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Pensione di reversibilità coniuge divorziato

15 Gennaio 2022
Pensione di reversibilità coniuge divorziato

In caso di morte cosa succede per la reversibilità della mia pensione nei confronti della mia ex moglie che non ha avuto nessun assegno di mantenimento? E cosa accade nei confronti della mia attuale compagna convivente? Se dovessi sposare la mia compagna cosa cambierebbe?

Il coniuge divorziato ha diritto alla pensione di reversibilità del coniuge deceduto, soltanto se sussistono contemporaneamente i seguenti presupposti:

  • il coniuge divorziato deve già percepire, alla data del decesso dell’ex coniuge, un assegno divorzile versato con cadenza periodica. Non ha, dunque, diritto alla reversibilità il coniuge divorziato che non percepisce assegno divorzile oppure che lo abbia percepito con versamento in unica soluzione;
  • il coniuge divorziato superstite non deve essersi risposato;
  • il rapporto di lavoro da cui trae origine il trattamento pensionistico deve essere anteriore alla sentenza di divorzio.

Nel caso descritto dal lettore, se la sentenza di divorzio non ha statuito l’obbligo di versamento dell’assegno periodico di divorzio, l’ex moglie non avrà alcun diritto alla reversibilità.

Stando così le cose, il matrimonio con l’attuale compagna convivente potrebbe essere utile semmai per consentire a quest’ultima di percepire la pensione di reversibilità che, altrimenti, andrebbe “persa”. Difatti, gli unici soggetti aventi diritto alla pensione di reversibilità sono i familiari superstiti e cioè, oltre al coniuge:

  • i figli minorenni alla data del decesso del dante causa;
  • i figli inabili al lavoro e a carico del genitore al momento del decesso, indipendentemente dall’età;
  • i figli maggiorenni studenti, a carico del genitore al momento del decesso, che non prestino attività lavorativa, che frequentano scuole o corsi di formazione professionale equiparabili ai corsi scolastici, nei limiti del 21° anno di età;
  • i figli maggiorenni studenti, a carico del genitore al momento del decesso, che non prestino attività lavorativa, che frequentano l’università, nei limiti della durata legale del corso di studi e non oltre il 26 anno di età.

Nel caso del lettore, visto che l’ex coniuge non ha diritto alla reversibilità e che la figlia non rientra nelle categorie sopra elencate, nessun familiare percepirebbe la reversibilità. L’unica legittimata potrebbe essere la compagna convivente qualora dovesse diventare sua moglie. La legge non ha ancora equiparato il convivente more uxorio al coniuge ai fini della reversibilità, ritenendo indispensabile il vincolo matrimoniale.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Maria Monteleone



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