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Morosità di un condomino: gli altri in regola sono obbligati a pagare?

23 Luglio 2014 | Autore:
Morosità di un condomino: gli altri in regola sono obbligati a pagare?

Alcune regole per l’amministratore e i condomini per comprendere chi e in quale misura sia tenuto a pagare le quote e le spese extracondominiali nel caso in cui uno o più condomini risultino morosi.

 

Negli ultimi anni si è fatta molta confusione nell’individuare con precisione chi ed in quale misura sia tenuto a rispondere, in ambito condominiale, dei debiti dei condomini morosi.

 

La giurisprudenza, circa sei anni fa [1], aveva stabilito la regola secondo cui, nel caso in cui uno o più condomini risultassero morosi nei confronti di terzi fornitori, questi poteva direttamente ed immediatamente rivolgersi (per il pagamento di quanto a loro dovuto) ai condomini in regola con gli oneri condominiali, ma solo in proporzione alla rispettiva quota di millesimi.

 

Con la riforma delle norme che disciplinano il condominio [2], invece, e con la modifica del codice civile [3], la disciplina è cambiata. È stata, cioè, introdotta la regola secondo cui:

1 – il creditore deve prima tentare di aggredire il condomino moroso con i pagamenti delle quote condominiali (a tal fine chiederà all’amministratore di condominio l’elenco degli inadempienti e questi sarà tenuto a consegnarglielo);

2 – se tale tentativo risulta infruttuoso, il creditore può agire anche nei confronti dei condomini in regola coi pagamenti. Sul punto, però, la riforma non specifica se il fornitore potrà limitarsi a svolgere il pignoramento nei confronti di un solo condomino oppure dovrà agire nei confronti di ciascuno in base – e non oltre – alla rispettiva quota millesimale.

Va soltanto aggiunto, in conclusione, che ovviamente il singolo condomino chiamato a pagare interamente il debito dei condomini morosi potrà, in un momento successivo, richiedere agli altri condomini il rimborso di quella parte del debito che sarebbe loro spettato di pagare in proporzione alle loro quote millesimali.


note

[1] Cass., S. U., sent. n. 9.148/2008.

[2] Legge 220/2012.

[3] Art. 63 disp. att. cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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