle ricorrenti. 5. Il ricorso deve essere, pertanto, dichiarato inammissibile. 6. Le spese del giudizio di cassazione, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza tra le parti costituite, mentre non vi è luogo a provvedere per dette spese nei confronti degli intimati, non avendo gli stessi svolto attività difensiva in questa sede. 7. Va dato atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, se dovuto, da parte delle ricorrenti, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13 (Cass., sez. un., 20/02/2020, n. 4315).

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso; condanna le ricorrenti al pagamento, in solido, delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida, in favore di ciascuna controricorrente, in Euro 5.400,00 per compensi, oltre alle spese forfetarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 e agli accessori di legge; ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, se dovuto, da parte delle ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello eventualmente dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube