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Che succede se perdo il ricorso al giudice contro la multa stradale?

29 Dicembre 2021
Che succede se perdo il ricorso al giudice contro la multa stradale?

Si rischia di pagare il doppio della multa e le spese processuali se il giudice di pace rigetta il ricorso contro la multa?

A scoraggiare gli automobilisti dall’impugnare eventuali multe stradali non sono tanto i costi per l’avvio del giudizio: in fin dei conti il contributo unificato, di circa 40 euro, è poca cosa rispetto alla perdita dei punti dalla patente. Peraltro, quasi tutti hanno un avvocato amico disposto a lavorare gratis pur di non perdere il cliente. 

Ciò che costituisce il principale disincentivo dal far valere i propri diritti in sede giudiziaria è il timore, in caso di sconfitta, di dover pagare una multa più elevata oltre alle spese processuali al Comune. Ecco allora che sorge immancabilmente la domanda: che succede se perdo il ricorso al giudice contro la multa stradale? È quanto spiegheremo qui di seguito. 

Quanto si paga di multa se si perde il ricorso al Giudice di Pace?

Contrariamente a quanto succede, se ci si vede rigettare il ricorso dal Prefetto – nel qual caso si viene condannati a pagare un importo quasi raddoppiato rispetto a quello riportato nell’originario verbale – il giudice di pace può solo confermare la multa indicata sul verbale per come notificato al conducente. È il cosiddetto «importo ridotto», che si paga a partire dal 6° giorno (nei primi 5 giorni, infatti, è previsto il pagamento con l’ulteriore sconto del 30%). 

Quindi, chi ha subìto una multa per eccesso di velocità pari a 168 euro continuerà a dover pagare 168 euro anche in caso di soccombenza. 

Se si perde il ricorso al giudice di Pace bisogna pagare le spese processuali?

Il secondo punto riguarda le spese processuali. La giurisprudenza, in proposito, ritiene che se l’amministrazione resistente – ossia il Comune o la polizia stradale – si è difesa con propri funzionari o personale interno, allora il ricorrente sconfitto non è tenuto a pagare le spese di giudizio. E ciò perché, per la difesa in processo, non sono stati sostenuti costi ulteriori rispetto alla retribuzione dovuta per l’ordinario lavoro dei dipendenti.

La cosiddetta condanna alle spese processuali scatta solo quando si perde una causa contro una parte che è assistita da un avvocato. Avvocato il quale, in qualità di libero professionista privato, emetterà una parcella che sarà a carico del proprio cliente. Sicché, se quest’ultimo è stato trascinato in giudizio pur non avendo commesso alcuna irregolarità, avrà diritto a vedersi restituire tutte le spese sostenute per tale difesa. 

La stessa Cassazione [1] ha più volte ribadito che, nell’ipotesi in cui l’Amministrazione stia in giudizio avvalendosi di un funzionario amministrativo appositamente delegato, la stessa non può ottenere la condanna del soccombente al pagamento dei diritti di procuratore e degli onorari di avvocato, difettando nel funzionario medesimo le relative qualità.

Cosa si rischia se si perde il ricorso al giudice di pace contro una multa?

In sintesi, cosa si rischia se il giudice di pace rigetta il ricorso contro la multa? Nulla, se non l’obbligo di versare appunto la multa originaria e, chiaramente, in assenza di esplicito patto contrario, il compenso al proprio avvocato. La prestazione di quest’ultimo infatti si presume sempre a titolo oneroso, anche se nulla è stato specificato al momento del conferimento del mandato. E nulla esclude che l’avvocato possa emettere una parcella di importo pari o addirittura superiore alla contravvenzione stessa, non essendovi alcun limite imposto dalla legge. 

È vero che è obbligo deontologico e giuridico dell’avvocato presentare il preventivo scritto al momento del conferimento dell’incarico. Ma anche laddove non adempia a tale dovere non perde per ciò solo il diritto ad essere ricompensato. Ecco perché l’eventuale gratuità della prestazione dovrà essere preferibilmente concordata in anticipo e – meglio ancora – messa per iscritto.

Per risparmiare le spese dell’avvocato, l’automobilista può difendersi da solo per ricorsi di valore non superiore a 1.100 euro tenendo tuttavia conto che non gli verranno fatti sconti per l’inesperienza e la mancata conoscenza delle rigide norme processuali. La legge non ammette ignoranza. 


note

[1] Cass. ord. n. 2362/20 del 3.02.2021.


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