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Pensioni: gli aumenti per il 2022

29 Dicembre 2021 | Autore:
Pensioni: gli aumenti per il 2022

Rivalutazione degli assegni Inps, modifica delle perequazioni, coefficienti di trasformazione dei contributi: a quanto ammonta la pensione nel 2022.

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, come ogni anno, il decreto del ministero dell’Economia [1] che fissa il tasso effettivo di rivalutazione delle pensioni erogate dall’Inps a partire dal 1° gennaio 2022. In base a quanto reso noto, è previsto un nuovo aumento delle pensioni nel 2022 grazie alla perequazione, cioè all’adeguamento degli assegni all’inflazione: secondo quanto rilevato dai dati Istat, nel dettaglio, l’aumento spettante sulle pensioni sarà pari all’1,7%, salvo conguaglio alla fine del 2022.

Sulla base dell’indice di perequazione disponibile al 15 ottobre 2021, tutte le prestazioni riconosciute dall’Inps aumentano provvisoriamente sino a un massimo dell’1,6%, secondo l’importo dell’assegno, salvo conguaglio nei primi mesi del 2022. Osserviamo allora nel dettaglio, in merito alla pensioni, gli aumenti per il 2022.

A beneficiare dell’aumento pensioni 2022 risultano non solo le pensioni dirette (di vecchiaia, di anzianità, anticipata, ecc.), ma anche gli assegni e le pensioni d’invalidità e d’inabilità, l’assegno e la pensione sociale e le pensioni ai superstiti. Inoltre, i trattamenti che sono limitatamente cumulabili con gli altri redditi, ad esempio l’assegno ordinario d’invalidità e la pensione di reversibilità, subiranno delle riduzioni più basse per effetto dell’incremento delle soglie di reddito.

Per le pensioni più alte, poi, è confermato il precedente meccanismo di rivalutazione del trattamento, con un adeguamento al costo della vita che va dal 100% al 75% dell’inflazione, secondo l’importo dell’assegno; solo le pensioni sino a 3 volte il trattamento minimo possono però beneficiare del 100% della rivalutazione. Sugli assegni più alti non è più operato il cosiddetto taglio delle pensioni d’oro, che comportava l’applicazione di un contributo di solidarietà sino al 40%.

Per quanto riguarda le pensioni da liquidare col sistema di calcolo contributivo, sono confermati per il 2022 gli stessi coefficienti di trasformazione del 2021, cioè i valori, espressi in percentuale, che trasformano il montante contributivo (la somma dei contributi accantonati e rivalutati) in pensione.

Ma procediamo per ordine, e vediamo, in merito alla pensione 2022, come cambiano gli importi.

Come funziona la rivalutazione della pensione?

La rivalutazione, o perequazione della pensione, consiste nell’adeguamento dell’importo del trattamento economico erogato dall’ente previdenziale all’inflazione.

Nel 2021, l’adeguamento della pensione in misura pari al 100% dell’inflazione è stato applicato alle pensioni d’importo sino a 4 volte il minimo. Dal 2022, l’adeguamento pieno è applicato solo alle pensioni che ammontano sino a 3 volte il minimo.

Ricordiamo che il trattamento minimo per il 2021 ammonta a 515,58 euro mensili; in base ai primi aumenti applicati, l’ammontare mensile per il 2022 risulta pari a 523,83 euro. Qui la Guida completa al trattamento minimo.

Come si rivaluta la pensione dal 2022?

Le pensioni che superano di 3 volte il trattamento minimo subiscono una riduzione della rivalutazione; il meccanismo di perequazione è stato recentemente modificato, rispetto alla disciplina vigente sino al 2021. Nel dettaglio:

  • per le pensioni fino a 3 volte il minimo, l’adeguamento è pari al 100%;
  • per le pensioni oltre 3 e fino a 5 volte il minimo, l’adeguamento è pari al 90%;
  • per le pensioni oltre 5 volte il minimo, è del 75%.

In pratica, con questo sistema, chi possiede un trattamento sino a 2.062 euro lordi mensili circa beneficia della rivalutazione della pensione in misura piena, pari all’1,7% in più.

Aumento pensioni 2022

Le pensioni riconosciute dall’Inps nel 2022 aumentano in questo modo, una volta in vigore gli incrementi definitivi dell’1,7%, grazie al nuovo meccanismo di rivalutazione:

  • pensioni fino a 3 volte il minimo: si applica un tasso di rivalutazione pari all’1,7%;
  • pensioni di importo da 3 a 5 volte il minimo: si applica un tasso di rivalutazione pari all’1,53%;
  • pensioni di importo oltre 5 volte il minimo: si applica un tasso di rivalutazione pari all’1,275%.

