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Chi viola le distanze nelle costruzioni la “paga cara”

23 Luglio 2014
Chi viola le distanze nelle costruzioni la “paga cara”

Possibilità di ottenere la demolizione della costruzione abusiva e il risarcimento del danno automatico, senza bisogno di prova del danno, da quantificarsi in base a quanto tempo è rimasta in piedi l’opera.

Rischia grosso chi viola le distanze: il confinante può ottenere due tutele contemporaneamente:

1. il ripristino della situazione precedente alla violazione con la demolizione delle opere realizzate;

2. il risarcimento del danno. Sotto tale ultimo profilo, non sarà neanche necessario fornire la prova del danno subito in quanto, trattandosi di una violazione della proprietà, esso scatta in automatico.

A fissare questo principio è la Cassazione con una sentenza pubblicata ieri [1].

Se il vicino è troppo invadente, e costruisce un manufatto che viola le distanze regolamentari tra costruzioni, è tenuto poi a demolirlo e a indennizzare il confinante. E ciò anche se ha ottenuto la sanatoria per la costruzione. Diffatti, il rispetto delle norme urbanistiche non consente di derogare alle disposizioni del codice civile in tema di distanze tra costruzioni. Si tratta di due questioni diverse: la prima che attiene ai rapporti tra privati e pubblica amministrazione (rapporti di natura pubblicistica); la seconda che attiene ai rapporti dei privati tra loro (di natura, invece, privatistica).

Mai, dunque, farsi prendere la mano ed improvvisarsi costruttori.

Il giudice di primo grado, di norma, accerterà tramite una consulenza tecnica d’ufficio, la violazione delle distanze legali e, quindi, la fondatezza della domanda del vicino.

A questo punto la sentenza è già scritta: scatta l’ordine di demolizione ed il risarcimento dei danni.

Per le stesse ragioni appena esposte, non ci si può nemmeno difendere addebitando al vicino, che lamenta la violazione delle distanze, di aver a sua volta costruito in violazione delle norme edilizie: tale eventuale violazione riguarda solo quest’ultimo e la pubblica amministrazione, mentre, in tema di distanze tra costruzioni, il diritto fatto valere rientra nella sfera dei cosiddetti diritti soggettivi, ossia rapporti tra privati.

Qual è il risarcimento del danno?

Per quel che riguarda il risarcimento del danno, la giurisprudenza ritiene che esso scatti già in via automatica a seguito della realizzazione delle opere da parte del vicino ad una distanza inferiore a quella prevista dalle norme edilizie. Il danno, in questa ipotesi, non deve essere necessariamente provato [2]: esso infatti deriva dall’abusiva costruzione, ossia dall’invasione della propria “distanza di sicurezza”.

Il risarcimento del danno viene quantificato in base a quanto tempo permane la costruzione abusiva: più si resiste nel mantenere il manufatto abusivo e maggiore sarà il conto da pagare in termini risarcitori.


note

[1] Cass. sent. n. 16687/14 del 22.07.2014.

[2] Gli avvocati dicono, in tali casi, che il danno è “in re ipsa”.

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. Chi costruisce una casa di civile abitazione a confine con un terreno agricolo (quest’ultimo privo di costruzioni) deve rispettare i 5.00 mt dal confine come da DM 1444/68?

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