Addio al taglio pensioni d’oro 

La Corte costituzionale, con comunicato stampa del 22 ottobre 2020, ha reso noto che, in relazione al taglio delle pensioni d’oro, cioè al contributo di solidarietà applicato sulle pensioni più alte, è costituzionalmente illegittima la durata pari a 5 anni. La durata massima dell’applicazione del contributo è stata stabilita nella misura di 3 anni, quindi sino al 2021 compreso. Nessun taglio deve essere applicato dal 2022 in poi.

Risulta invece legittimo il cosiddetto raffreddamento delle perequazioni, cioè l’applicazione limitata, in relazione alle pensioni superiori a 3 volte il minimo, delle rivalutazioni della pensione  per adeguamento al costo della vita.

Rivalutazione dei contributi accantonati

L’Istat, con una recente nota [3], ha comunicato il valore del tasso annuo di capitalizzazione ai fini della rivalutazione dei montanti contributivi relativamente all’anno 2021: il tasso medio annuo composito di variazione del Pil nominale, nei 5 anni precedenti il 2021, risulta pari a 0,000215 e, pertanto, il coefficiente di rivalutazione è pari a 0,999785, per chi andrà in pensione nel 2022.

Il tasso risulta meno elevato rispetto al valore 2019, valido per i pensionamenti 2021 e pari a 0,019199. Questo in quanto il tasso di capitalizzazione è stato influenzato dalla dinamica negativa del Pil del quinquennio 2015-2019.

Tuttavia, grazie al cosiddetto meccanismo di salvaguardia [4], il tasso non potrà essere negativo, ma si utilizzerà un valore neutro, pari ad 1: la mancata svalutazione, pari a -0,000215, sarà recuperata sulla prima rivalutazione positiva utile.

Nello specifico, in base alla previsione normativa, il coefficiente di rivalutazione del montante contributivo, determinato adottando il tasso annuo di capitalizzazione, non può essere inferiore a 1, pur risultando teoricamente negativo. Per compensare la mancata svalutazione, sarà operato un recupero sulle rivalutazioni successive.

In buona sostanza, chi andrà in pensione nel 2022 non subirà alcuna diminuzione del montante accumulato, perché il coefficiente non potrà risultare inferiore a 1; la mancata svalutazione sarà recuperata sulle rivalutazioni successive, se superiori a 1.

Lo stesso avverrà anche in relazione al tasso di capitalizzazione 2022, relativo ai pensionamenti 2023, che con tutta probabilità sarà ugualmente negativo a causa della forte crisi causata dall’emergenza epidemiologica.

Coefficienti di trasformazione 2022

Restano uguali, per le pensioni aventi decorrenza dal 2022, i coefficienti di trasformazione: si tratta dei valori, espressi in misura percentuale, che trasformano il montante contributivo, cioè la somma dei contributi accantonati e rivalutati, in pensione.

I coefficienti di trasformazione crescono all’aumentare dell’età pensionabile, e sono inversamente proporzionali alla speranza di vita media: in pratica, più tardi il lavoratore va in pensione, più aumentano i coefficienti di trasformazione; più aumenta la speranza di vita, e vengono di conseguenza incrementati i requisiti per la pensione, più i coefficienti diminuiscono.

I coefficienti di trasformazione possono essere incrementati ogni biennio: osserviamo, nella seguente tabella, quali sono i coefficienti operativi nel biennio 2021- 2022 e come sono diminuiti i valori nel tempo, in proporzione agli adeguamenti alla speranza di vita media.

Età
Coefficienti di

 trasformazione

vigenti sino al 2015
Coefficienti di trasformazione

dal 2016 al 2018
Coefficienti di trasformazione 2019-2020
Coefficienti di trasformazione 2021-2022
574,304%4,246%4,2%4,186%
584,416%4,354%4,304%4,289%
594,535 %4,468%4,414%4,399%
604,661%4,589%4,532%4,515%
614,796 %4,719%4,657%4,639%
624,94 %4,856%4,79%4,770%
635,094 %5,002%4,932%4,910%
645,259 %5,159%5,083%5,060%
655,435 %5,326%5,245%5,220%
665,624 %5,506%5,419%5,391%
675,826 %5,700%5,604%5,575%
686,046 %5,910%5,804%5,772%
696,283 %6,135%6,021&5,985%
706,541 %6,378%6,257%6,215%
716,466%

I coefficienti esposti nella tabella sono validi per la generalità delle gestioni Inps. Ci sono tuttavia diverse gestioni previdenziali, come alcune casse dei liberi professionisti, che applicano coefficienti differenti.


note

[1] Decreto 17 novembre 2021, emanato dal Ministro dell’Economia e delle finanze, di concerto con il Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, recante “Perequazione automatica delle pensioni con decorrenza dal 1° gennaio 2022, nonché valore della percentuale di variazione – anno 2021 e valore definitivo della percentuale di variazione – anno 2020”.

[2] Circ. Inps 197/2021.

[3] Istat, nota 2652376/2021.

[4] Art. 5 Co. 1 DL 65/2015.

Autore immagine: pixabay.com


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